Il virus Shamonda avanza negli allevamenti europei. Il punto su diffusione e sorveglianza
Prime rilevazioni in due allevamenti da latte della Gran Bretagna e nove province interessate in Spagna. Proseguono le indagini sul primo caso nell'uomo francese, mentre ECDC ed EFSA preparano una valutazione congiunta del rischio

Il virus Shamonda (SHAV) continua a diffondersi negli allevamenti europei. Sono infatti arrivate in questi giorni le prime conferme in bovini della Gran Bretagna e della diffusione in territorio basco. In Francia, intanto, la sorveglianza documenta la presenza del virus in diverse specie animali e la diffusione in 56 dipartimenti.
A questo si aggiunge la conferma della prima infezione in un essere umano segnalata a fine ottobre in Francia in un paziente gravemente immunodepresso, un evento sul quale sono ancora in corso approfondimenti, e che ha portato il Ministero della Salute italiano a pubblicare una nota relativa al quadro epidemiologico nazionale e alle indicazioni per la sorveglianza umana e veterinaria.
Un virus emergente negli allevamenti europei
Identificato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni Sessanta, il virus Shamonda era stato segnalato in diverse regioni africane e in Giappone prima delle rilevazioni europee del 2026. In Europa, i primi segni clinici negli animali sono stati osservati a partire da giugno, mentre l’identificazione del virus risale alla fine di luglio.
SHAV è un virus a RNA a singolo filamento a polarità negativa, appartenente al genere Orthobunyavirus, famiglia Peribunyaviridae, sierogruppo Simbu, nel quale rientra anche il virus Schmallenberg. La trasmissione negli animali avviene principalmente attraverso piccoli ditteri ematofagi del genere Culicoides, coinvolti anche nella diffusione della bluetongue e della malattia emorragica epizootica.
Nei bovini, l’infezione può manifestarsi con febbre, diarrea, abbattimento e riduzione della produzione lattea. La maggior parte degli animali adulti generalmente guarisce, ma particolare attenzione riguarda le femmine gravide, per i possibili effetti sulla riproduzione, tra cui aborti e malformazioni fetali.
Anche ovini e caprini sono suscettibili all’infezione, che può inizialmente decorrere senza segni evidenti, mentre eventuali conseguenze riproduttive possono emergere successivamente. Negli equini sono stati rilevati animali positivi con sintomi neurologici. Il rapporto tra infezione e manifestazioni cliniche resta oggetto di approfondimento.
La distribuzione in Europa e i due cladi
Gli ultimi bollettini della Plateforme nationale d’Épidémiosurveillance en Santé Animale (Plateforme ESA) riporta segnalazioni negli animali in Austria, Germania, Belgio, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Svizzera e Jersey. A questo quadro si aggiungono le conferme in Galles e Inghilterra, comunicate dalle autorità britanniche il 2 novembre.
Sono stati identificati due cladi distinti derivanti da eventi di riassortimento genetico: Shamonda Europe 1 (SHAV-EU1) e Shamonda Europe 2 (SHAV-EU2). Il primo è stato segnalato nella Francia orientale, in Svizzera, nella Germania meridionale e nella regione spagnola di Madrid, Austria, Italia e Portogallo; il secondo nella Francia occidentale, nei Paesi Bassi, nella Germania settentrionale e nel nord della Spagna. Nei dati riportati non sono state osservate differenze nelle manifestazioni cliniche associate ai due cladi.
Le prime conferme in Gran Bretagna
Il 2 novembre l’Animal and Plant Health Agency (APHA) ha comunicato la prima rilevazione del virus negli animali da allevamento della Gran Bretagna. Le positività sono state riscontrate nel mese di ottobre in bovini di due aziende da latte, una nel Powys, in Galles, e una nello Shropshire, in Inghilterra. I campioni sono stati analizzati nei laboratori APHA di Weybridge.
Le autorità britanniche hanno precisato che il ritrovamento non era inatteso, considerate le precedenti segnalazioni nell’Europa continentale, a Jersey e nella Repubblica d’Irlanda. Nel contesto britannico, SHAV non è attualmente soggetto a notifica obbligatoria e, secondo l’APHA, non sono emerse evidenze che rendano necessarie ulteriori misure di controllo. La situazione resta comunque sotto osservazione. La Food Standards Agency ha inoltre precisato che non emergono, allo stato attuale, evidenze di un rischio per la sicurezza alimentare.
I riscontri in Italia
Per quanto riguarda la situazione nazionale, la nota diffusa dal Ministero della Salute il 28 ottobre 2026 conferma che al momento non sono noti casi di infezione da SHAV nell’uomo in Italia.
Per quanto riguarda la sanità animale, oltre alle rilevazioni confermate ad agosto in allevamenti di bovine da latte delle province autonome di Trento e Bolzano e in bovini introdotti dalla Francia, sono state riscontrate ulteriori positività nei bovini nelle regioni Lazio, Lombardia, e, nei bufali, in Campania.
In Campania, le analisi su bufale sintomatiche hanno rilevato RNA del virus Shamonda sia nel sangue sia in campioni individuali di latte. La presenza di RNA nel latte non dimostra che il virus sia infettante. Finora, infatti, i tentativi di isolamento dal latte di bufala non hanno dimostrato la presenza di virus infettante e i risultati disponibili non documentano una trasmissione attraverso il latte o i prodotti lattiero-caseari. Il Centro di referenza nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali (CESME) sta conducendo prove per chiarire la persistenza e l’infettività del virus nelle matrici esaminate e la sua eventuale sensibilità ai trattamenti di trasformazione.
Sempre in Campania, sono state rilevate positività in gruppi di insetti appartenenti a diverse specie di Culicoides, catturati nei pressi degli allevamenti. Il Ministero considera questi insetti la principale via di trasmissione negli animali. Le evidenze disponibili non documentano una trasmissione diretta significativa tra animali, fatta salva la possibile trasmissione dalla madre al feto.
In Spagna nove province interessate
La Diputación Foral di Gipuzkoa ha confermato il primo caso in territorio Basco, a Guipúzcoa, del virus Shamonda tipo 2 in un allevamento bovino. Salgono così a nove le province colpite dal virus in Spagna, ovvero Córdoba, Siviglia, Cadice, Toledo, Ávila, Madrid e Girona per il tipo 1, e Cantabria e Guipúzcoa per il tipo 2.
Le autorità hanno raccomandato di rafforzare l’osservazione degli animali, segnalare tempestivamente i sospetti al servizio veterinario e ridurre, per quanto possibile, l’esposizione agli insetti vettori, affiancando queste azioni alle consuete misure di biosicurezza.
La diffusione in Francia e il primo caso nell’uomo
Secondo l’ultimo bollettino della Plateforme ESA, al 1° novembre 2026, sono stati confermati in Francia focolai in 56 dipartimenti.
Le rilevazioni riguardavano bovini in 53 dipartimenti, ovini in due, un equino in un dipartimento e, per la prima volta, un caprino nel Var (i conteggi per specie possono sovrapporsi e non devono essere sommati per ottenere il totale dei dipartimenti interessati).
Inoltre, il 22 ottobre 2026 le autorità francesi hanno comunicato la prima infezione umana documentata da virus Shamonda-Europe SHAV-EU1, identificata in un paziente tra i 60 e i 70 anni con grave immunodepressione e sintomi neurologici, deceduto all’inizio dello stesso mese.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha indicato la puntura di un Culicoides come ipotesi più probabile di acquisizione dell’infezione, vista la presenza dei vettori e la circolazione del virus negli animali nell’area di residenza del paziente. La modalità di contagio resta da accertare. L’ECDC precisa però che le indagini sulle modalità di contagio e sul ruolo del virus nel decesso sono ancora in corso.
L’OMS sottolinea che le informazioni disponibili sono ancora insufficienti per una valutazione affidabile e raccomanda di proseguire la sorveglianza e gli approfondimenti sulle possibili vie di trasmissione.
In Italia, il Ministero della Salute raccomanda di valutare la ricerca di SHAV nei pazienti con sindromi neurologiche infettive acute per le quali siano state escluse altre cause, con particolare attenzione alle persone fragili o immunocompromesse.
ECDC ed EFSA stanno inoltre elaborando una valutazione congiunta del rischio, la cui pubblicazione, secondo l’aggiornamento ECDC del 30 ottobre, è prevista per il 30 novembre 2026.
Cosa monitorare negli allevamenti: le raccomandazioni del Ministero della Salute
In attesa di valutare un eventuale piano di sorveglianza attiva da programmare se possibile congiuntamente ai prelievi per altre sorveglianze (brucellosi ad esempio), il Ministero chiede a Regioni e Province autonome di rafforzare l’attenzione ai quadri clinici compatibili, soprattutto nei periodi di attività dei vettori:
- Bovini e bufalini: febbre, diarrea, inappetenza e calo della produzione lattea.
- Ovini e caprini: manifestazioni cliniche generalmente più lievi rispetto a quelle descritte nei bovini.
- Equini: sintomi neurologici, anche gravi, soprattutto quando gli accertamenti abbiano escluso altre cause, tra cui il virus West Nile.
- Tutte le specie interessate: aborti, malformazioni congenite, natimortalità e morti inattese, soprattutto se accompagnati da calo produttivo o da altri segni compatibili.
Questi segni possono avere cause diverse e richiedono una valutazione veterinaria. Nei casi compatibili, i Servizi veterinari condurranno gli approfondimenti diagnostici insieme agli Istituti zooprofilattici sperimentali, secondo le indicazioni del CESME. Il Centro coordinerà anche la raccolta dei dati e il monitoraggio dei Culicoides, utilizzando, dove pertinente, le attività già avviate per la sorveglianza della bluetongue.
Il Ministero raccomanda inoltre di valorizzare le attività di sorveglianza entomologica già in essere, incluse quelle condotte nell’ambito della sorveglianza per la Bluetongue, per verificare la presenza e la distribuzione dei Culicoides nelle aree in cui siano rilevati quadri animali compatibili. L’impiego delle trappole e dei protocolli dovrà essere valutato in relazione alla loro idoneità alla cattura e alla corretta identificazione dei Culicoides.
Negli allevamenti, la nota indica di ridurre, dove praticabile, i ristagni d’acqua e gli accumuli di effluenti liquidi che possono favorire la presenza dei vettori. Potranno inoltre essere valutate, in raccordo con Regioni e PP.AA., Servizi veterinari delle ASL e i Comuni, misure di disinfestazione dei mezzi di trasporto ed eventuali interventi ambientali.
L’infezione da SHAV negli animali non è soggetta a un obbligo specifico di notifica nell’Unione europea. Resta però l’obbligo generale di informare il veterinario in caso di mortalità anomala, segni di malattia grave o riduzione significativa della produzione di causa indeterminata.
Fonti: Plateforme nationale d’Épidémiosurveillance en Santé Animale (Plateforme ESA) – Bollettino BHVSI-SA del 03/11/2026, CS Animal and Plant Health Agency, CS ECDC, Diputación Foral di Gipuzkoa, MINISTERIO DE AGRICULTURA, PESCA Y ALIMENTACIÓN – ACTUALIZACIÓN DE LA SITUACIÓN DEL VIRUS SHAMONDA EN ESPAÑA (26/10/2026), CIRCOLARE del Ministero della Salute – 28 ottobre 2026
Immagine generata con l’IA

















































































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