Esiste sempre un “oltre”

Nel settore zootecnico, come nella società, andare “oltre” significa superare modelli tradizionali e aprirsi a nuovi approcci per garantire sostenibilità, benessere animale e un futuro migliore.

cambiamento - oltre
31 Luglio, 2025

Se non esistesse qualcosa oltre a quello che si considera la perfezione, forse staremo ancora a dondolare sugli alberi di qualche giungla a cercare freschi e succosi frutti da mangiare. È stata l’inquietudine dell’uomo, il suo non essere mai pienamente soddisfatto, a farci migrare alla ricerca di luoghi con più vantaggiose opportunità.

Si emigra per offrire a sé stessi o ai propri figli un futuro migliore, oppure, talvolta, semplicemente per curiosità. Le nostre radici culturali affondano nella tradizione giudaico-cristiana, che promette un’esistenza oltre la morte — spesso immaginata come un paradiso — dove, se abbiamo vissuto rettamente, potremo godere di una felicità eterna. In modo più o meno consapevole, questa visione ci spinge a proiettarci verso un “oltre”, un domani in cui speriamo di trovare compimento e serenità.

Tanti sono i libri scritti dai grandi viaggiatori del passato che, divorati dalla curiosità per il nuovo, facevano incredibili viaggi, spesso rischiosi. Generazioni su generazioni sono state affascinate dai racconti dei viaggiatori e degli esploratori. Mi vengono in mente Walter Bonatti, i resoconti dei viaggi in Italia di Johann Wolfgang Goethe e di Sigmund Freud, quello di Lawrence alla ricerca degli Etruschi e l’affascinante Kon Tiki di Thor Heyerdahl.

La natura umana è attratta dall’ignoto e dall’assenza di confini; altrimenti non si spiegherebbe la frenesia con cui ci spingiamo verso ogni angolo del pianeta, scegliendo talvolta di vivere persino in luoghi inospitali.

E forse il vero fascino di Internet sta proprio nella sua mancanza di confini: la sensazione che, per quanto instancabilmente ci si “navighi”, non potrai mai dire di averlo visto tutto.

Senza rinnegare ciò di cui siamo fatti, esiste anche un “oltre” vicino a noi — spesso, anzi, soprattutto, immateriale. La cultura umana, che per sua natura è un bene non materiale, è fatta di un incessante susseguirsi di oltre, ossia di evoluzione e superamento di pensieri e cose che erano prima ritenute essere quanto di meglio l’uomo potesse concepire. Anche la scienza è così, mai satolla e del tutto appagata dalle proprie scoperte. Non è detto che l’“oltre” sia migliore di ciò che ci si lascia alle spalle, ma il solo fatto di immaginarlo rappresenta uno stimolo potente che deriva dal fatto che, anche se il nuovo è attraente, spesso suscita timore e resistenze in chi preferisce restare ancorato al conosciuto.

La neofobia — la paura del nuovo — è spesso il segno di una mente poco flessibile ed è uno dei grandi nemici del concetto di “oltre”. Non dimentichiamo che l’intelligenza, in fondo, altro non è che la capacità di adattarsi a situazioni nuove, e il presente, e specialmente il passato, sono molto rassicuranti.

Il “nuovo” e l’”oltre” possono essere considerati quasi sinonimi, se con “oltre” intendiamo un moto del pensiero e non il solo guardare oltre l’orizzonte, una finestra o la punta del proprio naso. La società contemporanea è un gigantesco puzzle fatto di tradizioni rassicuranti e abitudini consolidate. Tuttavia, l’ingerenza della tecnologia — che ha nel proprio DNA la spinta costante al superamento e all’inventare sempre qualcosa di nuovo — è un cerbero che ci spinge ciecamente verso il futuro, perché già il presente nel mondo occidentale sa di vecchio. Figuriamoci il passato.

Ma per quel brandello di mondo in cui è immersa Ruminantia che cosa significa l’”oltre”?

Viviamo uno strano momento di incomunicabilità tra l’ambito rurale e quello cittadino. Apparteniamo alla stessa razza, siamo figli della stessa terra, parliamo la stessa lingua e viviamo vicini ma non ci capiamo; anzi, sembra che ci si intenda sempre meno.

Andare oltre è un atto di scaltra umiltà perchè ci permette di ribaltare un problema per esplorarne le infinite soluzioni possibili. Non a caso, Ruminantia ha spesso scelto le parole “oltre” e “post” nei titoli dei propri articoli, ma anche per dare un nome alle tavole rotonde e seminari che organizza. Un esempio significativo è l’intervista intitolata “Oltre la qualità“, durante la quale abbiamo fatto alcune riflessioni con Riccardo Quintili, direttore della rivista Il Salvagente, sul concetto stesso di qualità. Un concetto verso cui le persone sembrano fatalmente attratte, ma che poi in realtà si traduce in un nulla di fatto: il consumatore continua infatti a inzeppare il carrello della spesa con le merci più pubblicizzate o che comunque costano meno. Si dice che è furbo chi si prepara sempre varie vie di fuga, e forse andare oltre è proprio questo.

Nel comunicare tendiamo a utilizzare parole importanti che, proprio per questo uso eccessivo, finiscono inesorabilmente per svuotarsi del loro significato. Nei discorsi di questi tempi moderni, ad esempio, si pronuncia infinite volte la parola “sostenibilità“, dottamente specificandone le diverse accezioni, ovvero sociale, economica e ambientale. Lo stesso accade con espressioni come “benessere animale“, “ambiente“, “ecologia” e via discorrendo, concetti importanti, certo, ma sempre più svuotati di sostanza nel linguaggio quotidiano.

Possiamo dire che ogni epoca ha i suoi mantra, e chi ha pensato bene di andare oltre ha la necessità di adottare nuove parole per riconquistare l’attenzione persa su temi anche molto delicati e urgenti. A volte, per stimolare nuovamente interesse su qualcosa, basta anche solo un modo nuovo di parlare e di esprimersi, a patto che non duri a lungo. In qualche prestigiosa scuola di arte della politica, un autorevole guru della comunicazione ha probabilmente insegnato ai politici di oggi, di ogni schieramento ideologico, a fare dichiarazioni orali ai media usando quel tipo di cantilena che utilizzavamo quando da bambini andavamo alle elementari e con la quale costruivamo quegli sfottò non per bullismo ma come parte del gioco per costruire relazioni e gerarchie. Quando li sento parlare così, personalmente cambio canale o pagina perché sembra che pensino che se non si parlassero lentamente, con frasi corte e assertive, e con quella cantilena, noi che ascoltiamo non capiremmo nulla, e ciò è estremamente offensivo.

Tantissimi cittadini hanno perso la speranza che andare oltre sia possibile, perché pensano che, come nelle realtà distopiche di tanti film, il futuro sia inevitabilmente orribile perché “non c’è limite al peggio”. Hanno dimenticato che finché ci saranno la democrazia, le tessere elettorali e associative, e le carte di credito, la gente sarà dotata di armi potentissime per cambiare le cose, ossia per andare oltre e costruire un futuro non peggiore del presente che con fatica tutti noi abbiamo costruito. Al di là delle ideologie politiche alla quali apparteniamo, abbiamo assistito, da attori o da spettatori, alla recente vicenda di Elon Musk e della sua Tesla, un esempio che dovrebbe far riflettere chi pensa che nulla cambi mai. Fantastico e amaro il servizio di Milena Gabanelli e Maria Serena Natale pubblicato su Data Room del Corriere della Sera dal titolo “Ecco perché dittatori e tiranni fanno sempre una brutta fine”, che invita a meditare sul destino di chi abusa del potere.

Tutti conosciamo il racconto del Vangelo di quando la gente gridava “Barabba” a Pilato, invece di Gesù. Molto interessante, ma profondamente nichilista, l’articolo “L’umanità sprofonda nell’abisso del cinismo” di Ece Temelkuran, pubblicato nel numero 1642 di Internazionale, che solo nell’ultima frase lascia una fievole speranza all’umanità. Pertanto, l’andare oltre può essere un modo di stare in questa società e di dargli il giusto ritmo, esattamente come fa il capovoga con i rematori.

Il nostro modo di allevare gli animali lo abbiamo costruito negli anni basandoci su un castello di certezze che la scienza e l’esperienza ci hanno fornito.

Abbiamo cristallizzato un modello di allevare gli animali pensando che non fosse possibile un oltre, o un post, e con questo abbiamo costruito check-list per valutare il benessere animale. Abbiamo nutrito miliardi di persone con cibo sano e accessibile ma è ora di andare oltre, prima che la carta di credito o il contante dei cittadini e le loro tessere elettorali facciano quello che potrebbero fare, e che in parte stanno già facendo. Potevamo spiegare le nostre ragioni alla gente ma non lo abbiamo fatto, pensando che nulla potesse cambiare lo status quo.

Andiamo oltre ora che ancora un pò di tempo è rimasto, e facciamolo prima che il popolo gridi senza possibilità d’appello: Barabba!

 

 

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