A cosa serve, e come attivare, una OCM lattiero-casearia: lo abbiamo chiesto al CRPA
PAC e OCM possono essere strumenti chiave per filiere resilienti e agricoltura sostenibile

Ultimamente, e speriamo duri a lungo, allevare animali da cibo genera un profitto accettabile, anche se i consumi sono in calo e la reputazione degli allevamenti è in continuo peggioramento. Sono quindi questi i momenti nei quali si deve rivolgere il pensiero al medio-lungo periodo per mettere in sicurezza nel tempo (resilienza) questa antica e onorevole attività.
La Politica Agricola Comune (PAC), attivata nel 1962, nasce per sostenere gli agricoltori, garantire la sicurezza alimentare e promuovere uno sviluppo sostenibile del settore agricolo in tutta l’Unione europea.
Per garantire a ogni cittadino europeo cibo sano, nutriente e sufficiente, è fondamentale che allevamento e coltivazione siano attività efficienti, sostenibili e remunerative per gli agricoltori.
La produzione primaria fatica però ad affrancarsi dalla logica delle commodities, per cui è necessario che una parte del bilancio comunitario sia destinata a questo settore.
Finora i contributi economici sono stati subordinati ad adempimenti come gli eco-schemi e i pagamenti accoppiati.
Più moderni e più efficaci sono gli interventi settoriali, che prevedono contributi richiesti da OP (Organizzazioni di Produttori) o AOP (Associazione di Organizzazioni di Produttori), spesso organizzate in cooperative o consorzi.
Il MASAF gestisce un elenco aggiornato di queste organizzazioni: al 31 dicembre 2024 se ne contano 57 nel lattiero-caseario, 15 nelle carni bovine e 4 nelle ovi-caprine.
L’Organizzazione Comune di Mercato (OCM), nell’ambito della PAC, è uno strumento strategico – ancora poco conosciuto in Italia – per finanziare progetti di sviluppo e competitività delle filiere agroalimentari.
Per approfondire il tema, ci siamo avvalsi della collaborazione del CRPA, in particolare della presidente Simona Caselli, e dei colleghi Alberto Menghi, Serena Soffiantini e Roberta Chiarini.
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