Non si possono gestire le malattie infettive senza il coinvolgimento degli allevatori
Senza una regia nazionale unica e una comunicazione chiara ed estesa, il rischio è che la biosicurezza fallisca e gli allevatori restino soli di fronte a epidemie sempre più difficili da contenere

Tenere sotto controllo le malattie ad alta morbilità, e più in generale quelle ad andamento epidemico, è sempre più difficile, soprattutto quando ad entrare nei nostri allevamenti sono malattie “nuove” per l’Italia, come quelle esotiche. Le ragioni per cui questo avviene non sono molte, ma sono complesse da risolvere.
La gestione della pandemia di COVID-19 nei primi mesi del 2020 ha generato grande incertezza e confusione tra la popolazione, inclusi gli allevatori e gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale (IZS e ASL). Di fronte alla nuova malattia infettiva causata dal virus SARS-CoV-2 — che, al 1° giugno 2023, aveva provocato 190.517 decessi in Italia — inizialmente non era chiaro se si trattasse di un coronavirus trasmesso all’uomo tramite spillover da un animale o di un agente patogeno fuoriuscito accidentalmente dall’Istituto di Virologia di Wuhan.
Gli inevitabili provvedimenti iniziali, come le restrizioni alla libertà di movimento, seguiti dall’obbligo vaccinale, adottati in un contesto di incertezza scientifica e politica, hanno contribuito a gettare discredito sulla medicina e a diffondere un senso di diffidenza tra la popolazione. Questo clima ha rafforzato soprattutto le convinzioni dei gruppi con orientamenti negazionisti, revisionisti e complottisti, che in molti casi sono confluiti nel movimento no-vax.
I membri della comunità scientifica coinvolti dai media generalisti per informare la gente sulla pandemia, che hanno cercato di offrire spiegazioni su un virus ancora poco conosciuto, e i politici che, invece di agire nell’interesse del bene comune e guidare il Paese con responsabilità e senso dello Stato, hanno preferito “lusingare i bassi istinti delle gente” per racimolare qualche voto in più in occasione delle prossime elezioni, hanno generato gravi conseguenze.
Questo terrificante minestrone nato durante l’era Covid, unito alla libertà interpretativa delle Regioni, o addirittura delle ASL, delle disposizioni del Ministero della Salute, hanno creato le condizioni per cui ogni emergenza sanitaria legata a infezioni già presenti nel nostro Paese o provenienti da lontano (esotiche) è difficilmente risolvibile in tempi rapidi e con efficacia.
La vaccinazione, la biosicurezza e, nel caso degli animali, l’abbattimento dei capi ammalati, sono l’unica possibilità che abbiamo per gestire le malattie infettive di origine virale. L’umanità nei secoli ha maturato un profonda esperienza in merito, al punto che grandi malattie infettive ad andamento pandemico sono state quasi estinte, anche se il rischio di un loro ritorno è sempre possibile.
Il fatto che, per talune malattie, sia prevista la pratica dello “stamping-out”, ovvero dell’abbattimento di tutta la mandria, oltre ad essere stabilito dal Regolamento Regolamento (UE) 429/2016 e il Regolamento (UE) 2020/689, trova ragione nelle evidenze scientifiche come unica modalità efficace per bloccare in maniera tempestiva la diffusione del virus e prevenirne la propagazione agli allevamenti vicini.
Piaccia o no, il clima è cambiato, e il surriscaldamento della Terra e le incessanti movimentazioni di merci e persone da un continente all’altro creano le condizioni affichè specie aliene animali e vegetali, comprese le infezioni, possano saltare da una nazione all’altra senza ostacoli.
Le ultime due principali sfide nell’ambito delle infezioni virali dannose per gli animali d’allevamento sono la Lingua Blu (o Blue Tongue) e la Dermatite Nodulare Contagiosa (o Lumpy Skin Disease). La prima scorrazza quasi indisturbata in Italia da diversi anni, ed è arrivata ad oggi a 645 focolai totali concentrati prevalentemente nelle regioni centrali, mentre la seconda è una new entry di quest’anno, che conta oggi 37 focolai concentrati quasi esclusivamente nella Regione Sardegna (leggi anche “Dermatite nodulare contagiosa: salgono i focolai in Sardegna e oltralpe. Pressioni delle associazioni di categoria sarde“).
Entrambe le malattie hanno bisogno per diffondersi da un animale all’altro di insetti ematofagi come vettori e hanno quindi un andamento stagionale, temendo solo il freddo dell’inverno che negli anni è però diventato una antico ricordo. È a questo punto bene ricordare che il surriscaldamento della Terra provoca un aumento delle temperature medie, minime e massime, e un aumento della frequenza dei fenomeni estremi, ossia siccità e alluvioni. In questo contesto è ampiamente probabile che sempre più malattie esotiche giungano in Italia favorite dall’arrivo di nuovi vettori attirati da un clima a loro più favorevole che in passato.
Sarebbe pertanto ragionevole che uno Stato definisca un metodo univoco per fronteggiare queste emergenze, e che nei casi gravi accentri i poteri centrali per prevenire libere interpretazioni e scuole di pensiero nella gestione di queste situazioni, e questo a prescindere dai politici e dai capi popolari in cerca di visibilità.
E’ questa la strategia messa in campo, ad esempio, dalla Francia, che già lo scorso anno per contenere la diffusione del virus della Blue Tongue sul territorio nazionale ha attivato attraverso il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare un piano d’azione coordinato che include una massiccia campagna vaccinale (leggi anche “Blue Tongue: la Francia potenzia la strategia vaccinale con due milioni di dosi aggiuntive“). Stessa strategia è stata attivata per contenere i focolai della dermatite nodulare contagiosa, come abbiamo visto in questo articolo.
Per fronteggiare il dilagare di queste infezioni, che creano danni incalcolabili alle filiere del latte della carne, il Servizio Sanitario Nazionale (ISS, MinSan, IZS e ASL) deve informare su cosa è necessario fare in primis gli allevatori, i veterinari liberi professionisti e tutte le figure professionali che frequentano gli allevamenti per ragioni commerciali.
Che ci sia “fame” di informazioni chiare e precise, e necessità di punti di riferimento a cui rivolgersi, è indiscutibile. Lo abbiamo toccato con mano ricevendo email e telefonate in redazione da parte di allevatori e lo testimoniano i dati di lettura dei bollettini che stiamo pubblicando settimanalmente sulla nostra rivista. Parliamo di quasi 50mila visualizzazioni per la Dermatite Nodulare Contagiosa e oltre 26mila per la Blue Tongue.
Per essere efficaci le informazioni devono essere poche, semplici e non devono lasciare spazio a libere, e spesso fantasiose, interpretazioni.
Considerando che, secondo i dati della Banca Dati Nazionale (BDN), in Italia sono presenti 115.300 allevamenti bovini da latte e da carne, 2.230 allevamenti bufalini (dati al 15 luglio 2025), e 106.518 allevamenti ovini e caprini (dati al 30 giugno 2025), oltre a una vasta rete di stakeholder, risulta evidente che fornire indicazioni corrette e univoche a circa 224.000 imprese zootecniche rappresenta una sfida complessa. Organizzare incontri locali in presenza, con il rischio di interpretazioni divergenti legate a diverse “scuole di pensiero”, potrebbe causare più confusione che benefici.
È quindi fondamentale garantire una comunicazione chiara e uniforme su tutto il territorio nazionale, in particolare riguardo alle norme per il controllo degli insetti vettori, alle motivazioni che rendono necessari gli abbattimenti e alle modalità di indennizzo. Gli allevatori devono ricevere risposte certe e trasparenti, e gli indennizzi per gli animali deceduti a causa della malattia o abbattuti per motivi sanitari devono essere erogati con gli stessi importi e negli stessi tempi, a prescindere dal comune di appartenenza.



















































































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