Caro Algoritmo, possiamo parlare?

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28 Febbraio, 2025

Hai un momento per me? Giusto il tempo di un post. So che sei occupato, impegnato a setacciare miliardi di contenuti su Facebook ogni giorno, a decidere cosa merita di essere visto e cosa deve sparire nelle sabbie mobili del “contenuto non conforme alle nostre linee guida”. Sei tu il guardiano della nostra epoca, il censore silenzioso che nessuno ha eletto ma che tutti temiamo. Eppure, oggi vorrei che fossimo solo io e te. Un dialogo a cuore aperto.

Vedi, sono parte di una rivista specializzata, quella grazie alla quale oggi ti scrivo, si chiama Ruminantia, un punto di riferimento per chi opera nel settore delle filiere del latte e della carne da ruminanti. Da oltre tredici anni ci dedichiamo con passione e rigore alla divulgazione scientifica e tecnica, raccontando l’agricoltura, l’allevamento, l’economia e l’innovazione. Diamo voce ai professionisti del settore, analizziamo dati, approfondiamo tematiche complesse con serietà e competenza, il nostro payoff, non a caso, è “Libero confronto di idee”. Nulla di sovversivo, nulla di complottista. Eppure, sempre più spesso, tu decidi che i nostri contenuti non devono raggiungere il nostro pubblico.

Dimmi, cosa ti infastidisce tanto? È la parola “spillover“? Ti spaventa forse l’idea che si parli di come le malattie possano passare dagli animali all’uomo? È “cambiamenti climatici” a farti scattare l’allarme, perché hai imparato che può essere una parola divisiva, una di quelle che fanno arrabbiare qualcuno? O magari è “macellazione” a disturbarti, perché troppo cruda per le tue delicate impostazioni?

Quello che non capisco, caro Algoritmo, è perché mentre noi cerchiamo di fare informazione, di raccontare con serietà e onestà la realtà, lasci invece che i negazionisti dicano qualsiasi cosa vogliano. Loro possono urlare che il riscaldamento globale è una farsa, che il salto di specie è solo un’arma dei “poteri forti” per intimidirci, che qualcuno sta decidendo cosa dobbiamo mangiare, di cosa ci ammaleremo e perfino quando moriremo. A loro, nessun bavaglio. A noi, la censura.

Non voglio pensare male, non voglio credere che tu, nella tua fredda neutralità di codice e parametri, abbia preso una posizione. Ma non posso fare a meno di notare una disparità. Perché le bugie urlate trovano sempre spazio, mentre le verità sussurrate vengono silenziate?

Ti chiedo solo questo, almeno ascoltaci. Noi non siamo qui per fare propaganda, né per alimentare il caos. Vogliamo solo informare, raccontare, spiegare. Perché la conoscenza non dovrebbe mai essere qualcosa da nascondere. E perché la libertà di parola, quella vera, dovrebbe essere un diritto anche per chi lavora da anni per costruire un dibattito serio e basato sui fatti.

Ora torno al mio lavoro. Pubblicherò questo articolo e starò a vedere cosa deciderai di fare. Ma voglio dirti una cosa, caro Algoritmo: la conoscenza è ostinata. E troverà sempre una via per farsi sentire/trovare.

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