Qualità del latte come indicatore di benessere animale: diversi sistemi di stabulazione a confronto

Uno studio multidisciplinare condotto su 198 allevamenti da latte in Italia evidenzia relazioni significative tra condizioni di stabulazione, benessere animale e parametri qualitativi del latte bovino

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12 Maggio, 2025

Il benessere animale è da tempo al centro dell’attenzione nel dibattito pubblico e scientifico, non solo per ragioni etiche, ma anche per l’impatto diretto sulla qualità delle produzioni zootecniche. Se il legame tra una buona gestione aziendale e la salute degli animali è ormai consolidato, meno immediata è la comprensione delle implicazioni qualitative che ciò comporta sulla produzione lattiero-casearia. Il recente studio pubblicato sull’Italian Journal of Animal Science da un gruppo di ricercatori delle Università di Padova e Bologna, in collaborazione con il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA), fornisce nuove e solide evidenze a riguardo.

Metodologia dello studio

L’indagine ha coinvolto 198 allevamenti situati nell’Italia settentrionale, con una prevalenza di vacche Frisone ma anche presenza di razze Simmental, Bruna, Rendena e Grigio Alpina. Gli allevamenti sono stati distinti in due tipologie di stabulazione: libera (loose housing system, LHS) e fissa (tied housing system, THS). In ciascuna azienda è stata effettuata una valutazione del benessere animale secondo il protocollo ClassyFarm, ufficialmente riconosciuto dal Ministero della Salute e adottato su scala nazionale per il monitoraggio delle condizioni di allevamento.

Contestualmente, sono stati analizzati oltre 6900 campioni di latte di massa prelevati nel corso del 2022. I  campioni di latte sfuso erano stati raccolti in media 2,99 volte (DS = 0,17) al mese dall’autista del camion del centro di raccolta del latte, e regolarmente analizzati per la valutazione del pagamento del latte presso il laboratorio dell’Associazione Allevatori del Veneto (ARAV, Vicenza, Italia). Ai fini dello studio, i campioni sono stati sempre refrigerati e trasportati al laboratorio del latte per l’analisi entro 4 ore dalla raccolta, per valutare parametri compositivi e igienico-sanitari quali:

  • Conta delle cellule somatiche (SCC)
  • Carica batterica totale (TBC)
  • Contenuto di grasso, proteina e lattosio
  • Urea
  • Caseina, β-lattoglobulina, α-lattoalbumina
  • Acidi grassi (saturi, monoinsaturi, polinsaturi, omega-3 e omega-6)

Risultati principali

I risultati hanno evidenziato come ad un miglior livello di benessere animale corrispondono in media parametri più favorevoli nella qualità del latte, indipendentemente dal tipo di stabulazione. Gli allevamenti classificati come “eccellenti” secondo ClassyFarm presentano, ad esempio, un contenuto medio più elevato di lattosio e una riduzione significativa della carica batterica e del punteggio delle cellule somatiche, entrambi indicatori sensibili della salute mammaria.

Particolarmente interessante è anche l’aumento delle frazioni proteiche, in particolare caseina e proteine totali, riscontrato negli allevamenti a stabulazione fissa con punteggi di benessere più alti. Questi risultati suggeriscono un potenziale valore aggiunto del benessere animale anche in termini di qualità tecnologica del latte.

Dal confronto tra i due sistemi di stabulazione, emergono differenze strutturali e gestionali che si riflettono sulle performance produttive e sanitarie. Le aziende a stabulazione libera presentano in media punteggi di benessere più alti (78,82%) rispetto a quelle a stabulazione fissa (72,56%), nonché valori superiori in quasi tutte le aree analizzate: biosicurezza, strutture, gestione e indicatori basati sull’animale. In particolare, le aziende con sistema libero mostrano una migliore pulizia degli animali, minori tassi di mortalità e spazi più adeguati, elementi che incidono positivamente anche sulla qualità igienica del latte.

Tuttavia, la complessità delle interazioni emerse dallo studio suggerisce cautela nell’interpretazione univoca dei risultati. Alcuni parametri, come il contenuto di grasso o la concentrazione di urea, risultano influenzati anche da fattori esterni al benessere animale in senso stretto, come la dieta, la gestione dell’alimentazione e le caratteristiche ambientali. Inoltre, la presenza di allevamenti alpini con pascolamento estivo introduce variabilità nella composizione in acidi grassi del latte, rendendo più difficile una lettura lineare dei dati.

Ciò che lo studio dimostra in modo inequivocabile è che il benessere animale, valutato attraverso un sistema standardizzato come ClassyFarm, è in grado di offrire una chiave di lettura concreta anche per la qualità del prodotto finale. Le implicazioni sono rilevanti non solo per i produttori, ma per l’intera filiera lattiero-casearia, che può così valorizzare il latte proveniente da allevamenti virtuosi anche dal punto di vista del benessere. Inoltre, l’integrazione tra dati di campo e analisi di laboratorio permette di costruire un sistema di monitoraggio più completo e trasparente, utile sia per il miglioramento aziendale che per la comunicazione con il consumatore.

Conclusioni

I risultati di questo studio supportano l’ipotesi che un migliore benessere animale, valutato attraverso un protocollo sistematico, si rifletta positivamente sulla qualità del latte. In particolare, emerge come alcuni parametri – quali SCC, composizione proteica e profilo lipidico – possano fungere da indicatori indiretti di benessere, potenzialmente utili per il monitoraggio a livello di filiera.

Dal punto di vista pratico, l’integrazione tra valutazioni strutturate del benessere e analisi chimico-fisiche del latte può rappresentare una strategia vincente per promuovere una zootecnia sostenibile, in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori, garantire la redditività delle aziende e migliorare la salute animale.

Fonte:“Bulk milk quality differs across welfare levels in Italian dairy cattle farmswith different housing systems” Italian Journal of Animal Science 2025, VOL. 24, NO. 1, 910–922 https://doi.org/10.1080/1828051X.2025.2483941

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