Peste dei piccoli ruminanti e vaiolo: la Romania punta a riaprire l’export di ovicaprini
La vaccinazione partirà dalle aree più esposte e si estenderà al resto del Paese con una strategia differenziata. Per gli allevatori è un passo verso i mercati esteri, ma il divieto di esportare animali vivi resta in vigore

Per gli allevatori romeni, tornare a vendere ovini e caprini all’estero significa superare due emergenze sanitarie senza fermare il resto della filiera. È su questo equilibrio che si regge il piano messo a punto dalla Romania contro la peste dei piccoli ruminanti e il vaiolo ovino e caprino, vaccinare gli animali, distinguendo le zone a maggior rischio dal resto del territorio, per creare le condizioni di una ripresa degli scambi. Il piano segna un avanzamento, ma non riapre ancora le esportazioni di animali vivi.
La strategia concentra la vaccinazione contro entrambe le malattie nei distretti di Tulcea e Constanța, nella regione della Dobrugia. Nel resto della Romania gli animali saranno vaccinati soltanto contro il vaiolo ovicaprino. Questa distinzione è rilevante perché consente di intervenire dove il rischio è considerato più elevato, senza applicare ovunque la vaccinazione contro la peste dei piccoli ruminanti. Secondo quanto comunicato dalle autorità veterinarie romene, la campagna dovrebbe iniziare entro il 1° ottobre, una volta ricevute le dosi dalla banca vaccinale europea.
L’UE ha previsto una prima dotazione gratuita di 1,3 milioni di dosi, un milione contro il vaiolo e 300.000 contro la peste. Non basteranno per completare la campagna nazionale per questo le autorità stanno già organizzando l’acquisto delle altre dosi necessarie. Per gli allevatori, assicura il governo, la vaccinazione sarà gratuita.
Il nodo commerciale resta aperto. Una decisione della Commissione europea vieta fino al 31 dicembre 2026 i movimenti di ovini e caprini vivi dalla Romania verso altri Stati membri e Paesi terzi. La data potrà cambiare soltanto con un nuovo atto. La Romania punta dunque a mettere in pratica il piano sanitario e a ottenere una revisione delle restrizioni; per vendere animali vivi fuori dall’UE dovrà inoltre rispettare le condizioni accettate dai Paesi di destinazione. L’agenzia governativa Romena (ANSVSA) riferisce di aver raggiunto intese con sei mercati, tra cui Arabia Saudita, Marocco e Tunisia.
Diversa è la situazione dei prodotti. Secondo l’ANSVSA, la strategia vaccinale non introduce nuove limitazioni agli scambi di carne, carcasse, latte e prodotti lattiero-caseari provenienti dalle zone libere. È una distinzione decisiva per capire la portata della notizia: il piano cerca di restituire sbocchi agli allevatori di animali vivi, preservando al tempo stesso le attività di macellazione e trasformazione.
Sul percorso europeo è necessaria una precisazione. Dopo aver annunciato il 18 settembre l’«approvazione» del piano da parte dei rappresentanti dei 27 Stati membri, l’ANSVSA ha chiarito che la sua attuazione non richiede un voto o un’approvazione formale della Commissione, il documento è stato concordato nel confronto tecnico e illustrato agli Stati membri. Il risultato da attendere, ora, è la modifica della decisione che blocca le esportazioni. Fino ad allora, per gli ovini e i caprini vivi romeni i mercati esteri restano chiusi.
Fonti: decisione di esecuzione (UE) 2026/1387; comunicati ANSVSA dell’11 settembre, del 18 settembre e del 23 settembre 2026.

















































































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