La gestione del colostro negli allevamenti da latte: percezioni, pratiche e mortalità neonatale
Uno studio condotto negli allevamenti bovini da latte veneti analizza il rapporto tra l’importanza attribuita dagli allevatori alla gestione del colostro, le pratiche adottate in azienda e la mortalità dei vitelli nella prima settimana di vita

La centralità del colostro per la salute del vitello
Negli ultimi anni, la gestione della vitellaia ha ricevuto crescente attenzione sia dal mondo scientifico sia dagli organismi istituzionali. La salute e il benessere del giovane bestiame sono infatti temi sempre più centrali nelle politiche europee e nelle raccomandazioni tecniche (EFSA, 2023; Whalin et al., 2025). La corretta gestione del colostro rappresenta uno degli aspetti più importanti nella cura del vitello nelle prime ore di vita, poiché le sue proprietà nutrizionali e immunologiche sono fondamentali per la prima colonizzazione e lo sviluppo del tratto gastrointestinale e per l’acquisizione dell’immunità passiva (Weaver et al., 2000; Lorenz, 2021)
Le indicazioni tecniche sono ormai piuttosto consolidate: il neonato dovrebbe ricevere colostro di buona qualità, in quantità adeguata e nel più breve tempo possibile dopo la nascita. In letteratura, queste raccomandazioni sono note come regola delle 3Q: “quality” (qualità), “quantity” (quantità) e “quickness” (tempestività di somministrazione). In particolare, viene generalmente raccomandata la somministrazione di almeno 4 L di colostro con una concentrazione di IgG pari o superiore a 50 g/L, così da garantire idealmente il trasferimento di almeno 200 g di IgG nelle prime 12 ore di vita (Fischer-Tlustos et al., 2021). Per quanto riguarda la tempestività, la prima somministrazione dovrebbe avvenire entro le primissime ore dalla nascita: infatti, la capacità di assorbimento intestinale del vitello alle immunoglobuline è massima alla nascita, ma cala repentinamente nelle ore successive (Costa et al., 2023).
Tuttavia, conoscere le buone pratiche non significa necessariamente applicarle in modo uniforme. In allevamento, le decisioni quotidiane dipendono da molti fattori: organizzazione, disponibilità di personale, dimensione aziendale, strumenti/macchinari presenti in stalla, stagionalità, abitudini consolidate e, non da ultimo, percezioni e convinzioni dell’allevatore. Diversi studi hanno infatti evidenziato come le scelte gestionali in ambito agricolo e zootecnico siano spesso influenzate non solo dalle linee guida formali, ma anche dall’esperienza diretta e dalla percezione individuale degli operatori (Vecchio et al., 2022). In questo senso, la domanda alla base dello studio è semplice ma molto rilevante: gli allevatori che attribuiscono maggiore importanza al colostro adottano anche pratiche più corrette nella gestione del vitello neonato?
Lo studio negli allevamenti bovini da latte veneti
Lo studio era rivolto agli allevamenti bovini da latte veneti ed è stato condotto nell’ambito del progetto ColoXInf finanziato dalla regione Veneto e coordinato dall’Associazione Regionale Allevatori del Veneto (ARAV). Al fine di raccogliere i dati (profilo dell’allevatore, caratteristiche infrastrutturali e manageriali aziendali, pratiche gestionali dei vitelli, modalità di somministrazione del colostro, domande di percezione), il questionario è stato distribuito in forma online sul territorio tra maggio e dicembre 2022.
Dei 428 questionari ricevuti, solo 388 sono risultati completi ed utilizzabili. La maggior parte degli allevamenti era costituita da bovine di razza Frisona, con una media di circa 70 vacche in lattazione e solo il 52,6% disponeva del box parto. Nel 57,2% dei casi, l’allevatore dichiarava che presso la sua stalla i neonati venivano controllati tre volte al giorno o più. Per quanto riguarda il colostro, quasi l’80% degli allevatori ha dichiarato di non valutarne la qualità né con rifrattometro né con colostrometro, tuttavia, il lato positivo emerso è che nel 92,5% dei casi il primo pasto si somministrava entro le prime 6 ore di vita.
Due diversi approcci alla gestione del colostro
Per comprendere meglio il rapporto tra percezione e pratica, gli allevatori sono stati classificati attraverso una cluster analysis, un’analisi statistica che permette di raggruppare e comparare i dati che vengono raccolti attraverso questionari. In questo caso, il raggruppamento è stato costruito a partire dalle risposte degli allevatori sull’importanza attribuita al colostro e ai principali fattori legati alla sua qualità e quantità. L’analisi ha individuato due gruppi ben distinti:
- il Cluster I comprendeva 153 allevatori che avevano attribuito un punteggio elevato all’ importanza della gestione e alla qualità del colostro;
- il Cluster II includeva invece i restanti 235 allevatori che avevano assegnato a questi aspetti un punteggio inferiore (importanza più limitata).
Gli allevatori del Cluster I erano mediamente più giovani e più istruiti rispetto a quelli del Cluster II e possedevano stalle mediamente più grandi (Tabella 1).

Tabella 1. Confronto tra i due cluster di allevatori individuati
Questi elementi non indicano necessariamente un rapporto diretto di causa-effetto, ma suggeriscono che età, formazione e dimensione aziendale possano essere associate a una maggiore sensibilità verso la gestione del colostro.
Le differenze tra i due gruppi diventano ancora più interessanti osservando le pratiche di gestione, ad esempio la tempestività di somministrazione del primo pasto e il trattamento termico (McMartin et al., 2006; Robbers et al., 2021).
Qualità del colostro: tra valutazione visiva e strumenti oggettivi
Anche la gestione della qualità del colostro mostrava differenze marcate. Nonostante nel Cluster I, la percentuale di allevatori che valutava la qualità del colostro destinato alla banca era pari a 60,8%, anche tra gli allevatori più attenti, solo una parte utilizzava strumenti come rifrattometro o colostrometro; altri continuavano ad affidarsi alla valutazione visiva (colore, viscosità, densità). Questo dato è particolarmente rilevante, perché la valutazione visiva può fornire indicazioni approssimative, ma non sostituisce strumenti oggettivi per stimare la qualità immunologica del colostro, soprattutto quando questo viene destinato alla conservazione di durata breve-media (refrigerazione o congelamento).
Per quanto riguarda l’uso del rifrattometro, è emersa dell’incertezza tra gli allevatori che dichiaravano di utilizzarlo; infatti, non sembra esserci un consenso sul grado Brix che identifica un colostro di buona qualità. I valori che sono stati riportati dagli allevatori nel questionario variavano infatti da 18 a 35 gradi Brix, con una media di 24,9. In alcuni casi, gli allevatori non specificavano alcuna soglia, evidenziando una certa incertezza interpretativa. Questo suggerisce che la semplice disponibilità dello strumento in stalla non sia sufficiente di per sé. La letteratura indica infatti che, per il rifrattometro ottico, le soglie più comunemente utilizzate per discriminare la qualità del colostro si collocano generalmente tra 22 e 24 gradi Brix.
Lo studio ha inoltre valutato la disponibilità degli allevatori a far analizzare la qualità del colostro, nel caso in cui il servizio fosse offerto gratuitamente. Gli allevatori del Cluster I mostravano infatti un interesse medio più elevato e pari a 4,10 su una scala da 1 a 5, mentre quelli del Cluster II si fermavano a 2,99. Questo risultato (Figura 1) indica che gli allevatori già più sensibili al tema sono anche quelli più disponibili ad approfondire la qualità del colostro prodotto in azienda. Al contrario, chi attribuisce minore importanza al colostro sembra anche meno motivato a misurarlo, persino quando l’analisi non comporta costi diretti. Questo aspetto richiama quanto osservato in altri studi sul ruolo della percezione, della motivazione e del confronto con indicatori oggettivi nel favorire cambiamenti gestionali in allevamento (Sumner et al., 2018; Wilson et al., 2023).

Figura 1. Importanza percepita dagli allevatori in merito ai principali aspetti della gestione del colostro nei due cluster di allevatori (Tabella 1). 1 = per niente importante; 5 = molto importante.
Il rapporto con la mortalità in vitellaia
Le differenze tra i due gruppi sono emerse anche in relazione alla mortalità in vitellaia. Come indicato in Tabella 1, il Cluster I riportava tassi di mortalità inferiori rispetto al Cluster II per le vitelle femmine, con valori pari al 3,9% nel Cluster I e al 5,3% nel Cluster II. La differenza diventava tuttavia ancora più evidente quando la somministrazione del colostro avveniva oltre le 6 ore dalla nascita: in questo caso, la combinazione tra minore sensibilità verso il colostro e ritardo nella somministrazione risultava associata a una mortalità più elevata, soprattutto nelle femmine (Figura 2).

Figura 2. Tasso di mortalità nella prima settimana di vita nei due cluster (Tabella 1) in funzione della tempestività di somministrazione del colostro.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda quindi la diversa cura riservata ai maschi: diversi studi hanno evidenziato che questi spesso ricevono cure e attenzioni diverse rispetto alle femmine, anche per quanto riguarda la gestione del colostro e la tempestività del primo pasto (Wilson et al., 2021). Tale aspetto merita attenzione in termini di benessere animale e responsabilità gestionale, come richiamato anche dalle recenti valutazioni europee sul benessere dei vitelli (EFSA, 2023).
Dalla conoscenza delle pratiche alla loro applicazione
Questi risultati confermano un concetto molto importante per la gestione aziendale: la salute in vitellaia non dipende solo dalla presenza di protocolli, ma anche dalla capacità dell’allevatore di riconoscere l’importanza di alcune pratiche e di integrarle nella routine quotidiana. La tempestività nella somministrazione del colostro, la scelta e la disponibilità di colostro di buona qualità, la presenza di una banca del colostro e l’uso di strumenti per la valutazione oggettiva sono aspetti tecnici fondamentali, ma la loro applicazione dipende primariamente dal punto di vista dell’allevatore e dalla cultura gestionale dell’azienda (Palczynski et al., 2020).
Nel complesso, i risultati indicano che gli allevatori più sensibili al tema del colostro adottano pratiche più coerenti con le raccomandazioni tecniche: somministrano il colostro più precocemente, controllano più frequentemente i vitelli, valutano più spesso la qualità del colostro destinato alla conservazione e mostrano maggiore interesse verso strumenti di analisi. Al contrario, una minore percezione dell’importanza del colostro sembra associarsi a una minore adesione alle buone pratiche.
Dal punto di vista applicativo, lo studio mette in evidenza che non tutti gli allevatori sono uguali e che non ci sia una regola univoca: i programmi di consulenza e formazione, spesso molto standardizzati, dovrebbero tenere sempre più in considerazione le caratteristiche aziendali, la gestione, l’esperienza degli allevatori, senza trascurare la loro percezione e il loro approccio alla tematica. Non tutti infatti partono dallo stesso livello di consapevolezza e non tutti riconoscono allo stesso modo il legame tra colostro, salute della vitellaia e performance futura dell’azienda. Per questo motivo, veterinari, tecnici, consulenti e associazioni di allevatori possono svolgere un ruolo chiave nel costruire un dialogo più efficace, basato non solo sulla mera trasmissione di indicazioni tecniche, ma anche sull’ascolto delle esigenze e delle esperienze. In conclusione, nell’ottica di promuovere il principio richiamato dagli autori di “better calves for better farms”, la gestione del colostro non deve essere interpretata come un mero adempimento di protocollo, ma come il risultato di un approccio integrato che coniuga percezione, sensibilizzazione, organizzazione e consapevolezza aziendale.
Fonte: Sinossi: Animal 2026, vol. 20, “Colostrum and calf management: does farmers’ view match the practices?” di A. Costa, M. Masi, Y. Vecchio, G. Visentin, A. Goi, M. Pozza, A. Guerra, E. Chiarin e M. De Marchi.
https://doi.org/10.1016/j.animal.2026.101798
Bibliografia
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- Whalin, L., Barth, K., Bertelsen, M., Bokkers, E.A., Ferneborg, S., Haskell, M.J., Ivemeyer, S., Bak Jensen, M., Johanssen, J.R.E., Mejdell, C.M., Mughal, M., Neave, H.W., Vaarst, M., van Knegsel, A., van Zyl, C.L., Wegner, C.S., Johnsen, J.F., 2025. Invited review: Future directions for cow-calf contact research and sustainable on-farm applications. Journal of Dairy Science, 108 (7), 6550-6564. https://doi.org/10.3168/jds.2024-26201
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