La lana non è uno scarto! L’appello di Copa-Cogeca

Copa e Cogeca chiedono all’UE di rimuovere le barriere normative che soffocano la valorizzazione della lana, sottolineando il suo potenziale come risorsa rinnovabile, sostenibile e circolare

lana-merino
4 Marzo, 2026

La lana non è uno scarto, è una risorsa! È ora che l’UE rimuova le barriere legali e dia impulso al settore“. E’ questo l’appello lanciato in questi giorni da Copa e Cogeca, organizzazioni che rappresentano gli agricoltori e le cooperative agricole presso le istituzioni dell’Unione europea, attraverso la pubblicazione di un position paper dedicato al futuro della filiera.

Si tratta di un tema di grande rilevanza per l’Italia, Paese con una lunga tradizione nel settore laniero e nella lavorazione della fibra, ma oggi ancora fortemente dipendente dalle importazioni. Negli anni lo abbiamo approfondito da diverse prospettive: dalle interviste agli allevatori che stanno cercando di rilanciare la filiera della lana in Italia – come nel caso di “Conservazione e salvaguardia delle razze: la scommessa di Silvia Bonomi sulla pecora Sopravissana” o “Pecora Gentile di Puglia: gli allevatori si uniscono per rilanciare la razza” – fino agli approfondimenti più tecnici, come in “Il filo d’Arianna: il (non) problema della lana“.

Il documento

Nel testo, le organizzazioni analizzano l’attuale quadro normativo europeo e il suo impatto sugli allevatori, formulando una serie di raccomandazioni politiche per un approccio più proporzionato e pragmatico alla regolamentazione della lana. L’obiettivo è consentirne un utilizzo sicuro e sostenibile direttamente a livello aziendale, rimuovendo le barriere normative che oggi ne limitano la valorizzazione come risorsa agricola rinnovabile e circolare.

La lana è sempre più considerata un peso, nonostante le evidenti opportunità di utilizzo – spiegano Copa e Cogeca. – Sebbene sia una risorsa rinnovabile e biodegradabile, gli agricoltori e le cooperative dell’UE si trovano ad affrontare notevoli ostacoli legali e amministrativi“.

Il nodo principale, secondo le organizzazioni, riguarda l’inquadramento previsto dal regolamento (CE) n. 1069/2009 sui sottoprodotti di origine animale, che classifica la lana grezza proveniente da animali sani in una categoria che comporta restrizioni giudicate sproporzionate per la sua manipolazione, commercializzazione e utilizzo.

Le conseguenze, per Copa e Cogeca, sono evidenti: la filiera europea della lana si è progressivamente indebolita, i prezzi sono crollati e spesso non coprono nemmeno i costi della tosatura. A peggiorare il quadro contribuiscono la limitata capacità di trasformazione interna all’UE e la chiusura di importanti mercati di esportazione, con il risultato che crescono le scorte invendute nelle aziende agricole e aumenta lo smaltimento della lana come rifiuto.

Una situazione ritenuta economicamente insostenibile e in contrasto con la strategia europea per la bioeconomia e con gli obiettivi di economia circolare.

Le proposte

In questo scenario, le raccomandazioni del Copa e della Cogeca puntano a liberare il potenziale inespresso della lana, incentivandone  la commercializzazione e la valorizzazione, rivedendone la classificazione giuridica, promuovendone l’uso in azienda e sostenendo l’innovazione.

Attraverso un quadro normativo più coerente la lana potrebbe tornare a essere un sottoprodotto di valore anziché un costo per le imprese agricole, contribuendo alla circolarità aziendale, alla salute del suolo e alla sostenibilità complessiva del settore.

Il Copa-Cogeca chiede quindi azioni concrete inserite nell’ambito della strategia dell’UE per la bioeconomia e della futura strategia dell’UE per l’allevamento.

Eliminando le barriere giuridiche inutili, l’UE può trasformare un problema crescente in un’opportunità per un’agricoltura sostenibile“.

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!