Frode ai fondi PAC: sequestri per oltre 17 milioni di euro. 48 gli imprenditori agricoli indagati

Sotto indagine un sistema che avrebbe aggirato il capping e il divieto di pascolamento da terzi per ottenere indebitamente contributi del FEAGA tra il 2017 e il 2022

vacca-pascolo
9 Ottobre, 2025

Le Fiamme Gialle di Padova hanno eseguito un sequestro preventivo da 17,2 milioni di euro nell’ambito di un’indagine su una presunta frode ai danni dell’Unione Europea legata ai contributi della PAC. Il provvedimento, disposto dal GIP del Tribunale di Padova su richiesta della Procura Europea (EPPO) – Ufficio di Venezia, coinvolge 48 imprenditori agricoli deferiti per associazione a delinquere e truffa aggravata. Secondo gli inquirenti, tra il 2017 e il 2022 sarebbero stati percepiti indebitamente oltre 20 milioni di euro di pagamenti a carico del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA).

L’inchiesta e il perimetro territoriale

L’indagine, condotta dal Gruppo GdF di Padova tra il 2021 e il 2025, si è avvalsa della collaborazione dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Macerata e Rieti, delle Sezioni Aeree di Pratica di Mare e Pescara, e del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) dei Carabinieri di Rieti. Le persone indagate risultano domiciliate in Veneto e in altre aree del Paese, tra cui Ascoli Piceno, Brescia, L’Aquila, Macerata, Mantova, Perugia, Teramo, Rieti, Torino.

I due filoni della presunta frode

Dalle perquisizioni, intercettazioni, accertamenti bancari, acquisizioni documentali presso Aziende Sanitarie di diverse regioni, appostamenti e sorvoli aerei, sarebbe emerso un doppio meccanismo illecito.

Il primo avrebbe riguardato il frazionamento di un’unica azienda padovana in dodici società “di comodo” distribuite tra Veneto, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, così da eludere i limiti agli aiuti diretti fissati dalla disciplina del capping (tetto massimo di 500.000 euro annui per singola azienda).

Il secondo filone, invece, sarebbe stato finalizzato ad aggirare il divieto di pascolamento svolto da terzi introdotto nella normativa nazionale dal 2015. In questa ricostruzione, diversi imprenditori – in possesso di titoli PAC non utilizzati – si sarebbero rivolti a due presunti promotori padovani per ottenere, solo formalmente, terreni, stalle, bestiame, pastori e veterinari, nonché i necessari servizi amministrativi e sanitari, al fine di creare i presupposti per la domanda di pagamento. In realtà, l’attività di pascolo sarebbe stata svolta da soggetti diversi dai titolari delle richieste di sostegno, con ulteriori vantaggi economici derivanti da canoni di locazione dei terreni giudicati fuori mercato.

Gli organismi pagatori coinvolti e le misure patrimoniali

Le erogazioni contestate sono riconducibili agli organismi pagatori AG.E.A., A.VE.PA., A.R.P.E.A. e Regione Lombardia. Oltre al sequestro preventivo – anche per equivalente – per 17,2 milioni, è stato disposto un ulteriore sequestro impeditivo di circa 4 milioni per bloccare il trasferimento dei titoli di pagamento che, per ciascuna campagna, avrebbero potuto generare nuove indebite percezioni.

Parallelamente, gli imprenditori sono stati segnalati alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Veneto per un danno erariale quantificato in 32,1 milioni di euro.

L’operazione punta a recuperare risorse della PAC e a tutelare la concorrenza leale tra operatori: un uso indebito degli aiuti – evidenziano gli investigatori – non solo grava sulle casse dell’UE, ma altera il mercato consentendo a chi beneficia illecitamente dei contributi di praticare prezzi artificialmente competitivi, a discapito delle aziende che rispettano le regole.

Fonte: GDF

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!