Le Nazioni Unite avvertono: supereremo la soglia di 1,5 gradi. Siamo pronti ad ascoltare?

Nei prossimi anni la temperatura globale supererà temporaneamente il limite di 1,5 gradi previsto dagli accordi internazionali, secondo l’ultimo report dell’UNEP. Quali saranno gli effetti sulla produzione primaria?

clima
8 Settembre, 2026

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), nel suo recente rapporto globale del 2026, ha evidenziato che la temperatura media globale supererà la soglia critica di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, molto probabilmente entro la fine di questo decennio. Il superamento temporaneo è il frutto di anni di azioni di mitigazione e di riduzione delle emissioni globali insufficienti, che hanno eroso progressivamente il budget di carbonio rimanente. Per far fronte a questa emergenza, la comunità internazionale e le economie globali dovranno strutturare una risposta in più fasi, caratterizzata da “superamento, picco e declino“. Uno dei settori più colpiti dalle conseguenze del superamento della soglia è l’agricoltura.

Comprendere l’esatta natura di questa complessa transizione climatica richiede, quindi, di chiarire i concetti scientifici fondamentali che guideranno le politiche climatiche e agricole dei prossimi decenni.

Il fatidico 1,5

Il superamento temporaneo della barriera di 1,5°C rappresenta un punto di svolta dal valore storico per la nostra specie.

overshoot

Per più di un decennio, le politiche sul clima si sono concentrate sul tentativo di evitare a tutti i costi questo limite, ma oggi l’attuale report e le evidenze scientifiche ci mostrano che dobbiamo imparare a navigare all’interno di questo superamento inevitabile. Ogni frazione di grado evitata e ogni anno risparmiato in questa fase di riscaldamento eccessivo ridurranno i danni complessivi, salvando raccolti, terreni coltivabili e risorse idriche in tutto il mondo. L’adattamento precoce, lungi dall’essere una semplice risposta passiva, diventerà un elemento costitutivo della routine aziendale.

Per prepararsi adeguatamente a questo scenario, è fondamentale analizzare da vicino i meccanismi fisici che regolano l’andamento e il successivo ripristino delle temperature.

Che cos’è l’overshoot?

Dal punto di vista tecnico, il termine “overshoot” descrive un percorso in cui le temperature globali superano temporaneamente un limite stabilito per poi tornare al di sotto di esso prima della fine del secolo. Questo iter si articola in quattro fasi distinte: il superamento iniziale, il raggiungimento di un picco di riscaldamento (plateau), la fase di declino delle temperature e, infine, la stabilizzazione

Il raffreddamento

Fermare il riscaldamento al livello del picco richiede di ridurre le emissioni nette di anidride carbonica a zero, ma per avviare il successivo raffreddamento l’atmosfera avrà bisogno di emissioni nette negative. Questo processo di ripristino termico sarà estremamente lento e complesso, poiché per abbassare la temperatura globale di appena 0,1°C occorrono circa 220 miliardi di tonnellate di emissioni nette negative di CO2 equivalente, un obiettivo che richiederà decenni di sforzi coordinati. Inoltre, la risposta del sistema terrestre potrebbe non essere simmetrica, il che significa che il raffreddamento non cancellerà magicamente tutti i danni accumulati durante la fase di riscaldamento.

I numeri della crisi 

Gli studi scientifici indicano che, in assenza di un adattamento efficace, la produzione alimentare globale potrebbe subire un calo drammatico fino al 14% entro il 2050. I ghiacciai montani potrebbero ridursi di un quarto della loro massa entro il 2100. Nei bacini idrografici alimentati dai ghiacciai, il riscaldamento provocherà un iniziale picco di deflusso idrico, seguito però da un periodo di grave scarsità d’acqua, noto come “trough water”, anche in caso di successivo abbassamento delle temperature.

Le soluzioni tecnologiche e relativi limiti

Per contrastare questo scenario, la ricerca scientifica indica due pilastri fondamentali: la drastica riduzione delle emissioni di metano, in quanto potente gas serra a ciclo breve, e l’adozione di un “adattamento trasformativo”, che combini strategie di adattamento alle nuove condizioni climatiche e pratiche di cambiamento volte alla riduzione dei gas climalteranti. Il metano agricolo, prodotto principalmente dalle emissioni enteriche dei ruminanti, rappresentano una delle sfide più difficili da superare, ma lo sviluppo di tecnologie innovative per l’abbattimento della componente zootecnica e il cambiamento nelle preferenze alimentari offrono concrete possibilità di intervento. Parallelamente, per rimuovere l’anidride carbonica in eccesso dall’atmosfera è necessario ricorrere a tecnologie, suddivise in metodi convenzionali, come la riforestazione, e innovativi, come la bioenergia combinata con la cattura e lo stoccaggio del carbonio. Tuttavia, la diffusione su larga scala di queste pratiche di rimozione comporta rischi severi, poiché, ad esempio, l’uso intensivo del suolo per la coltivazione di biomasse potrebbe entrare in diretta competizione con la produzione alimentare, minacciando la sicurezza dei mercati agricoli e la biodiversità locale.

Cosa rischiamo?

I rischi e gli impatti includono un innalzamento più rapido del livello del mare, una maggiore probabilità di collasso di ecosistemi come le barriere coralline, ondate di calore e incendi boschivi più estremi, nonché profondi cambiamenti nella criosfera (calotte glaciali, ghiaccio marino, ghiacciai, permafrost e neve). Di conseguenza, vi sarà un aumento delle malattie legate all’alimentazione e un maggiore rischio di diffusione di agenti patogeni, con un probabile picco del numero di malattie. Anche se il superamento della soglia dovesse essere momentaneo, le componenti del sistema terrestre che reagiscono lentamente, come lo scioglimento del permafrost, la perdita di ghiacciai e calotte glaciali e l’innalzamento del livello del mare, sono particolarmente soggette all’irreversibilità degli impatti. In ultimo, ne subiranno le conseguenze i sistemi produttivi e alimentari, con riduzione delle acque irrigue e dei campi coltivabili, e l’intensificazione di eventi estremi che possono compromettere i raccolti stagionali, come forti siccità.

La gestione della nuova normalità agricola

In conclusione, il superamento temporaneo di 1,5 °C impone agli operatori del settore primario di abbandonare l’idea di un ritorno automatico alle condizioni climatiche di un tempo. Anche qualora le temperature globali dovessero diminuire nella seconda metà del secolo, molti impatti sul ciclo idrologico e sui suoli rimarranno irreversibili per secoli, costringendo a un continuo lavoro di ripianificazione. Gli investimenti preventivi nell’adattamento delle infrastrutture rurali rappresentano un’opportunità economica importante, in grado di generare fino a quattro dollari di perdite evitate per ogni dollaro investito, secondo il report UNEP. Questa notizia tocca direttamente tutti gli agricoltori, gli allevatori e gli operatori del settore primario, poiché il superamento non è solo un evento isolato o astratto, ma un processo dinamico di lungo periodo che costringerà a gestire la produzione alimentare in un clima di stress termico e idrico senza precedenti. 

Non tutto è perduto

Si può ancora tornare indietro. Il rapporto riporta una nota positiva, almeno in parte, sulla speranza di rientrare sotto la fatidica soglia, dopo un primo superamento. Questo passaggio richiede, tuttavia, non solo uno sforzo condiviso da cittadini e lavoratori, ma anche una chiamata all’azione e una pressione sui policy maker, in grado di agire su larga scala, tutelando così la produzione primaria, gli agricoltori e gli allevatori e, in generale, la nostra vita sul pianeta. Non tutto è perduto, ma siamo pronti ad ascoltare chi ci avverte dell’arrivo della tempesta?

Fonte: UNEP

Da leggere - Agosto 2026

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