Oltre i latticini “light”. La comunità scientifica rivaluta i grassi del latte
Dalla salute cardiometabolica all'obesità infantile, le nuove evidenze invitano a rivalutare il ruolo del contenuto di grassi e della matrice alimentare di latte e latticini

Per molti anni le linee guida alimentari hanno consigliato di evitare i latticini interi a favore di quelli light, con l’obiettivo di ridurre l’assunzione di grassi saturi e proteggere il cuore. Tuttavia, già da tempo, la ricerca scientifica ha iniziato ad evidenziare una possibile nuova prospettiva sul tema. Tra gli studi più recenti ne troviamo uno divulgato ufficialmente a fine giugno 2026 sul sito della Temerty Faculty of Medicine dell’Università di Toronto e finanziato dal Dairy Research Cluster 3 nell’ambito del programma AgriScience del partenariato agricolo canadese e dal programma Mitacs Accelerate. In esso si riportano i risultati di una sperimentazione, coordinata dal professor Harvey Anderson e pubblicata integralmente sulla rivista The Journal of Nutrition nell’articolo “The Effect of Three Daily Servings of Full-Fat Dairy for 12 Weeks on Body Weight, Body Composition, Energy Metabolism, Blood Lipids, and Dietary Intake of Adults with Overweight and Obesity“.
Tre porzioni al giorno di latticini interi: quale effetto?
Lo studio ha coinvolto per 12 settimane 74 adulti in sovrappeso o obesi. I partecipanti sono stati divisi in gruppi: alcuni hanno seguito una dieta a basso contenuto di calorie e pochissimi latticini, mentre altri hanno aggiunto alla loro alimentazione quotidiana tre porzioni di latticini interi tradizionali, come latte intero, formaggio e yogurt greco.
Al termine delle 12 settimane, i ricercatori non hanno osservato aumenti significativi del peso corporeo, della massa grassa o dei livelli di colesterolo e glicemia nei gruppi che consumavano latticini interi. Nei gruppi che consumavano tre porzioni giornaliere di latticini interi si è inoltre osservato un miglioramento dell’apporto di calcio e proteine; nel gruppo ad libitum è stata rilevata anche una modesta riduzione della pressione sistolica. Nel complesso, i risultati indicano che, nell’ambito di una dieta equilibrata, il consumo di tre porzioni giornaliere di latticini interi non ha determinato effetti sfavorevoli significativi sui principali parametri antropometrici e metabolici valutati.
Come si spiega questo risultato (apparentemente) sorprendente?
Secondo il professor Anderson, la risposta sta nella cosiddetta “matrice lattiero-casearia” . Gli alimenti non vanno valutati solo in base ai singoli nutrienti isolati, come i grassi saturi. Nei latticini, infatti, le proteine (caseina e sieroproteine) sono legate insieme ai grassi e ai sali minerali in una struttura fisica complessa, motivo per cui si invita a considerare l’interazione tra grassi, proteine, minerali e struttura fisica dell’alimento, piuttosto che valutarne gli effetti esclusivamente sulla base del singolo nutriente.
Questi risultati appaiono particolarmente rilevanti per le persone anziane, che pur avendo un fabbisogno energetico complessivo inferiore, potrebbero avere difficoltà ad assumere una quantità sufficiente di proteine e nutrienti. Per loro, infatti, poter consumare latticini con la consapevolezza di non aumentare il rischio di diabete e altre malattie croniche, può rappresentare un’opzione molto interessante.
Più in generale, lo studio rafforza il concetto essenziale di quanto sia importante valutare gli alimenti nella loro interezza, anziché giudicarne gli effetti sulla base dei singoli nutrienti. Un approccio che trova riscontro anche in altre ricerche riguardanti il ruolo dei latticini nella salute.
Studi e dati ad oggi disponibili
Nel presentare i risultati, lo stesso professor Anderson sottolinea, infatti, che sono molti gli studi che non hanno riscontrato alcuna associazione tra il consumo di latticini interi e conseguenze negative per la salute. Nel 2018, ad esempio, un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Mahshid Dehghan, Andrew Mente e Sumathy Rangarajan, nell’ambito del grande progetto epidemiologico PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), ha pubblicato su The Lancet un lavoro (“Association of dairy intake with cardiovascular disease and mortality in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study“) sul rapporto tra consumo di latticini, malattie cardiovascolari e mortalità. L’analisi ha coinvolto oltre 136.000 adulti di 21 Paesi, seguiti per circa 9 anni, distinguendo anche tra latticini a basso e ad alto contenuto di grassi. I risultati hanno evidenziato un’associazione tra un maggiore consumo di latticini e un minor rischio di mortalità e di eventi cardiovascolari maggiori. Trattandosi di uno studio osservazionale di coorte, i dati non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma hanno contribuito a riaprire il dibattito sul ruolo dei latticini, compresi quelli interi, nell’alimentazione e nella salute cardiovascolare.
Latte intero e obesità infantile
Anche in ambito pediatrico diverse ricerche stanno riaprendo il dibattito sulle indicazioni alimentari tradizionali. Una revisione sistematica e meta-analisi condotta da ricercatori dell’Università di Toronto e del St. Michael’s Hospital, pubblicata nel 2020 sull’American Journal of Clinical Nutrition (leggi qui), ha analizzato 28 studi osservazionali riguardanti circa 21.000 bambini, rilevando che quelli che consumavano latte intero presentavano una probabilità di sovrappeso o obesità inferiore del 40% rispetto ai coetanei che consumavano latte parzialmente scremato; nessuno degli studi mostrava un vantaggio del latte a ridotto contenuto di grassi.
A seguito di tali osservazioni, Jonathon Maguire, autore principale della ricerca nonché professore associato di pediatria e scienze della nutrizione presso l’Università di Toronto e pediatra e ricercatore presso il St. Michael’s Hospital, ha voluto approfondire, con i suoi colleghi, il potenziale rapporto tra il latte intero e un minor rischio di obesità in uno studio chiamato Cow’s Milk Fat Obesity Prevention Trial (COMFORT). Le evidenze raccolte mettono in discussione l’ipotesi che la scelta di un latte a ridotto contenuto di grassi offra necessariamente un vantaggio nella prevenzione dell’obesità infantile rispetto a quello intero. Sebbene siano stati proposti diversi meccanismi biologici, la teoria principale è che i bambini possano sentirsi più sazi dopo aver consumato latte intero e quindi meno propensi a cercare calorie da cibi poco salutari.
Questi risultati trovano ulteriore riscontro in una più recente analisi prospettica del 2025, guidata da Kozeta Miliku sempre dell’Università di Toronto (leggi qui), basata sui dati del CHILD Cohort Study, nella quale il consumo di latte intero a 5 anni è risultato associato a un BMI più basso e a una probabilità di obesità inferiore del 69% a 8 anni rispetto al latte scremato.
Pur trattandosi prevalentemente di evidenze osservazionali, e quindi non sufficienti a stabilire un rapporto causale, i risultati convergono nel suggerire che la riduzione del contenuto di grassi del latte non sembra tradursi in un minor rischio di obesità infantile e spingono a rivalutare il ruolo del latte intero nell’alimentazione dei bambini.
















































































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