Caro fertilizzanti, l’Italia punta sul digestato e chiede una revisione delle regole Ue
Durante il Consiglio Agrifish del 30 marzo Roma ha chiesto alla Commissione europea di promuovere il digestato come alternativa strategica ai concimi di sintesi. Sul tavolo la revisione della Direttiva Nitrati e una distinzione normativa più chiara rispetto ai reflui zootecnici

Il digestato entra ufficialmente nel confronto politico europeo come possibile leva per rafforzare la competitività dell’agricoltura, contenere i costi di produzione e valorizzare in chiave circolare i reflui zootecnici. Durante il Consiglio Agrifish del 30 marzo, l’Italia ha infatti presentato un documento con cui chiede alla Commissione Ue di promuovere l’uso del digestato in Europa e di adeguare il quadro regolatorio oggi considerato non più coerente con l’evoluzione tecnologica del settore.
Il punto di partenza è il forte deterioramento del contesto internazionale. Nel documento italiano si sottolinea come la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente abbiano inciso direttamente sui mercati energetici, facendo aumentare i costi di produzione dei fertilizzanti, in particolare quelli azotati, che dipendono in larga misura dal gas naturale. Il testo ricorda che il gas rappresenta tra il 60% e l’80% dei costi di produzione dell’urea e che, nel marzo 2026, il prezzo dell’urea ha raggiunto 765 euro per tonnellata, con un incremento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025.
A questa dinamica si sommano criticità commerciali e regolatorie. L’Italia evidenzia la chiusura delle importazioni dalla Russia, grande esportatore di urea, potassio e fosforo, e ricorda che l’Unione europea resta un importatore netto di fertilizzanti, con una dipendenza particolarmente marcata dai prodotti azotati. Nel 2025, il valore delle importazioni europee di questi prodotti ha superato i 4 miliardi di euro, con volumi in crescita di oltre il 30%. Anche l’applicazione del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere collegato all’ETS, viene indicata tra i fattori che contribuiscono all’aumento dei costi dei fertilizzanti importati.
In questo quadro, il digestato viene presentato da Roma come una soluzione concreta, immediata e sostenibile, non risolutiva da sola ma potenzialmente importante per la resilienza del settore agricolo europeo. Il documento richiama il potenziale della biomassa organica disponibile nell’Unione: circa 1,6 miliardi di tonnellate all’anno, di cui il 61% costituito da reflui zootecnici e il 25% da residui vegetali. Una base che, secondo il Governo, potrebbe sostenere una produzione su larga scala di digestato e contribuire a ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici.
Per il nostro settore la questione è di fondamentale importanza, perché lega in modo diretto la gestione degli effluenti, la produzione energetica da biogas e biometano e la fertilizzazione agronomica. Nel testo si afferma che il digestato può in molti casi sostituire quasi integralmente i fertilizzanti di sintesi, soprattutto dove è disponibile localmente, garantendo un apporto efficace di nutrienti e contribuendo al miglioramento della fertilità del suolo. Tra i benefici indicati figurano anche un incremento della sostanza organica, fino a 0,5-1 tonnellata di carbonio per ettaro all’anno, e una riduzione delle emissioni climalteranti fino a circa 840 kg di CO₂ equivalente per ettaro, oltre a minori fenomeni di volatilizzazione dell’ammoniaca ed eutrofizzazione.
Il nodo centrale, però, è normativo. Secondo l’Italia, l’attuale impianto della Direttiva Nitrati 91/676/CEE non distingue in modo adeguato tra reflui zootecnici e digestato, nonostante le differenze chimico-fisiche generate dal processo di digestione anaerobica. Per questo Roma chiede una revisione delle regole europee che introduca una distinzione normativa esplicita tra i due materiali e che valuti la possibilità di equiparare il digestato ai fertilizzanti di sintesi in termini di limiti di utilizzo, così da consentirne un impiego più ampio e più coerente con le esigenze produttive.
La proposta italiana non si limita dunque a una richiesta tecnica, ma si inserisce in una visione più ampia che collega autonomia strategica europea, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale ed economia circolare. Nel documento presentato al Consiglio, il digestato viene descritto come uno strumento capace di valorizzare i reflui zootecnici e di integrarsi con la produzione di energia rinnovabile, contribuendo non solo alla sostenibilità agricola ma anche alla resilienza energetica e industriale dell’Unione.
Sul fronte politico interno, l’iniziativa del Governo ha incassato il sostegno della Lombardia. L’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi ha parlato di passaggio fondamentale per il futuro dell’agricoltura europea, rivendicando il ruolo della Regione nel promuovere l’equiparazione del digestato a fertilizzante e nel portare a Bruxelles i risultati della sperimentazione lombarda. Un segnale significativo, anche alla luce del peso della Lombardia nel sistema zootecnico nazionale e della centralità che il tema ha per le aziende impegnate sia nella gestione degli effluenti sia nella produzione di biogas.



















































































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