Epizoozie e salute globale: il punto di Ilaria Capua

Dall’Influenza aviaria alla Blue tongue, fino all’Afta epizootica: un confronto diretto tra scienza e mondo produttivo per affrontare insieme le nuove sfide sanitarie che minacciano gli allevamenti e l’equilibrio uomo-ambiente

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8 Maggio, 2025

Ilaria Capua ha incontrato, on line, un gruppo di allevatori lombardi che le avevano sollecitato un parere sul tema della preoccupante diffusione delle epizoozie e sulla necessità di mettere in atto misure idonee per prevenire future infezioni e diffusioni. 

Peste suina africana, Influenza aviaria, Afta epizootica, Blue tongue da alcuni anni a questa parte hanno visto una decisa accelerazione mettendo a rischio allevamenti di suini, avicoli, bovini e ovi caprini. Ma anche gli allevatori di cavalli hanno i loro problemi con la West Nile Fewer.

Ilaria Capua professoressa e scienziata, veterinaria di formazione, virologa e divulgatrice scientifica, ben nota al grande pubblico dai tempi della pandemia di Covid, ora rientrata in Italia con il ruolo “Senior fellow of Global health” presso la John Hopkins University sede di Bologna ha maturato una grande esperienza sulla Influenza aviaria avendo sequenziato il genoma del virus H5N1 responsabile dell’infezione, rendendolo pubblico, e fondato il Centro di referenza di Padova. Ma la sua esperienza di virologa è ben più ampia.

«Mi ha fatto molto piacere, ha affermato Ilaria Capua, questo coinvolgimento dal basso, cioè dalla parte produttiva della zootecnia preoccupata della difesa sanitaria degli allevamenti professionali, ma anche degli aspetti più generali legati alla società, alle abitudini alimentari dei consumatori e delle loro preoccupazioni. Tuttavia, non ho la bacchetta magica; sono anni che non sono più operativa sul campo nel contrastare la diffusione di queste forme virali su cui stanno operando le strutture pubbliche sanitarie a ciò deputate e con le quali non intendo interferire». 

Ma alcune indicazioni di carattere generale la professoressa Capua le ha fornite.

«Di fronte a queste forme virali piuttosto aggressive è necessario un approccio di tipo sistemico, negli anni scorsi abbiamo abbracciato il concetto di “One health-Una salute sola”, nel senso che occorre agire in unico modo per la tutela della salute sia che si tratti di quella umana che animale. Oggi purtroppo anche questo concetto deve essere allargato: occorre ragionare in termini di “Global health– Salute globale”, intesa come difesa anche dell’ambiente e che tenga conto dei cambiamenti climatici che comunque lo influenzano pesantemente».

Questi ultimi hanno causato la diffusione, ad esempio, di specie animali esotiche e tropicali che ora popolano le zone temperate, con gravi conseguenze generali sugli ecosistemi.

«Significativo il fatto che negli uccelli selvatici, ha proseguito la Capua, si siano verificati numerosi salti di specie con la drammatica conseguenza della diffusione della influenza aviaria prima tra di loro e poi negli allevamenti professionali. Solo alcuni anni fa la IA era una malattia molto diversa e più rara rispetto a quella che vediamo oggi. E sicuramente vi saranno altri casi. Ma anche il caso della Peste suina africana diffusa dai cinghiali era prevedile e rientra in questa casistica. Il contenimento dei cinghiali deve essere una priorità per contrastare la diffusione della Psa. Su questi temi sarebbe importante che le Regioni istituissero un “Comitato etico per la gestione della fauna selvatica” in cui si possano prendere decisioni operative preventive ed in tempi rapidi».

Poi si è toccato il tema delle vaccinazioni che da tempo sono osteggiate nella Ue e non solo.

«Non ha senso sterminare 450milioni di volatili. Probabilmente se si fosse ricorsi ad una vaccinazione sistematica non sarebbe stato necessario arrivare a questo punto e si sarebbe limitata la diffusine dell’influenza aviaria. La quale negli Usa ha fatto un consistente salto di specie ed è arrivata nelle vacche da latte infettando un migliaio di allevamenti. In ogni caso sul tema delle vaccinazioni sono fortemente determinata, ha sottolineato la Capua, a portare avanti questa causa in ambito comunitario».

Gli allevatori presenti all’incontro hanno constatato come le indicazioni fornite dalla professoressa Capua, siano state sostanzialmente in linea con quanto chiedono essi stessi ma che si scontrano spesso con la realtà quotidiana e con una certa miopia della politica che spesso non ha una visione ben chiara e lungimirante dei problemi degli allevatori.

Altri suggerimenti della Capua relativi ad una visione più di prospettica, e appunto sistemica, del problema della difesa sanitaria degli allevamenti sono stati: organizzare corsi di formazione-informazione per intermediari culturali come giornalisti, ma si potrebbero aggiungere anche altre categorie come insegnanti o veterinari o organizzazioni di consumatori

Per non parlare degli allevatori stessi sul tema specifico della biosicurezza in allevamento, argomento questo peraltro ben noto, da qualche anno agli allevatori avicoli e suinicoli, un po’ meno per quelli di bovini; restano aperti e da approfondire una serie di altri problemi come quello degli allevamenti familiari e all’aperto.

Ma soprattutto i rapporti più in generale con la società ed i consumatori che vanno ben oltre quelli puramente sanitari. Altro e più ampio discorso.

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