Il futuro dell’allevamento al centro delle discussioni dell’intergruppo zootecnia sostenibile del Parlamento europeo

Due riunioni UE sul futuro dell’allevamento: voce a scienziati e agricoltori per soluzioni sostenibili e settoriali

18 Luglio, 2025

L’intergruppo dedicato alla zootecnia sostenibile ha organizzato due riunioni, una il 19 giugno e l’altra il 10 luglio, entrambe consacrate al futuro dell’allevamento.

Nella prima, dal titolo “Cosa perderemmo con un drastico calo del bestiame (e perché potreste rimanere sorpresi)?, la parola è stata data agli scienziati che si sono concentrati sulla bioeconomia. Nella seconda, dal titolo “E se chiedessimo agli agricoltori la loro opinione sul futuro dell’allevamento?“, è stata fatta la scelta di dare la parola agli esperti e agli addetti ai lavori.

Nel primo incontro, il Segretario generale della Animal Task Force, Ana Sofia Santos, ha parlato del lavoro di lunga data dell’organizzazione che opera in prima linea sulle questioni legate al bestiame in Europa.

Santos ha evidenziato i contributi chiave del settore, come ad esempio:

  • convertire la biomassa di basso valore (ad esempio, residui di colture, rifiuti alimentari) in prodotti di alto valore come latte, carne, lana e letame;
  • fornire fertilizzanti organici naturali per chiudere i cicli dei nutrienti;
  • produrre biogas e digestato;
  • ridurre le emissioni di gas serra e fornire energia rinnovabile;
  • fornire servizi ecosistemici e contribuire a un vivace sostentamento rurale.

David Kenny di Teagasc, membro anche dell’Animal Task Force e attualmente responsabile del progetto STEP UP, ha parlato dei contributi del bestiame all’autonomia europea in termini di energie rinnovabili, fertilizzanti e biomateriali per la bioeconomia. Ha inoltre affermato che è tempo di riconsiderare l’allevamento non solo come produzione alimentare, ma come infrastruttura per la resilienza.

Ora in pensione, ma in passato docente presso l’Università Tecnica di Monaco, Wilhelm Windisch ha smontato il dibattito “foraggio contro cibo”, affermando che una produzione alimentare sostenibile con biomassa proveniente da pascoli e residui delle terre coltivate significa nessuna competizione per il foraggio e nessun cambiamento nell’uso del suolo. Ha poi aggiunto che i ruminanti nei pascoli sono pilastri fondamentali della sicurezza alimentare.

Dalla DG AGRI, sono intervenute Brigitte Misonne e Andrea Porcelle Capkovicova che hanno condiviso alcuni dati chiave sull’allevamento in Europa. Andrea ha informato i partecipanti che5 principali paesi produttori dell’UE rappresentano il 60% della produzione di latte e carne (esclusi carne di ovini e caprini).

Il settore lattiero-caseario si trova a un punto di svolta, caratterizzato da un rallentamento della crescita della produttività e da una ulteriore riduzione del patrimonio zootecnico lattiero-caseario, ma la produzione sta diventando sempre più sostenibile e l’UE rimane il principale sbocco per il latte prodotto internamente.

Il consumo di carne nell’UE sta leggermente diminuendo, con i cittadini che preferiscono la carne di pollo a quella suina, e le prospettive mostrano un quadro un pò variegato tra i diversi tipi di carne, in particolare con una redditività più bassa e regole di sostenibilità più severe che pesano negativamente sulla produzione di carne bovina. La DG agricoltura ha anche mostrato l’abbassamento drastico delle aziende agricole miste.

Nel secondo incontro, cinque agricoltori provenienti da diversi settori agricoli e da diversi Paesi dell’UE, hanno partecipato all’Intergruppo per l’Allevamento Sostenibile per condividere le loro opinioni sul futuro dell’allevamento.

Per il settore lattiero-caseario, Caroline Van Der Heyden allevatrice di vacche da latte in Belgio, ha parlato delle sfide legate alle malattie, alle tensioni commerciali e alla pressione politica per la riduzione delle emissioni. Ha sottolineato la necessità di rimuovere gli ostacoli all’utilizzo del RENURE. Ha inoltre lanciato un appello per una maggiore competitività del settore lattiero-caseario, per la digitalizzazione e per una certezza giuridica che garantisca il ricambio generazionale.

Per il settore suinicolo, Miguel Angel Higuera, veterinario e direttore dell’associazione spagnola dei produttori di suini, ha presentato il progetto Welfarmers, un’iniziativa del settore per individuare le migliori pratiche in materia di benessere animale. Ha richiesto maggiori investimenti nella prevenzione delle malattie e ha esortato i decisori politici a fare in modo che le normative europee non ostacolino la capacità degli agricoltori di investire nel proprio futuro.

Per il settore avicolo, Jonas Friess, allevatore di pollame in Germania, ha invocato maggiore stabilità, osservando che il continuo cambiamento delle regole e delle linee guida rende il futuro incerto. Ha inoltre chiesto ai decisori politici di considerare anche gli aspetti economici e sociali dell’agricoltura, oltre al benessere animale e agli impatti ambientali.

Per il settore ovino, il veterinario e allevatore di pecore Raul Muniz ha chiesto un maggiore riconoscimento dei settori ovino e caprino come pilastri delle comunità rurali e delle economie dell’UE. Ha affermato che l’allevamento di pecore e capre è un lavoro difficile, ma è uno dei più sostenibili in termini di produzione.

Per il settore bovino, il produttore di carne bovina austriaco Werner Habermann ha affermato che, per poter sopravvivere, gli agricoltori hanno bisogno di maggiore trasparenza, meno burocrazia e di un quadro politico adeguato a rafforzare la posizione degli agricoltori sul mercato.

Nessuna soluzione valida per tutti nell’allevamento

Nel suo primo intervento nel nuovo incarico, Elisabeth Werner, Direttrice Generale della DG AGRI presso la Commissione Europea, ha sottolineato l’importante ruolo del settore zootecnico e la necessità di garantirgli un futuro sostenibile. Ha ribadito quanto affermato nella Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione: “L’allevamento è e resterà una parte essenziale dell’agricoltura dell’UE, della competitività e della coesione.”

Riprendendo le osservazioni precedenti degli eurodeputati, ha evidenziato come la diversità delle aziende agricole europee sia centrale per un futuro sostenibile. “La diversità è ciò che rende speciale l’Europa, quindi non esiste una soluzione unica valida per tutti. Servono soluzioni mirate, adattate a ciascun settore e a ciascuna regione.”

Ha inoltre parlato del Livestock Workstream, spiegando che l’obiettivo è quello di sviluppare una diagnosi condivisa delle esigenze dei diversi settori, rivedere le misure politiche attualmente esistenti nell’UE e discutere se siano sufficienti a sostenere ulteriori innovazioni nei vari comparti.

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