Vaiolo ovino e caprino in Grecia: evoluzione dell’epidemia, misure europee e rischi legati alle vaccinazioni non autorizzate

Epidemia SGP in Grecia: oltre 404.000 capi abbattuti, misure UE rafforzate e rischio vaccini non autorizzati che complicano la sorveglianza

capra-vaccino
9 Dicembre, 2025

Negli ultimi mesi del 2025 la Grecia continua a fronteggiare una situazione epidemiologica complessa legata al vaiolo ovino e caprino (Sheep pox and Goat pox, SGP), una malattia virale altamente contagiosa che ha colpito numerosi allevamenti in diverse regioni del Paese. Le analisi tecnico-epidemiologiche più aggiornate, tra cui un rapporto pubblicato da Beacon Bio (Biothreats Emergence, Analysis and Communications Network), indicano che l’ondata epidemica ha condotto all’abbattimento di oltre 404.000 capi, con gravi ripercussioni sul tessuto produttivo ovicaprino nazionale.

Questo quadro già critico è ulteriormente aggravato da segnalazioni sulla possibile circolazione di vaccini non autorizzati, utilizzati clandestinamente da alcuni allevatori nel tentativo di limitare le perdite economiche.

Il quadro normativo europeo e la posizione ufficiale del governo greco

Dal punto di vista normativo, la Commissione europea ha aggiornato più volte nel corso del 2025 le misure di emergenza. La Decisione di esecuzione (UE) 2025/716, pubblicata in aprile, ha rafforzato le misure di biosicurezza e inasprito le restrizioni alla movimentazione degli animali nelle zone soggette a controllo. Tra il 20 marzo e il 2 aprile 2025 la Grecia ha notificato cinque nuovi focolai nelle unità regionali di Rhodopi, Magnesia e nell’isola di Samotracia (Evros), inducendo la Commissione a estendere ulteriormente le aree soggette a restrizioni e a prolungare le misure in base ai criteri del quadro normativo UE e agli standard WOAH.

Una modifica di particolare rilievo ha riguardato il divieto di movimentazione di ovini e caprini dalla Grecia verso altri Stati membri o Paesi terzi, prorogato fino al 30 settembre 2025 per prevenire il rischio di diffusione internazionale della malattia e tutelare la stabilità degli scambi intracomunitari.

Successivamente, la Decisione di esecuzione (UE) 2025/1756, emanata in agosto, ha ridefinito le zone di protezione e sorveglianza e precisato le condizioni tecniche per la movimentazione degli animali.

La posizione ufficiale del governo greco sulla vaccinazione

In questo contesto si inserisce la posizione ufficiale del governo greco, chiarita in Parlamento dal Vice-ministro dello Sviluppo Rurale e dell’Alimentazione, Christos Kellas, in risposta a un’interrogazione parlamentare.

Kellas ha ricordato che le risposte formali della Commissione europea smentiscono l’idea, avanzata da alcuni gruppi politici, secondo cui la vaccinazione non comporterebbe conseguenze commerciali. Al contrario, sia il Responsabile della Salute Animale dell’UE, Mr. Gordejo, sia il Commissario europeo per la Salute Animale, Olivér Várhelyi, hanno confermato che:

  • la vaccinazione comporta restrizioni temporanee al commercio dei prodotti di origine animale;
  • queste restrizioni derivano direttamente dal Regolamento (UE) 2023/361;
  • esse restano in vigore finché il Paese non riacquisisce ufficialmente lo status di “indenne da malattia”.

Come evidenziato dal Commissario Várhelyi, «tutte le misure e le restrizioni saranno revocate non appena il Paese dimostrerà che il virus ha smesso di circolare».

Kellas ha richiamato inoltre l’esperienza della recente epizoozia di dermatite nodulare contagiosa: la campagna vaccinale iniziata nel 2015 si è conclusa nel 2023, ma la Grecia è tuttora sotto sorveglianza e non ha ancora riottenuto lo status di indenne, a dimostrazione degli effetti prolungati che la vaccinazione può avere sulla posizione sanitaria e commerciale di un Paese.

Motivazioni tecniche del no alla vaccinazione

Il governo ha sottolineato inoltre che i vaccini attualmente disponibili:

  • non sono approvati nell’UE;
  • non sono DIVA, quindi impediscono di distinguere sierologicamente un animale vaccinato da uno infetto;
  • presentano efficacia incerta;
  • e comportano il rischio di diffusione del virus vaccinale.

Alla luce di questi elementi, Kellas ha dichiarato:

«Non vogliamo che la Tessaglia e la Grecia diventino un animale da laboratorio europeo. Respingiamo questo rischio».

La posizione del governo – ha aggiunto – non è una scelta politica, ma riflette un consenso unanime delle facoltà veterinarie, del comitato scientifico nazionale, delle associazioni interprofessionali del settore carne e latte, e degli organismi istituzionali competenti.

Vaccini illegali: una minaccia epidemiologica aggiuntiva

Parallelamente agli aggiornamenti normativi e al dibattito politico, continua a destare forte preoccupazione l’uso clandestino di vaccini non ufficiali. Un resoconto internazionale riporta che alcuni allevatori avrebbero acquistato dosi provenienti da Turchia, Giordania ed Egitto, al di fuori di qualsiasi circuito regolato dell’UE.

Le autorità veterinarie e diversi esperti nazionali hanno sottolineato che tali vaccini “non regolamentati” distorcono il quadro epidemiologico, poiché in assenza di un test DIVA non è possibile distinguere con certezza un animale vaccinato da uno infettato naturalmente.

Un rapporto ufficiale del governo greco segnala che «le vaccinazioni illegali hanno alterato il quadro epidemiologico», complicando ulteriormente la tracciabilità dei focolai. È noto almeno un caso di arresto e sequestro di fiale irregolari presso un valico di frontiera.

Questo fenomeno alimenta una “zona grigia” epidemiologica, che:

  • compromette la trasparenza del monitoraggio,
  • rende difficile interpretare i dati sierologici,
  • interferisce con le attività di sorveglianza,
  • e può favorire la diffusione silente della malattia.

Conclusioni

Il quadro rimane in rapida evoluzione e richiede una strategia integrata. Da un lato, l’Unione Europea sta adottando misure progressivamente più stringenti; dall’altro, la forte pressione economica e il ricorso a pratiche non regolamentate creano un contesto interno fragile, che rende più complesso contenere efficacemente la malattia.

La preoccupazione del governo greco è generata, anche, dalle possibili conseguenze che la vaccinazione comporterebbe sull’export di prodotti lattiero caseari, rischio ragguardevole se si considera che la feta rappresenta circa il 10% delle esportazioni alimentari nazionali.

Una gestione efficace dell’epidemia richiede, quindi, oggi: rigore sanitario, coerenza istituzionale e collaborazione attiva con le comunità rurali, affinché le misure ufficiali possano essere applicate senza ricorso a interventi non autorizzati che rischiano di aggravare ulteriormente la situazione.

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