Cardo mariano e anice verde nell’alimentazione delle capre: cosa cambia nel latte

Uno studio italiano ha valutato l’impiego di cardo mariano e anice verde nell’alimentazione di capre da latte al pascolo. Con 15 grammi al giorno per capo entrambe le integrazioni hanno aumentato significativamente la produzione di latte, influenzandone composizione, profilo degli acidi grassi e alcuni meccanismi legati alla difesa antiossidante

capre
26 Agosto, 2026

Le piante ricche di composti bioattivi stanno attirando crescente interesse nell’alimentazione dei ruminanti, non solo come possibili alternative naturali ad alcuni additivi, ma anche per la loro capacità di intervenire sul metabolismo, sulla fermentazione ruminale e sulle prestazioni produttive.

In questa direzione si inserisce un nuovo studio pubblicato sull’Italian Journal of Animal Science, nel quale un gruppo di ricercatori italiani ha valutato gli effetti dell’integrazione con cardo mariano (Silybum marianum) e anice verde (Pimpinella anisum) nell’alimentazione delle capre da latte allevate al pascolo. L’obiettivo era capire se queste due piante potessero influire sulla produzione e sulla composizione del latte e, contemporaneamente, sull’espressione di alcuni geni coinvolti nel metabolismo lipidico e nella risposta antiossidante.

Una prova su capre al pascolo

La sperimentazione è stata condotta nei mesi di maggio e giugno 2025, in provincia di Salerno, su 24 capre Murciana pluripare in lattazione, suddivise casualmente in tre gruppi da otto animali. Le capre erano omogenee per età, peso, giorni di lattazione e produzione iniziale.

Tutti gli animali trascorrevano la giornata al pascolo e ricevevano 400 grammi per capo al giorno di farina di mais. A questa razione di base venivano aggiunti, nei due gruppi sperimentali, 15 grammi al giorno di parti aeree essiccate di cardo mariano oppure 15 grammi di polvere di semi di anice verde. L’integrazione era mescolata al concentrato e la prova è stata preceduta da un periodo di adattamento di 15 giorni.

Una particolarità interessante riguarda la composizione dei due integratori. Il cardo mariano presentava un contenuto di composti fenolici quasi triplo rispetto all’anice, mentre entrambi mostravano attività antiossidante. Anche il pascolo, tuttavia, era naturalmente ricco di composti fenolici e di acidi grassi polinsaturi, un elemento da tenere presente nell’interpretazione dei risultati.

Con entrambe le integrazioni aumenta la produzione di latte

Il risultato più netto riguarda la quantità di latte prodotto. Sia il cardo mariano sia l’anice verde hanno determinato un aumento significativo della produzione giornaliera, osservato in entrambi i mesi di sperimentazione, senza variazioni rilevanti del peso corporeo.

Secondo gli autori, dietro questa risposta potrebbero esserci meccanismi diversi e probabilmente concomitanti.

Nel cardo mariano un ruolo potrebbe essere svolto dalla silimarina, complesso di flavonolignani noto soprattutto per le proprietà antiossidanti ed epatoprotettive. Una migliore funzionalità epatica durante la lattazione potrebbe favorire l’efficienza metabolica e i processi endocrini coinvolti nella produzione di latte.

Per l’anice, invece, l’attenzione si concentra soprattutto sul trans-anetolo, al quale vengono attribuite possibili azioni sulle vie endocrine che regolano la prolattina, oltre a effetti sulla digestione e sulla fermentazione ruminale. Si tratta, tuttavia, di meccanismi ipotizzati sulla base delle conoscenze disponibili e che lo studio non ha misurato direttamente.

Più latte, ma con meno grasso e lattosio

L’aumento produttivo è stato accompagnato da modificazioni della composizione del latte. Nei gruppi che ricevevano cardo mariano e anice verde sono state infatti rilevate percentuali inferiori di grasso e lattosio rispetto al controllo.

È quindi importante non leggere il risultato esclusivamente in termini di incremento della produzione: l’integrazione ha modificato anche la composizione del latte e il suo profilo lipidico.

Proprio sugli acidi grassi emerge uno degli aspetti più interessanti dello studio. Le due piante hanno effettivamente modificato il metabolismo lipidico mammario, ma non tutte le variazioni osservate possono essere interpretate semplicemente come un miglioramento nutrizionale.

Non sono emerse differenze significative tra i gruppi per il contenuto complessivo di acidi grassi saturi e monoinsaturi. Il gruppo di controllo presentava però concentrazioni più elevate di PUFA, omega-3 e omega-6, oltre a una maggiore quota di acidi grassi preformati; nei gruppi integrati aumentava invece relativamente la quota di acidi grassi sintetizzati de novo nella mammella. Anche l’acido alfa-linolenico risultava inferiore nei gruppi supplementati.

Tutti i gruppi, va sottolineato, mostravano comunque un rapporto omega-6/omega-3 inferiore a 3:1, risultato che gli autori collegano soprattutto all’alimentazione al pascolo. In altre parole, l’effetto delle erbe si inserisce all’interno di un sistema alimentare già caratterizzato da un profilo lipidico favorevole.

L’effetto sull’espressione genica riguarda soprattutto la risposta antiossidante

Lo studio ha analizzato anche l’espressione di nove geni associati alla sintesi dei lipidi, al metabolismo energetico, all’infiammazione e alla difesa antiossidante.

Per la maggior parte di essi – tra cui ACACA, FASN, SCD1, LEP, LEPR e TLR4non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i gruppi. Il segnale più evidente ha riguardato invece la superossido dismutasi (SOD), uno dei principali sistemi di difesa contro lo stress ossidativo.

Nel gruppo integrato con cardo mariano l’espressione di SOD è risultata significativamente più bassa rispetto al controllo. Un dato apparentemente controintuitivo, considerata l’attività antiossidante della pianta, ma che gli autori interpretano come possibile conseguenza di un meccanismo compensatorio o di feedback negativo: un maggiore apporto di sostanze antiossidanti dall’esterno potrebbe ridurre la necessità dell’organismo di attivare alcuni sistemi endogeni di difesa.

La stessa interpretazione richiede comunque prudenza, perché la risposta della SOD all’integrazione antiossidante non è ancora completamente chiarita e in letteratura sono stati riportati risultati differenti.

Un risultato promettente, da confermare su scala più ampia

Nel complesso, il lavoro indica che cardo mariano e anice verde possono rappresentare strumenti interessanti per la nutrizione delle capre da latte al pascolo, soprattutto per l’effetto osservato sulla produzione. Al tempo stesso, lo studio mostra quanto sia necessario valutare questi integratori andando oltre il solo dato produttivo.

La prova ha infatti coinvolto 24 animali, è durata due mesi e ha utilizzato un unico livello di integrazione. Inoltre, nelle capre al pascolo l’assunzione spontanea di numerose specie vegetali e dei relativi metaboliti secondari può interagire con gli integratori somministrati, rendendo più difficile isolare i singoli meccanismi d’azione.

Gli stessi autori indicano quindi la necessità di ulteriori studi per definire i livelli ottimali di integrazione, verificare gli effetti nel lungo periodo e approfondire le conseguenze sulla fermentazione ruminale e sul metabolismo animale.

Fonte: P. Iommelli, V. Tufarelli, A. Delle Donne, F. Sarubbi, M. Ferrara, M.A. Colonna, F. Infascelli, R. Tudisco, Dietary supplementation with milk thistle (Silybum marianum) and green anise (Pimpinella anisum) modulates milk nutritional profile and gene expression in grazing goats, Italian Journal of Animal Science, 25(1), 779–792, pubblicato online l’8 giugno 2026. DOI: 10.1080/1828051X.2026.2678688.

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