Pegno rotativo: la risposta della filiera bufalina alla crisi del prezzo del latte
Un finanziamento da 2 mln di euro in 24 mesi per garantire un prezzo equo e stabile ai produttori di latte di bufala. Ecco l'operazione messa in atto dall'OP CeLaB e la BCC di Capaccio Paestum e Serino

Negli ultimi anni il prezzo del latte bufalino è tornato al centro del dibattito della filiera. La forte stagionalità produttiva di questa specie, infatti, unita alle dinamiche di mercato e alle ricorrenti tensioni tra domanda e offerta, continua, a determinare significative oscillazioni del valore della materia prima, con ripercussioni dirette sulla sostenibilità economica degli allevamenti. Nei mesi invernali, quando la produzione di latte raggiunge il suo apice, il surplus di prodotto esercita una forte pressione sui prezzi, spesso portandoli al di sotto dei costi di produzione. Una situazione che, nel tempo, ha favorito fenomeni speculativi e reso fragile l’equilibrio economico delle aziende zootecniche.
Come interrompere questo circolo vizioso e restituire maggiore stabilità al mercato?
Per affrontare questa criticità, l’Organizzazione di Produttori CeLaB, in collaborazione con la BCC di Capaccio Paestum e Serino e il Gruppo BCC Iccrea, ha puntato su uno strumento già sperimentato con successo in altri settori dell’agroalimentare, introducendolo per la prima volta nel comparto bufalino italiano. Si tratta dell’applicazione del “pegno rotativo non possessorio” al latte bufalino congelato: uno strumento finanziario che consente agli allevatori di ottenere liquidità immediata senza essere costretti a vendere il latte sottocosto nei periodi di maggiore offerta, favorendo lo stoccaggio del prodotto e contribuendo a riequilibrare il mercato. Un sistema già consolidato in altre filiere agroalimentari, come quelle del Parmigiano Reggiano e del vino, ma finora mai adattato alle peculiarità del latte di bufala.
Per approfondire gli obiettivi, il funzionamento e le prospettive di questa iniziativa abbiamo raccolto le testimonianze di due dei protagonisti impegnati in prima linea nello sviluppo del progetto, ovvero: Gennaro Barra, medico veterinario titolare di un allevamento con oltre 600 bufale e un caseificio, nonché presidente della OP CeLaB e coordinatore delle OP bufaline della Campania, e Giancarlo Manzi, direttore della BCC di Capaccio Paestum e Serino.

Gennaro Barra: “Così restituiamo valore al latte degli allevatori”
Per Gennaro Barra l’iniziativa origina dall’esigenza di risolvere un problema strutturale della filiera.
«La bufala è un animale a fotoperiodo negativo, per cui produce più latte in inverno, quando, però, la domanda di mozzarella è più bassa. Questo genera un eccesso di offerta che deprime i prezzi e apre la strada alla speculazione», spiega il dott. Barra. Nei mesi invernali, infatti, il cosiddetto latte spot viene spesso acquistato a valori molto inferiori rispetto a quelli ritenuti sostenibili per gli allevatori.
«Si arriva anche a 1,10-1,20 euro al litro contro un valore di riferimento di circa 1,50 euro (approfondisci QUI). Alcuni operatori acquistano questo latte, lo congelano e lo rivendono in estate quando la disponibilità diminuisce e i prezzi salgono anche oltre i 2 euro al litro. È un meccanismo che penalizza gli allevatori e altera la concorrenza all’interno della filiera».
Da questa constatazione è nata l’idea di ribaltare il sistema, mettendo lo stoccaggio al servizio dei produttori, anziché degli intermediari. Chiaramente parliamo di filiera NON DOP, comparto in cui è concesso l’utilizzo di latte congelato.

«Il sistema progettato funzionerà così: l’OP determinerà un prezzo minimo sulla base dei costi reali di produzione sostenuti. Se il mercato, in un determinato periodo dell’anno, scenderà sotto l’importo stabilito, l’allevatore potrà conferire il latte all’Organizzazione, dove verrà congelato e utilizzato come garanzia per ottenere un’anticipazione bancaria pari all’80% del suo valore. Quando il mercato tornerà favorevole, il prodotto verrà commercializzato e l’allevatore riceverà il saldo. In questo modo il latte non sarà più svenduto e si eviterà, quindi, che il surplus invernale provochi il crollo dei prezzi».
Nel costruire il progetto, si è posta anche grande attenzione agli aspetti qualitativi. È stato definito, infatti, che ogni lotto di latte destinato allo stoccaggio, verrà sottoposto a controlli analitici e certificato dall’Organismo di Certificazione Rina Agrifood, e che la conservazione di prodotto avverrà in un impianto specializzato, che si trova a Battipaglia, dotato di sofisticati sistemi di tracciabilità.
Secondo Gennaro Barra, il pegno rotativo rappresenta, però, solamente uno degli strumenti necessari per rafforzare la competitività della filiera. Tra gli obiettivi dell’OP rientrano, infatti, anche il rafforzamento generale della tracciabilità del latte bufalino, una maggiore tutela della produzione DOP e lo sviluppo di una linea di mozzarella “frozen” di elevata qualità.
«Vogliamo blindare la tracciabilità, e per questo abbiamo proposto al Masaf che i caseifici che producono mozzarella DOP abbiano l’obbligo di acquistare esclusivamente latte bufalino dell’areale, anche per le loro linee non DOP. Questo ridurrebbe il rischio di frodi, garantendo una maggiore trasparenza della filiera. Inoltre, puntiamo sullo sviluppo di una linea “frozen” di alta qualità: una mozzarella prodotta ed immediatamente surgelata, che risulta organoletticamente superiore ad una mozzarella fresca con 15 giorni di vita. In definitiva – conclude Barra – l’obiettivo finale è costruire una filiera più equa e stabile. Se l’allevatore riceve un prezzo congruo può investire nel benessere animale, nella sostenibilità ambientale e nell’innovazione aziendale. Per questo chiediamo che le istituzioni sostengano strumenti come il pegno rotativo, contribuendo ad abbattere gli interessi bancari e i costi di stoccaggio».
Giancarlo Manzi: “un’operazione finanziaria senza precedenti per il settore bufalino”
Se Gennaro Barra ci ha raccontato e sottolineato le esigenze della filiera bufalina, con Giancarlo Manzi, direttore della BCC di Capaccio Paestum e Serino, ci siamo addentrati nei meandri dell’architettura finanziaria del progetto, al fine di fornire dei dettagli tecnici ed operativi a coloro che potrebbero essere interessati a replicarne il modello. La BCC di Capaccio Paestum e Serino fa parte del Gruppo Iccrea, il quarto gruppo bancario nazionale con 111 banche di credito cooperativo, ma è anche e soprattutto una realtà locale, molto vicina alle problematiche del territorio, motivo per cui ha voluto sostenere questo progetto sin da subito.

«L’operazione che abbiamo costruito è particolare – spiega il direttore Manzi – perché sfrutta lo strumento del pegno rotativo non possessorio, introdotto nel nostro ordinamento con il Decreto Banche 59/2016. Insieme al Dott. Gennaro Barra e al Dott. Gerardo Sica (già vicepresidente della nostra banca e presidente dell’ OP Produttori Latte Bufalino di Paestum), abbiamo cercato di “esasperare” tecnicamente questo strumento, applicandolo al latte di bufala, un bene che, a differenza del vino o del Parmigiano Reggiano, non aveva una storia consolidata come oggetto di garanzia bancaria».
Per realizzare il progetto è stato necessario costruire un tavolo tecnico che ha coinvolto la BCC di Capaccio Paestum e Serino, il Gruppo BCC Iccrea, la BCC Campania Centro, la BCC Magna Grecia, l’OP CeLaB e alcuni specialisti del credito agrario, in particolare il Dott. Mancinelli appartenente al Gruppo Iccrea.
Le sfide principali su cui si è lavorato sono la stima del prezzo e le regole per mantenere inalterato il valore del pegno, pur essendo rotativo, e la certificazione. Una volta definiti questi aspetti, ne è risultata un’operazione di finanziamento da 2 milioni di euro, configurata come un fido di conto (apertura di credito in conto corrente) con una durata di 24 mesi. Il valore del pegno è stato fissato al 142,85% del finanziamento, ovvero, in termini tecnici, a fronte di un utilizzo di 100, la garanzia deve essere pari a circa 140.
«Dal punto di vista tecnico, il pegno è registrato presso l’Agenzia delle Entrate ed è detto “rotativo” perché il prodotto può essere progressivamente utilizzato senza compromettere la garanzia. Ciò significa che il latte non rimane fermo per 24 mesi, ma può essere prelevato e venduto per la trasformazione in mozzarella o altri prodotti, a patto che il quantitativo sia ripristinato entro determinati periodi, per mantenere il rapporto di garanzia. Non si tutela, quindi, il singolo lotto, ma il valore complessivo del prodotto custodito».
Secondo il direttore Manzi, proprio questa caratteristica rende lo strumento particolarmente efficace nel comparto bufalino, dove la disponibilità di latte varia sensibilmente nel corso dell’anno.

«L’obiettivo principale di tutta questa operazione è, quindi, consentire agli allevatori di non essere costretti a vendere nei momenti peggiori del mercato solo per esigenze di liquidità. Una volta definito il modello contrattuale, auspichiamo che questa possa diventare una soluzione stabile e replicabile anche in futuro, contribuendo a dare maggiore equilibrio all’intera filiera».















































































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