Direttiva Nitrati: l’UE propone di includere i digestati liquidi tra i RENURE
La proposta consentirebbe di utilizzare determinati digestati oltre il limite di 170 kg di azoto per ettaro all’anno, nel rispetto di rigorosi requisiti qualitativi e ambientali. Consultazione pubblica aperta fino al 13 novembre

La Commissione europea ha pubblicato un progetto di modifica della direttiva Nitrati che permetterebbe di includere determinati digestati liquidi derivanti dagli effluenti da allevamento e ottenuti mediante centrifugazione tra i fertilizzanti RENURE (REcovered Nitrogen from manURE), ossia i fertilizzanti contenenti azoto recuperato dai reflui zootecnici attraverso specifici processi, purché rispettino specifiche garanzie ambientali.
Questo ne permetterebbe un utilizzo oltre il limite ordinario di 170 kg di azoto per ettaro all’anno previsto per l’applicazione di effluenti zootecnici, o effluenti zootecnici trasformati, nelle zone vulnerabili previsto dalla Direttiva Nitrati.
Da marzo 2026 infatti per i fertilizzanti RENURE sono state previste delle deroghe che permettono di superare questa soglia, a condizione che vengano rispettate rigorose salvaguardie ambientali.
Con questa nuova iniziativa tale flessibilità sarà estesa anche a determinate categorie di digestati liquidi, che possono soddisfare i criteri di qualità previsti per i RENURE (leggi anche “Direttiva nitrati: dall’UE via libera a fertilizzanti da reflui zootecnici“).
Le ragioni della proposta
L’obiettivo è recuperare e utilizzare meglio i nutrienti disponibili sul territorio, ridurre la dipendenza dai fertilizzanti di origine fossile e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea.
«La crescente instabilità geopolitica, più recentemente in Medio Oriente, ha determinato prezzi elevati e volatili dell’energia e dei fertilizzanti, incidendo gravemente sull’accessibilità e sulla sostenibilità economica dei fertilizzanti nell’Unione, nonché sulla redditività e sulla competitività delle aziende agricole», si legge nel documento. Da qui la necessità di rafforzare l’accesso a fertilizzanti a base biologica di provenienza locale.
La valorizzazione dei digestati permetterebbe di affiancare alla produzione di energia rinnovabile un impiego più efficiente dei nutrienti, contribuendo alla circolarità del sistema agricolo.
Consultazione pubblica e prossimi passaggi
Il progetto di modifica, che era stato annunciato a maggio 2026 nell’ambito della presentazione del Piano d’azione europeo sui fertilizzanti, è ora sottoposto a consultazione pubblica fino al 13 novembre. Stakeholder e cittadini potranno quindi inviare i loro commenti in merito (trovate qui il link per partecipare).
In seguito, la Commissione esaminerà quanto ricevuto e sottoporrà la proposta al comitato sui nitrati. La questione passerà poi a Consiglio e Parlamento europeo che potranno sollevare eventuali obiezioni. L’obiettivo è di arrivare all’adoziozione della proposta da parte della Commissione entro il secondo trimestre del 2027.
Caratteristiche tecniche
A sostegno della proposta viene richiamata la relazione tecnica del Centro comune di ricerca della Commissione (JRC), pubblicata il 15 ottobre 2026 e dedicata all’impiego sicuro dei digestati agricoli come materiali fertilizzanti. Il rapporto esamina le conoscenze scientifiche più recenti, valutando le proprietà agronomiche, la conformità ai requisiti di qualità della direttiva Nitrati e i possibili rischi ambientali.
Dal punto di vista tecnico, la digestione anaerobica degli effluenti di allevamento e di altre matrici organiche produce biogas e un digestato contenente nutrienti e carbonio organico. Il processo aumenta la quota di azoto disponibile per le colture e riduce il contenuto di sostanza organica. La successiva separazione tra frazione solida e liquida può consentire di ottenere una frazione liquida ricca di azoto ammoniacale, utilizzabile in sostituzione dei fertilizzanti di origine fossile senza penalizzare l’efficienza agronomica e le rese.
Secondo le evidenze scientifiche richiamate nel testo, la centrifugazione è il trattamento necessario affinché i digestati liquidi possano soddisfare in modo affidabile i requisiti qualitativi previsti per i RENURE. Il rispetto dei requisiti non dipende però soltanto dalla separazione: influiscono anche la scelta delle matrici in ingresso, l’eventuale uso di coagulanti, il tempo di permanenza nel digestore e gli ulteriori trattamenti della frazione liquida. Gli Stati membri dovrebbero quindi applicare standard rigorosi per garantire una qualità e un contenuto di nutrienti costanti tra i diversi lotti di produzione.
Le matrici ammesse e il controllo dei contaminanti
Per contenere il rischio di contaminazione, l’estensione riguarderebbe digestati ottenuti da effluenti di allevamento insieme a matrici ammesse, tra cui materiali e residui agricoli, paglia, sottoprodotti vegetali e animali dell’industria agroalimentare e rifiuti organici raccolti separatamente alla fonte.
Resterebbero escluse matrici problematiche di origine urbana e industriale, come rifiuti urbani indifferenziati, fanghi di depurazione, fanghi industriali e fanghi di dragaggio. Il testo precisa inoltre che i digestati non derivanti da effluenti di allevamento restano fuori dall’ambito del limite previsto per questi ultimi.
Fertilizzazione equilibrata e riduzione delle emissioni
L’impiego dei digestati ammessi come RENURE sarebbe accompagnato da diverse condizioni ambientali:
- Equilibrio della fertilizzazione: gli apporti complessivi di azoto, provenienti da tutte le fonti, devono essere commisurati al fabbisogno delle colture. Nel bilancio dell’azoto, i RENURE devono essere considerati pienamente equivalenti ai fertilizzanti minerali, con coefficiente pari a 1.
- Riduzione delle emissioni di ammoniaca: l’elevato contenuto di azoto ammoniacale richiede precauzioni durante lo stoccaggio e la distribuzione, attraverso iniezione, incorporazione immediata dei materiali distribuiti in superficie o misure equivalenti.
- Controllo dei contaminanti: devono essere rispettate le norme nazionali ed europee applicabili, comprese quelle relative ai sottoprodotti di origine animale, ai prodotti fertilizzanti e ai rifiuti.
- Gestione del fosforo: nelle aziende che utilizzano azoto aggiuntivo sotto forma di RENURE dovrebbero essere introdotte regole per limitare gli apporti di fertilizzanti e ammendanti contenenti fosforo, tenendo conto delle esigenze delle colture e della disponibilità del suolo.
Quest’ultimo aspetto deriva dal fatto che la separazione concentra gran parte dell’azoto minerale nella frazione liquida, mentre lascia la maggior parte del fosforo nella frazione solida. La distribuzione di quest’ultima può quindi causare apporti eccessivi di fosforo, soprattutto nelle aree ad alta densità zootecnica e nei terreni già saturi. Il problema riguarda anche le altre tipologie di RENURE, poiché il recupero dell’azoto tende a lasciare un residuo relativamente ricco di fosforo.
La scelta resta agli Stati membri
L’applicazione delle nuove possibilità resterebbe facoltativa per gli Stati membri, che potrebbero decidere di non avvalersene oppure adottare condizioni più restrittive. Potrebbero, ad esempio, limitare ulteriormente l’impiego dei RENURE nelle aree protette Natura 2000, nei bacini di alimentazione delle captazioni di acqua potabile e lungo i corpi idrici superficiali, oppure consentire quantitativi aggiuntivi inferiori agli 80 kg di azoto consentiti oltre il limite ordinario per ettaro previsti dalla disposizione richiamata per i RENURE.
Fonte: “COMMISSION DIRECTIVE (EU) amending Council Directive 91/676/EEC as regards the use of certain types of digestate derived from livestock manure”
















































































GDPR Compliant