La complessa semplicità della prevenzione
Un’analisi delle pratiche di prevenzione e biosicurezza negli allevamenti del Parmigiano Reggiano, tra gestione delle patologie, controllo degli accessi e riduzione dell’uso dei farmaci

Produrre latte per fare il Parmigiano Reggiano è una grande responsabilità verso la sua storia e verso il suo futuro perché nulla è per sempre, anche se fino ad ora è stata un’epopea vincente. Consapevoli di questo il consorzio di tutela ha da molti anni dato molta importanza alla produzione primaria, ossia agli allevamenti, perché solo un latte “adatto” a fare questo formaggio può garantire la continuità di un successo millenario.
Anche se la legislazione italiana ed europea relativa alla produzione del latte è identica a prescindere dall’indirizzo produttivo degli allevamenti delle bovine da latte molte sono le peculiarità che gli allevamenti collegati a questa DOP devono gestire. Sappiamo quanto sia importante il microbiota che dall’ambiente si riversa nel latte e nelle caldaie di questo che è un formaggio a latte crudo ma a lunga stagionatura. Sappiamo anche che l’erba medica e i prati stabili conferiscono sapori e colori identitari come anche i tanti divieti e limitazioni per l’alimentazione delle bovine presenti nel disciplinare.
Ormai la gente quando indossa la casacca del consumatore è sempre più esigente e integerrima nel pretendere che la qualità della vita delle bovine sia ottimale, che ci sia rispetto per l’ambiente e che i rischi di presenza di sostanze indesiderate nel cibo siano di fatto assenti. Il Parmigiano Reggiano oltre ad essere oggettivamente molto buono è sempre considerato un prodotto salutistico perché fa bene alla salute di chi lo mangia soprattutto nelle fasi della vita nelle quali l’uomo è più fragile. Questo genera aspettative uniche nell’opinione pubblica.
La sensibilità dei cittadini europei nei confronti dell’antibiotico resistenza, dei residui dei contaminanti nel cibo e in generale nei confronti della sostenibilità ambientale è molto elevata al punto di condizionare la composizione del carrello della spesa. Per dare una risposta concreta, misurabile e certificabile a questi desiderata è necessario creare le condizioni affinché si possa ridurre all’indispensabile l’utilizzo dei farmaci e di tutte le preparazioni chimiche che possono lasciare residui nell’ambiente e quindi nel latte e poi nelle carni e nel formaggio.
La coltivazione dell’erba medica e l’accudimento dei prati stabili richiede un ridottissimo utilizzo sia di concimi sintetici che di agrofarmaci per cui la strada è in discesa. Lo è invece in salita, ma questo vale per qualsiasi indirizzo produttivo, per la gestione delle patologie d’allevamento che richiedono l’impiego di farmaci veterinari e disinfettanti. Le principali patologie bovine sono quelle della mammella (mastiti), dei piedi (zoppie), della riproduzione (sterilità) e le malattie metaboliche. Esistono poi le malattie parassitarie, le patologie neonatali e quelle respiratorie. Presenti anche lesioni traumatiche legate ad un ambiente non idoneo.
Di prevenzione ce ne sono due tipi, quella diretta e quella indiretta. La profilassi diretta si mette in atto contro uno specifico patogeno e la profilassi vaccinale anche detta immunoprofilassi è l’opzione più efficacie. La diffusione della cultura della vaccinazione è quanto mai doverosa nell’ottica di migliorare la salute degli animali anche per ridurre all’indispensabile la terapia non solo antibiotica. In un recente passato nella profilassi diretta si reclutava anche la metafilassi ossia la somministrazione sistematica di antimicrobici per prevenire patologie batteriche d’allevamento come quelle enteriche e respiratorie neonatali. Oggi questo non è ovviamente più possibile se non per eventi eccezionali.
La disinfezione e la disinfestazione rimango pratica di profilassi a cavallo di quella diretta e indiretta abitualmente praticata. Interessante e meritevole di implementazione è la profilassi indiretta ossia quella che consiste in generiche misure per evitare l’ingresso e la diffusione di patologie infettive e parassitarie negli allevamenti.
Regina della profilassi indiretta è la recinzione dell’allevamento in modo da evitare che ungulati e predatori selvatici come volpi e lupi possono propagare direttamente o indirettamente ai bovini malattie infettive e parassitarie. Anche la regolamentazione degli accessi di persone diverse dal personale aziendale è un’ottima norma di profilassi come anche la dotazione di ausili di protezione a chi è autorizzato ad accedere.
Importanti sono anche tutti gli strumenti di controllo delle specie sinantropiche come topi, ratti e uccelli che sono un importante veicolo di infezioni anche gravi. Molte specie di insetti sono vettori di malattie, soprattutto quelli ematofagi, per cui i piani di controllo sono indispensabili a prescindere delle emergenze. Anche tutti gli automezzi che entrano negli allevamenti e soprattutto quelli del trasporto bestiame e di alimenti zootecnici andrebbero disinfettati e non fatti arrivare mai vicino agli animali.
Sembrerebbe scontato ripetere che la pulizia delle mangiatoie, delle aree di calpestamento e di riposo, dei punti di abbeverata, dei luoghi di mungitura e della vitellaia hanno un ruolo importante nella prevenzione delle malattie trasmissibili degli animali. L’abbinamento vaccinazioni, recinzioni, controllo degli accessi e igiene sono i capisaldi per rendere possibile un contenimento dell’uso dei farmaci destinati alla terapia.
Quello della biosicurezza è un tema complesso e specialistico che richiede molte competenze sia sulle pratiche zootecniche, sulla diffusione delle malattie e sulla tossicologia dei contaminanti. Si tratta non di una nuova competenza ma di una nuova professionalità che oggi si fa fatica a trovare specialmente se indipendente.















































































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