Antibiotici in asciutta nella capra: effetti su mammella e microbiota del latte

Uno studio approfondito sull'uso della terapia antibiotica alla messa in asciutta, per valutarne gli effetti sulla sanità della mammella e sulle comunità microbiche presenti nel latte

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13 Febbraio, 2026

La produzione di latte caprino riveste un ruolo di crescente importanza nel panorama zootecnico europeo, sia in termini quantitativi sia per il valore aggiunto dei prodotti trasformati, in particolare i formaggi tipici. In questo contesto, la salute della mammella rappresenta uno degli aspetti più critici per la sostenibilità tecnica ed economica degli allevamenti caprini. Le infezioni intramammarie (IMI), spesso subcliniche, sono associate a un aumento della conta delle cellule somatiche (SCC), a una riduzione della qualità del latte e a maggiori costi gestionali, analogamente a quanto osservato nella bovina da latte.

A differenza di quest’ultima però, la SCC rappresenta un indicatore meno sensibile nella capra, complicando il rilevamento delle mastiti nel corso della lattazione. Nella vacca, la terapia antibiotica intramammaria alla messa in asciutta è da decenni uno strumento consolidato per il controllo delle mastiti, grazie alla sua efficacia nel curare infezioni esistenti e nel prevenire nuove IMI durante il periodo di asciutta. Al contrario, nelle capre da latte l’impiego di trattamenti antibiotici alla messa in asciutta è meno diffuso e supportato da un numero limitato di evidenze scientifiche, anche a causa della scarsità di molecole ufficialmente approvate. In Italia, la cefazolina, una cefalosporina di prima generazione, rappresenta l’unico principio attivo autorizzato per l’uso intramammario nella capra in asciutta.

Negli ultimi anni è emersa una crescente attenzione verso gli effetti degli antibiotici sul microbiota del latte, una comunità microbica complessa che svolge un ruolo chiave nella protezione della mammella e nella qualità tecnologica del latte. Comprendere se un trattamento antibiotico possa alterare in modo significativo questa comunità è cruciale, soprattutto nell’attuale contesto di riduzione dell’uso degli antimicrobici.

Lo studio

Questo studio ha avuto l’obiettivo di valutare l’efficacia della terapia intramammaria a base di cefazolina alla messa in asciutta nella capra, analizzandone gli effetti sia sulla salute mammaria (SCC e IMI) sia sulla struttura del microbiota del latte durante il periodo di asciutta e all’inizio della lattazione successiva. Lo studio è stato condotto in un allevamento commerciale di capre di razza Camosciata delle Alpi in Lombardia, adottando un disegno longitudinale. Un totale di 60 capre, selezionate sulla base dell’esito dell’esame batteriologico del latte (animali sani e animali con IMI subclinica), sono state assegnate casualmente a due gruppi sperimentali:

  • Gruppo di controllo (CG): capre asciugate senza trattamento antibiotico;
  • Gruppo trattato (TG): capre sottoposte a trattamento intramammario con cefazolina (250 mg per emimammella) al momento dell’asciutta.

I campionamenti di latte sono stati effettuati nel giorno della messa in asciutta (T1), alla ripresa della lattazione (colostro; T2), ed infine a 5–10 giorni di lattazione (T3). I campioni di latte prelevati dalle due emimammelle di ciascuna capra sono stati uniti in pool ed utilizzati per analisi batteriologiche, determinazione delle SCC, analisi del microbioma mediante sequenziamento dell’rRNA16S. L’approccio microbiologico ha consentito di valutare sia la diversità microbica (alpha- e beta-diversity) sia le variazioni nella composizione tassonomica in relazione al trattamento e allo stadio di lattazione.

Dal punto di vista sanitario, sia CG che TG hanno mostrato una marcata riduzione delle SCC dall’asciutta all’inizio della lattazione (da T0 a T1). Tuttavia, al tempo T3, il gruppo trattato con cefazolina ha presentato una minore proporzione di mammelle infette rispetto al gruppo di controllo, indicando un effetto positivo del trattamento nel ridurre il rischio di nuove IMI nel post-parto.

Per quanto riguarda il microbiota del latte, i risultati mostrano che la diversità microbica non è risultata significativamente influenzata dal trattamento antibiotico e che il fattore dominante nel determinare le variazioni del microbiota è stato lo stadio di lattazione, piuttosto che l’uso della cefazolina. I principali phyla batterici (Firmicutes, Actinobacteria e Proteobacteria) hanno mostrato andamenti dinamici nel tempo, coerenti con le transizioni fisiologiche tra asciutta, colostro e inizio lattazione. Alcune differenze a livello di genere (ad esempio Acinetobacter, Bacteroides e Paracoccus) sono state osservate tra gruppi e tempi di campionamento, ma non sono emerse alterazioni riconducibili a una disbiosi indotta dal trattamento. In particolare, il microbiota “core” del latte caprino è apparso relativamente stabile e resiliente, suggerendo che la cefazolina, alle dosi e con le modalità utilizzate, non compromette l’equilibrio microbico della mammella.

I risultati

I risultati di questo studio forniscono evidenze importanti per la gestione sanitaria della capra da latte. La terapia intramammaria con cefazolina alla messa in asciutta si è dimostrata efficace nel migliorare la salute mammaria all’inizio della lattazione, senza effetti negativi rilevabili sul microbiota del latte. Questo aspetto è particolarmente rilevante nell’ottica di un uso responsabile degli antibiotici, poiché suggerisce che un trattamento mirato e autorizzato può essere utilizzato come strumento di prevenzione delle IMI senza alterare in modo significativo le comunità microbiche benefiche. Inoltre, il fatto che le variazioni del microbiota siano guidate prevalentemente dallo stadio fisiologico rafforza il concetto che la mammella possiede una notevole capacità di resilienza microbica.

Conclusioni

In conclusione, lo studio dimostra che la cefazolina può rappresentare un’opzione valida per la terapia intramammaria alla messa in asciutta nella capra, contribuendo al controllo delle IMI e alla riduzione della SCC, senza effetti indesiderati sul microbiota del latte. Questi risultati supportano l’impiego di strategie terapeutiche mirate (i.e., supportate da antibiogramma), in linea con gli obiettivi di sostenibilità e riduzione dell’uso degli antimicrobici negli allevamenti di piccoli ruminanti.

La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista Scientific Reports: Hossain, D., F. Biscarini, V. Monistero, P. Cremonesi, B. Castiglioni, A.J. Masroure, A. Marinoni, S.F. Poli, M. Mezzetti, M.F. Addis, V. Bronzo, E. Trevisi, and P. Moroni. 2025. Use of approved cefazolin based intramammary dry goat treatment and its effects on the milk microbiota. Sci Rep 15:2250. https://doi.org/10.1038/s41598-025-85120-0.

Autori

Gruppo editoriale ASPA – Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.

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