L’Italia dei formaggi guida l’Europa per volumi di export

Nel primo semestre 2025 l’export extra-UE raggiunge 97.663 tonnellate (+5%) per 968,2 milioni di euro: sorpasso sulla Germania e domanda in crescita in mercati chiave come Regno Unito, Canada, Corea del Sud, Arabia Saudita e Australia

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2 Settembre, 2025

L’Italia compie un passo simbolico e sostanziale nella geografia lattiero-casearia europea: dopo anni di primato a valore, diventa primo Paese dell’Unione per volumi di formaggi esportati verso i mercati extra-UE. I numeri diffusi dal MASAF su dati della Commissione europea (rielaborati da Assolatte) fotografano nel primo semestre 2025 97.663 tonnellate spedite oltreconfine, per 968,2 milioni di euro, con una crescita del 5% sullo stesso periodo del 2024. Un traguardo che sancisce il sorpasso sulla Germania e certifica la competitività internazionale della nostra filiera.

Nell’analisi per destinazioni emerge un andamento particolarmente dinamico in alcuni mercati strategici extraeuropei, dove l’italian cheese rafforza posizionamento e reputazione: Regno Unito (+5,7%), Canada (+18,9%), Corea del Sud (+40,8%), Arabia Saudita (+28,4%) e Australia (+4,3%). Le rilevazioni segnalano invece un rallentamento negli Stati Uniti, complice l’incertezza sui dazi, così come in Cina e Giappone. Il quadro, pur eterogeneo, conferma una domanda robusta e diversificata che premia qualità, standard produttivi e identità territoriale dei formaggi italiani.

Sul piano europeo, le statistiche comunitarie mostrano per i primi mesi dell’anno una dinamica positiva dell’export di formaggi dell’UE verso Paesi terzi (+3,2% gennaio–aprile 2025), contesto nel quale il contributo italiano risulta determinante e sopra media.

In questo scenario si colloca la lettura politica del Ministro Francesco Lollobrigida, che definisce il risultato “un traguardo storico” e “il riconoscimento del lavoro straordinario di allevatori, caseifici e dell’intera filiera”, con l’impegno del Governo a sostenere e promuovere un comparto ritenuto strategico per l’agroalimentare nazionale. La sottolineatura del valore identitario dei formaggi italiani – come espressione di cultura, territorio e innovazione – si inserisce in una traiettoria di lungo periodo che ha visto crescere l’attenzione per qualità, sicurezza e tracciabilità.

Implicazioni per la filiera: economia, produzione, identità

L’avanzamento nei volumi consolida un percorso già visibile a valore, indicando che il portafoglio prodotti riesce a competere non solo sul prezzo medio ma soprattutto su qualità percepita e posizionamento premium. Per gli allevamenti ciò può tradursi in una maggiore stabilità della domanda e in opportunità di investimenti in benessere animale, efficienza energetica e tecnologie di stalla; per i caseifici significa pianificare capacità produttiva e stagionature in funzione di mercati con esigenze logistiche e normative differenti, presidiare la conformità agli standard e sostenere attività di marketing selettive sui Paesi più recettivi. Sul versante della logistica e del commercio estero, l’ampliamento dei flussi verso mercati lontani richiede continuità nella catena del freddo, ottimizzazione dei tempi di sdoganamento e tutela delle denominazioni.

La dimensione identitaria resta un pilastro: l’export dei formaggi italiani porta all’estero un mosaico di produzioni territoriali e di DOP/IGP che, nel loro insieme, rappresentano un capitale immateriale fatto di tecniche casearie, latte di filiera controllata e disciplinari rigorosi. Preservare questa base – contrastando evocazioni e usi impropri delle denominazioni – è condizione per difendere valore aggiunto e reputazione sui mercati globali.

Uno sguardo avanti

Il primato nei volumi extra-UE arriva in un contesto europeo segnato da disponibilità di materia prima in lieve contrazione e da un orientamento degli operatori a valorizzare formaggi e siero all’interno dell’equilibrio grassi-proteine. La sfida per l’Italia sarà consolidare il vantaggio competitivo lavorando su tre direttrici: diversificazione dei mercati per attenuare i rischi regolatori e valutari, innovazione di processo (efficienza, sostenibilità, digitalizzazione) e tutela delle indicazioni geografiche come asset distintivo del Made in Italy lattiero-caseario. La fotografia di metà anno dice che la domanda c’è! trasformarla in crescita strutturale dipenderà dalla capacità di tutta la filiera – dagli allevamenti ai consorzi di tutela, fino alle reti distributive – di mantenere standard elevati e presidio commerciale nei mercati più dinamici.

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