Batteri resistenti ai carbapenemi, EFSA: cresce la diffusione nella filiera agroalimentare

I più segnalati sono E. coli, Enterobacter e Klebsiellae Salmonella, provenienti principalmente da suini, bovini e, in misura minore, avicoli

batteri coliformi
9 Aprile, 2025

I batteri produttori di carbapenemasi, un tempo ristretti al solo ambito ospedaliero, vengono ora riscontrati anche negli animali da reddito e nei prodotti alimentari in tutta Europa. E’ quanto emerge dal parere scientifico pubblicato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) in questi giorni sulla presenza e la diffusione di enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE) nella catena alimentare dell’UE/EFTA.

Sebbene non vi siano prove definitive che questi batteri si trasmettano all’uomo tramite il cibo, sono stati trovati ceppi identici sia negli animali che negli esseri umani, il che fa supporre una possibile trasmigrazione.

I CPE sono batteri che producono enzimi (carbapenemasi) che inattivano gli antibiotici carbapenemici, utilizzati per trattare infezioni gravi nell’essere umano. La resistenza a tali farmaci rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica data la scarsità di altenative terapeutiche efficaci.

Il nuovo parere dell’EFSA, basato su una precedente valutazione del 2013, esamina dati e letteratura scientifica esistenti fino a febbraio 2025, attingendo anche a informazioni raccolte nei Paesi dell’UE e dell’EFTA con il contributo del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

I CPE crescono in bovini, suini e avicoli

  • Dal 2011 a oggi sono stati rilevati CPE nella catena alimentare in 14 dei 30 Paesi UE/EFTA;
  • i CPE più frequentemente segnalati sono E. coli, Enterobacter e Klebsiellae Salmonella, provenienti principalmente da animali terrestri da reddito (suini, bovini e, in misura minore, avicoli – le specie animali monitorate di routine nell’UE quanto a resistenza agli antimicrobici);
  • il numero di casi di CPE segnalati è cresciuto sia nei suini che nei bovini e negli avicoli, con aumenti significativi in diversi Stati membri nel 2021 e nel 2023;
  • 10 dei 30 Paesi dell’UE/EFTA hanno istituito piani di emergenza per il controllo e le indagini su questi batteri.

Le raccomandazioni dell’EFSA

Per prevenire o ridurre al minimo l’insorgenza e la diffusione di CPE, l’EFSA raccomanda di:

  • estendere le attività di monitoraggio ad altre fonti alimentari finora non monitorate (come i prodotti ittici e le verdure) nonché ad altre specie batteriche (come Klebsiella);
  • migliorare i metodi di rilevamento, condurre indagini di rintracciabilità ed effettuare la tipizzazione molecolare dei batteri per acclarare le vie di trasmissione, compresa una potenziale diffusione tramite operatori e mangimi;
  • concentrare la ricerca sulla progettazione di studi mirati a comprendere meglio le modalità di diffusione di questi batteri nella catena alimentare.

Prossimi passi

L’EFSA fornirà supporto agli Stati membri e ai Paesi EFTA per condurre ulteriori indagini sulla presenza e sulla diffusione dei CPE aggiornando i dati, considerata la variabilitàdei geni presenti nei diversi Paesi e nelle diverse specie animali.

Nel 2027 verrà pubblicato un parere aggiornato alla luce delle ultime risultanze.

Il lavoro continuo dell’EFSA per studiare la resistenza agli antimicrobici è segno del suo impegno a proteggere la salute pubblica in un panorama scientifico in rapida evoluzione. Un approccio coordinato One Health – integrando salute umana, animale e ambientale – è essenziale per tenere sotto controllo efficacemente e mitigare la diffusione dei batteri produttori di carbapenemasi nella catena alimentare.

Per maggiori informazioni è possibile scaricare qui gli atti scientifici di riferimento:

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!