Quanti nitrati ci sono effettivamente nella dieta delle bovine

Il Laboratorio Analisi Zootecniche di Gonzaga ha quantificato il contenuto di nitrati presente in media negli alimenti zootecnici destinati ai bovini in Italia. Un'analisi importante per conoscere l'andamento di questi contaminanti pericolosi per la salute degli animali

21 Agosto, 2025

Molte possono essere le sostanze indesiderate presenti negli alimenti che arrivano alle bovine da latte che possono causare disturbi alla loro salute. Tra queste ci sono i nitrati (NO3), che troviamo normalmente negli alimenti zootecnici a dosaggi variabili in base a molti fattori.

Le piante assorbono azoto dal terreno preferibilmente sotto forma di nitrati, per poi trasformarlo in proteine vegetali. Questo assorbimento è rapido mentre la conversione in proteina è lenta. Ci sono poi condizioni concomitanti, come l’alto livello di nitrati nel terreno dovuto ad eccesso di concimazioni o ad un improprio spandimento di deiezioni, che ne provocano un’elevata presenza nelle piante.

I nitrati ingeriti dagli animali vengono in parte ridotti a nitriti nell’ambiente riducente del rumine.

I nitrati in sé hanno una bassa tossicità (attività caustica sulle mucose del tratto digerente) mentre i nitriti che non vengono convertiti in ammoniaca dalla flora microbica, vengono assorbiti dalle pareti del rumine e quando nel sangue vengono in contatto con l’emoglobina la trasformano in metaemoglobina (MetHb), che determina forme di anossia di vario grado. Normalmente la metaemoglobina rappresenta il 2-3% dell’emoglobina ma può arrivare, nelle forme cliniche di intossicazione da nitrati, al 40-50%.

Nei bovini, ed in particolare nelle vacche da latte, è difficile arrivare alla sintomatologia acuta, che determina animali poco reattivi, spasmi muscolari, andatura barcollante, respiro accelerato e morte. Anche nei livelli d’intossicazione più bassi si possono però osservare mucose decolorate, sangue scuro e vagina bruna.

Nei ruminanti da latte si sospetta una intossicazione sub-clinica da nitrati e nitriti nel caso di una frequenza di aborti elevata dovuta al ridotto scambio di ossigeno tra madre e feto. Anche se privo di una sufficiente “robustezza” scientifica, viene consigliato di non superare negli animali adulti il valore di 500 milligrammi/Kg (ppm) sull’unifeed o 10 g/capo giorno per non avere un quadro sub-clinico.

Per questi motivi è bene monitorare costantemente la concentrazione di nitrati nell’unifeed di lattazione, asciutta e manze, e confrontarsi sia con i valori ritenuti pericolosi sia con quanto viene quantificato nel laboratorio.

Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2025 sono stati analizzati 2500 campioni di unifeed per bovine in lattazione con l’obiettivo di quantificare la presenza di nitrati. Il valore medio riscontrato è stato di 745 ppm (mg/kg) mentre la mediana è stata di 579 ppm. Considerando un’ingestione media annuale di 25 kg di sostanza secca, dai nostri campioni risulta che l’ingestione media di nitrati nelle bovine in lattazione è di 18,6 grammi al giorno. Pur tuttavia, il 16% di questi campioni ha dato valori compresi tra 1200 e 6000 ppm.

La distribuzione nei foraggi

Negli anni ’90 iniziammo a determinare il contenuto di nitrati nei fieni e negli insilati con una discreta frequenza; fino al 2003 era sorto un quadro abbastanza chiaro sulla loro diffusione, evidenziando 2 livelli medi di concentrazione (se si escludono situazioni climatiche estreme e pessime pratiche agricole):

  • Primo livello: tra 50 e 200 mg/kg SS circa (media fisiologica della dotazione in nitrato dei foraggi).

  • Secondo livello: media dei foraggi coltivati in zone ad elevata intensità zootecnica con valori all’incirca tra 400 e 800 mg/kg SS.

Entrambe le categorie (Fisiologica e Intensiva) stanno però progressivamente subendo gli effetti delle sempre più frequenti situazioni climatiche estreme: lo stress idrico è infatti diventato la causa principale della mancata metabolizzazione dell’azoto dalla forma nitrica.

(Attualmente le zone ad elevata intensità zootecnica sono soggette ai regolamenti del Testo Unico Ambientale DL 152/2006, che ha portato ad un maggior controllo e mitigazione del fenomeno di diffusione dei nitrati.)

Nelle 4 tabelle riportate di seguito possiamo vedere la distribuzione dei nitrati tramite range di concentrazione nei principali foraggi negli anni 2018-2025.

a – la mediana indica il valore medio della maggioranza dei campioni, sono esclusi i valori troppo bassi e troppo alti.

Nella fascia sotto i 2000 ppm (gialla) troviamo il 60% delle mediche e tre graminacee. Il quadro delle mediche peggiora però nella fascia tra 2000 e 4000 ppm (viola) dove si trova il 25% dei campioni.

Le mediche, insieme al loietto, sono i fieni con più alto carico di nitrati in tutte le fasce. Nel gruppo “fieni”, tranne il 1 Tg, il 10% dei fieni ha poi valori importanti tra 4000 e 6000 ppm (rosso scuro). 

I fieni di graminacee polifita e le paglie presentano un quadro migliore poichè il 75% sono sotto i 2000 ppm (giallo). Nei polifita è evidente l’aumento del carico di nitrati all’aumentare del tenore proteico (rosso scuro): i nitrati, quindi, si incrementano con l’anticipazione del taglio così, come da letteratura, avviene con la maggiore concentrazione nei cereali immaturi.

Infine, il sorgo e il panico presentano la situazione più critica; hanno infatti una distribuzione propria mostrando un carico notevole e costante da 50 a 30000 ppm.

riepilogo insilati non mais

Il 70-80% degli insilati (tranne i loietti e le mediche) hanno valori sotto i 1000 ppm (giallo) e il 10-15% è tra 1000 e 2000 ppm (viola). L’orzo e il triticale sono poco rappresentati numericamente ma li possiamo considerare coerenti con questo gruppo giallo-viola.

Il quadro peggiora per i loietti, le mediche e il sorgo dove compaiono elevate percentuali nelle fasce 2000-6000 ppm (rosso): il loietto e il sorgo hanno il quadro peggiore, con presenze anche tra i 10000 e i 30000 ppm.

Per i silomais sono state abbassate le classi poichè meno contaminati. Gli insilati di mais “secchi”, ovvero con umidità inferiore al 64%, oppure “umidi”, con umidità maggiore del 68%, presentano valori di nitrati importanti fino a 1000 ppm in tutte le fasce.

I silomais “umidi” presentano il quadro peggiore (rosso); infine, i silomais ad umidità 64-68% mostrano un decremento costante di NO3.

Quanti nitrati nell’unifeed?

Al fine di valutare ciò che arriva mediamente alla bocca degli animali abbiamo raccolto in statistica la distribuzione di NO3 negli unifeed bovini per classi di concentrazione (in campionature consegnate al Laboratorio dal 2018 al 2025, in prevalenza del Nord Italia, vedi Nota¹).

Abbiamo suddiviso i valori di nitrati in classi percentuali incrementali di 300 ppm e oltre: la colorazione del range da verde ad arancione scuro evidenzia come spesso siano raggiunti tenori fortemente critici per la salute dell’animale.

Di seguito, i dati ottenuti (espressi in mg/kg SS della razione) negli ultimi 6 anni sugli unifeed lattazione, asciutta e manze.

In Lattazione, circa il 50% dei campioni sono nella zona di sicurezza sotto i 600 ppm, il 19% si trova in zona di preallarme tra 600 e 900 ppm (su questi è consigliabile fare monitoraggio) e il 13% è in zona di allarme tra 900 e 1200 (su cui intervenire). Il 16% degli unifeed lattazione sono sopra i 1200 ppm (sono quelli su cui intervenire urgentemente).

Va ricordato che questa distribuzione di nitrati su valori di allarme (e oltre) è dovuta anche alla presenza di campioni già sospetti/incriminati per la presenza di problemi di salute o calo di produzione (vedi Nota 1).

In Asciutta abbiamo cambiato l’ampiezza dei range superiori a 1200 ppm per la notevole ampiezza di valori. Anche in questa categoria il 50% dei campioni si trova al di sotto dei 600 ppm ma solo il 10% è in zona di allarme; il problema è che il 25% dei campioni presentano livelli superiori a 1200 ppm, con l’8% del totale a 2000-4000 ppm.

Interessante la diminuzione del 10% del range 900-1200, probabilmente correlata agli interventi fatti per abbassare il tenore di nitrati in lattazione (fieni con valori alti in lattazione vengono inseriti in asciutta) oppure alla ridotta “diluizione” ad opera dei concentrati.

Anche per le Manze abbiamo definito la stessa ampiezza dei range delle Asciutte. Qui solo il 35% dei campioni si trova nella zona di sicurezza e il 37% presenta livelli superiori a 1200 ppm, con il 14% tra i 2000 e i 4000 ppm. Anche per le manze si può ipotizzare il fenomeno secondario degli interventi fatti in lattazione per abbassare il tenore di nitrati.

Le problematiche in stalla

Correlazione riscontrata tra i tenori di nitrati sul totale della razione e problematiche presenti in stalla

Considerazioni

Già a livelli compresi tra 400 e 1000 mg/kg SS nell’unifeed consigliamo un monitoraggio dei fieni presenti in azienda, anche con metodiche semiquantitative, al fine di combinarli per ottenere il tenore minimo di contaminazione.

La distribuzione dei nitrati in campo è molto irregolare, e quindi anche quella delle rotoballe provenienti dallo stesso campo. Di conseguenza, nei fieni si raccomanda l’uso del carotatore che è in grado di campionare i successivi strati del ballone. Vanno monitorati più balloni e l’analisi dell’unifeed può rappresentare uno screening molto efficiente.

Le correlazioni tra le problematiche ed i tenori di NO riportate sono molto variabili da mandria a mandria, in relazione soprattutto al livello di ingestione, alla modalità di somministrazione, alla efficienza e velocità di transito ruminale, e alla composizione della razione (presenza di carboidrati facilmente fermentescibili). Una ridotta ruminoattività amplifica la problematica, così come un rumine in perfetta efficienza potrebbe, potenzialmente ed a medi livelli di contaminazione, ridimensionarla.

Grande attenzione va posta all’uso di foraggi molto contaminati in razioni di asciutta/manze, dove non avviene la diluizione di circa il 50% con concentrati.

Rileviamo, inoltre, un’elevata concentrazione di NO in foraggi provenienti da terreni poco o per nulla concimati con liquami/letame, così come tagli successivi dallo stesso appezzamento forniscono foraggi con concentrazioni non rispondenti al teorico progressivo esaurimento della dotazione del terreno. Presumibilmente, in questi casi, lo stadio vegetativo e l’andamento climatico giocano un ruolo prevalente rispetto alla dotazione del suolo.

Proprio in relazione al mutamento climatico osserviamo negli ultimi anni un’elevata contaminazione soprattutto nei tagli centrali (Luglio–Agosto) di medica, sicuramente da attribuire alla mancata metabolizzazione dell’azoto assorbito a causa dell’incremento dello stress idrico.

Un contributo al tenore di nitrati complessivo potrebbe venire (seppure raramente) anche dall’acqua di abbeverata: ogni 10 mg/L di contaminazione in NO dell’acqua corrisponde ad un incremento finale di 40 mg/kg da sommarsi all’unifeed (considerando che 1000 mg/capo/giorno provengono quindi dall’acqua per 100 litri di abbeverata).

Per armonizzare il dato con l’unifeed dividiamo i 1000 mg dell’abbeverata per 25, considerando ad esempio un’ingestione di 25 kg di sostanza secca dell’unifeed.

La presenza di nitrati nell’acqua deve sempre essere oggetto di approfondimento al fine di stabilirne l’origine, che può essere idrogeologica o per contaminazione (da scarichi urbani, dagli stessi allevamenti zootecnici, dalle acque provenienti dal dilavamento dei terreni trattati con fertilizzanti e dagli scarichi industriali).

Nelle acque, inoltre, possiamo trovare i nitriti, assenti invece nei foraggi. Questo eventuale apporto crea le stesse problematiche dei nitrati.

Conclusioni

In relazione alle problematiche sopra esposte, l’analisi dell’unifeed può rappresentare uno screening molto efficiente; in considerazione del dato ottenuto, il controllo dei fieni può avvenire successivamente.

Il dosaggio dei nitrati ha tempi analitici brevi e costi contenuti in molti laboratori. Si consiglia pertanto il controllo della razione unica sia come prevenzione ma anche nel caso di problematiche come indicatonel terzo paragrafo.

Nota 1: il Laboratorio Analisi Zootecniche non fa monitoraggio ma esegue analisi di alimenti su commissione; pertanto, i campioni consegnati sono suddivisibili in due categorie spesso da noi non conosciute: la prima sono i campioni già sospetti della presenza di nitrati (che generano una statistica fuorviante); la seconda riguarda quei campioni analizzati in misura preventiva o conoscitiva spesso in assenza di problemi (statistica di monitoraggio). La seconda è la più corretta, ovvero realistica della distribuzione dei nitrati in razione. La nostra statistica quindi fornisce risultati aggregati ma ugualmente significativi.

Nota 2: considerazioni desunte da letteratura e dalle informazioni riportate da nutrizionisti, tecnici e allevatori messe in relazione con i risultati ottenuti. Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di evidenziare la diffusione dei nitrati e non intende sostituire il parere, la diagnosi o il trattamento del Medico Veterinario.

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Da leggere - Luglio 2026

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