Dazi USA: la posizione delle associazioni di categoria

Arrivano le prime dichiarazioni sul tema da parte dei presidenti di Cia, Coldiretti e Confagricoltura.

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6 Marzo, 2025

Preoccupano, a livello nazionale e non solo, le ultime dichiarazioni rilasciate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in merito alla decisione di applicare ingenti dazi sulle merci estere. Dopo Messico, Canada e Cina, il leader americano minaccia, infatti, di applicare, da aprile prossimo, una tassazione del 25% anche sui prodotti provenienti dall’UE.

Non hanno tardato ad arrivare le reazioni del mondo politico, tra cui anche quelle dei rappresentanti delle principali associazioni di categoria  nazionali.

«Con l’annuncio di dazi del 25% all’export europeo negli Usa, a partire dal 2 aprile, si prefigurano danni miliardari per il cibo italiano che faranno male non solo al nostro Paese, – ha commentato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Finima anche al portafoglio degli americani che acquistano le nostre eccellenze, riconoscendone la qualità e l’unicità. Gli agricoltori di Trump non potranno mai produrre Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Pecorino romano, Prosecco, Brunello e tutte le Dop e Igp Made in Italy, il cui export in Usa vale oltre 2,4 miliardi, una ricchezza anche per l’Europa. Altro che divertimento -conclude Fini- serve una risposta ferma e risoluta

Il presidente di Confagricoltura, nonché presidente del Copa Cogeca, Massimiliano Giansanti  intervistato da Adolfo Valente per Class CNBC, ha dichiarato al riguardo:

«Gli Stati Uniti sono il nostro secondo mercato di riferimento, dopo la Francia, e sarebbe un danno enorme. Confido che la diplomazia italiana ed europea riescano a trovare una soluzione prima del 2 aprile.» Oltre ad esportare, l’Italia importa anche soia, mais e carne bovina dagli Stati Uniti, il che potrebbe portare a un doppio danno in caso di introduzione dei dazi, motivo per cui, secondo Giansanti, le ripercussioni inflattive si farebbero sentire in maniera pesante in entrambi i continenti.

Secondo Coldiretti l’imposizione di dazi sul cibo Made in Italy negli Usa metterebbe a rischio il record di 7,8 miliardi fatto segnare nel 2024 in un mercato, quello statunitense, divenuto sempre più strategico per il settore agroalimentare tricolore, con l’ulteriore pericolo di alimentare la già fiorente industria del falso. Secondo una stima Coldiretti, un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari Made in Italy negli Usa potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più con un costo per  la sola filiera dei formaggi di circa 120 milioni.  «Nel trattare la quesitone dazi si continua a ragionare solo dell’economia reale, cioè quel che si produce, ma nessuno tiene in considerazione il tema dell’importazione dei servizi che in questo caso vengono erogati dal mercato statunitense – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. Mettere insieme questi due aspetti diventa la vera trattativa che l’Europa dovrebbe attuare

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