Dare valore ad ogni sorso: consumo e monitoraggio dell’acqua negli allevamenti bovini
Le ricerche condotte dalle Università di Bologna e Padova hanno permesso di sviluppare modelli di stima dell’assunzione d’acqua e dell’efficienza idrica individuale nei bovini da latte e da carne, evidenziando diverse variabili e prospettive applicative per la gestione zootecnica sostenibile.

Alcune esperienze di ricerca accademica per comprendere e migliorare l’efficienza idrica in stalla
L’acqua è uno degli elementi più critici — e spesso sottovalutati — nella gestione degli allevamenti bovini. Sebbene sia essenziale per garantire benessere animale, produttività ed efficienza aziendale, l’assunzione idrica a livello individuale e il comportamento di abbeverata rimangono ancora oggi poco indagati, sia nelle vacche da latte che nei bovini da carne. Le difficoltà tecniche legate al monitoraggio continuo, unite alla limitata disponibilità di dispositivi affidabili e accessibili, hanno finora ostacolato una raccolta sistematica di dati su questo tema, in particolare negli allevamenti a gestione intensiva.
Negli ultimi anni, tuttavia, l’introduzione di tecnologie di rilevamento automatico ha aperto nuove prospettive per lo studio del fabbisogno idrico e del comportamento di abbeverata degli animali in stalla.
In questo articolo vengono presentati alcuni risultati di ricerca frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna e il Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute dell’Università degli Studi di Padova relativi all’uso della risorsa acqua in bovini da latte e da carne.
Gli studi, condotti con approcci complementari, hanno permesso di monitorare il comportamento di abbeverata nell’arco delle 24 ore e di esplorare le possibilità di stima dell’efficienza idrica a livello individuale, con l’obiettivo di migliorare la gestione quotidiana di questa risorsa e contribuire alla sostenibilità del sistema zootecnico.
Analisi dell’efficienza idrica nella stalla delle vacche da latte
Presso la stalla didattica dell’Università di Bologna situata ad Ozzano dell’Emilia (BO) sono in corso degli studi con l’obiettivo di analizzare il comportamento di abbeverata delle vacche da latte, sviluppare dei modelli per stimare l’assunzione idrica reale (WI, L) ad ogni abbeverata e calcolare l’efficienza idrica per ogni animale (EFFW, L/Kg latte).
Nelle prime fasi sono state condotte due indagini in parallelo sfruttando fenotipi raccolti in un numero limitato di bovine di razza Frisona stabulate a posta fissa per un periodo di circa 4 settimane negli ultimi due anni a fini sperimentali. Grazie all’installazione di specifici contatori e mangiatoie individuali, sulle vacche in prova sperimentale nella stalla è stato possibile misurare non solo la quantità di alimento ingerito giornalmente, ma, per ogni evento di abbeverata, i singoli valori di WI e la durata dell’abbeverata stessa.
La frequenza delle abbeverate, inoltre, è stata analizzata suddividendo la giornata in due intervalli: fascia diurna (05:00–23:59) e notturna (00:00–04:59). I dati evidenziavano come le vacche, all’epoca tutte nella fase intermedia della lattazione, bevevano significativamente di più se pluripare; rispetto alle primipare (155 L/giorno), infatti, queste avevano una WI media pari a 182 L/giorno.
Dall’indagine è emerso che in media le bovine mantenute in posta fissa effettuano molte abbeverate nell’arco della giornata, mediamente 24,55±11.65 abbeverate/giorno.
Grazie alla preliminare elaborazione di questi dati, è stato possibile verificare come il numero di abbeverate fosse significativamente più elevato durante il giorno, con una media di 19,41 abbeverate rispetto alle 2,62 abbeverate registrate nelle ore notturne.
Il WI medio per ogni abbeverata, invece, è risultato pressoché simile tra il giorno e la notte: 8,33 L/abbeverata vs 7,79 L/abbeverata. In generale, in tutte le vacche è stato osservato un picco di WI (pari a 10,95 L) subito dopo la prima mungitura, alle ore 06:00, orario in cui le vacche venivano slegate e manualmente condotte una ad una al robot di mungitura (Figura 1).

Figura 1. Volume medio di acqua ingerita dalle vacche da latte ad ogni singola abbeverata (L/abbeverata) nell’arco delle 24 ore.
Su un maggior numero di vacche (n=23), sempre mantenute in posta fissa per 4 settimane per i medesimi scopi sperimentali, è stato possibile raccogliere un maggior numero di dati per sviluppare modelli in grado di stimare WI a partire da informazioni facilmente reperibili in stalla correlate all’ingestione delle vacche, quali ad esempio il loro peso vivo, la loro produzione di latte e il loro stadio di lattazione.
I dati a disposizione hanno anche permesso di calcolare EFFW, indicatore di efficienza idrica della vacca. È emerso che mediamente sono necessari 3,94 ± 0,91 L di acqua per ogni Kg di latte prodotto. L’ampio range osservato (1,60 – 7,95 L/Kg latte) suggerisce come vi sia margine per identificare in stalla gli animali più efficienti, quelli che bevono meno (entro i limiti fisiologici) a parità di produzione di latte.
La correlazione tra produzione di latte e WI è risultata piuttosto debole seppur positiva (0,22), suggerendo come in alcuni casi l’acqua bevuta dalle vacche non venga convertita in latte in egual misura e che in alcuni soggetti parte dell’acqua possa essere “sprecata”.
Questi risultati, seppur basati su dati raccolti in condizioni sperimentali su un ridotto numero di vacche in posta fissa, hanno evidenziato come vi sia una marcata variabilità del comportamento di abbeverata tra animali e che vi siano vacche più o meno efficienti in termini di uso delle risorse idriche.
Tale studio preliminare è stato funzionale alla seconda parte della ricerca, fase in cui si prevede il monitoraggio idrico lungo le diverse stagioni di tutte le vacche in stabulazione libera (circa 100) attraverso prototipi di abbeveratoi (Foto 1) sviluppati in collaborazione con gli ingegneri del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna.

Foto 1. Prototipo di stazione di abbeverata individuale dotata di sistema di identificazione automatica RFID, con indicazione dell’antenna (freccia gialla) e della barriera installata (freccia rossa) al fine di limitare interferenze con altre bovine nel gruppo anch’esse dotate di marca RFID.
Tali abbeveratoi, validati ed attualmente in uso nella stalla per la raccolta dei dati, grazie ad apposite paratie e al sistema di riconoscimento RFID, limitano l’accesso all’abbeveratoio a una sola vacca per volta e misurano per ognuna i fenotipi legati al comportamento di abbeverata e al WI sopra descritti. Con questi dati, in chiusura d’anno sarà possibile condurre l’analisi statistica finale nonché confrontare il comportamento di abbeverata delle vacche nelle due diverse tipologie di stabulazione.
Monitoraggio dell’assunzione idrica nei bovini da carne
Il Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute (MAPS) dell’Università degli Studi di Padova ha svolto uno studio presso la stalla commerciale “Società Agricola Dante di Dante Evelino e Simone s.s.” (Piove di Sacco, PD) su 15 bovini da carne di razza Limousine allevati in sistema intensivo, con l’obiettivo di analizzare il comportamento di abbeverata nell’arco delle 24 ore.
Dopo l’importazione dalla Francia, i giovani bovini sono stati monitorati quotidianamente, da gennaio ad aprile, mediante postazioni di abbeverata individuali equipaggiate con sistemi RFID, in grado di riconoscere l’animale al momento dell’accesso alla postazione (Foto 2). L’integrazione di un flussometro nell’abbeveratoio a tazza ha permesso di registrare, per ciascun bovino, il volume d’acqua ingerito (WI, L), e di rilevare sia il numero sia la durata dei singoli episodi di abbeverata (NB).

Foto 2. Prototipo di stazione di abbeverata individuale dotata di sistema di identificazione automatica RFID, con dettaglio ingrandito dell’abbeveratoio a tazza (a sinistra); un altro esempio di stazione di abbeverata durante l’accesso di un animale (a destra).
Per valutare le variazioni comportamentali in relazione al fotoperiodo e alle pratiche aziendali, la giornata è stata suddivisa in intervalli di quattro ore (00:00–03:59, 04:00–07:59, ecc.). L’analisi dei dati è stata effettuata mediante un modello lineare misto, includendo gli intervalli orari, i mesi e la loro interazione come effetti fissi, il mese come misura ripetuta e l’animale come effetto casuale.
L’analisi statistica ha evidenziato un incremento progressivo dell’assunzione idrica con l’avanzare del periodo di ingrasso, con valori medi passati da 26 L/giorno a gennaio a 40 L/giorno ad aprile. La distribuzione del consumo d’acqua nell’arco della giornata ha mostrato un picco tra le 16:00 e le 19:59 (7,8±2,5 L), in concomitanza con la somministrazione della razione. In media, il 62% del consumo d’acqua si concentrava nelle ore diurne (08:00–19:00), mentre nelle ore notturne (00:00–07:59) rappresentava soltanto il 22% del totale giornaliero.
Sebbene il numero medio di abbeverate giornaliere sia rimasto costante nel corso dei mesi (9,90±0,76 eventi), sono emerse differenze significative nelle modalità di consumo dell’acqua. Nei primi mesi di osservazione (gennaio e febbraio), i bovini tendevano a impiegare più tempo per ogni abbeverata, ingerendo volumi ridotti. Al contrario, nel mese di aprile, si è osservato un comportamento inverso: gli animali bevevano più rapidamente, ingerendo quantità maggiori per singola abbeverata.
Riflessioni conclusive e prospettive future
I risultati presentati, pur provenendo da contesti produttivi differenti, convergono su un punto centrale: la conoscenza del consumo e del comportamento di abbeverata rappresenta oggi una leva concreta per ottimizzare la gestione idrica negli allevamenti bovini. Il monitoraggio individuale consente di trasformare un’attività fisiologica in un indicatore di efficienza, benessere e capacità di adattamento.
In entrambi i comparti — latte e carne — si osserva una netta prevalenza dell’attività di abbeverata nelle ore diurne e una forte influenza delle pratiche gestionali (mungitura, somministrazione della razione) sulle dinamiche di consumo. Nel settore lattiero, sono stati sviluppati modelli capaci di stimare l’efficienza d’uso dell’acqua sulla base di dati facilmente reperibili in azienda: strumenti che, se ulteriormente affinati, potrebbero diventare un supporto prezioso per le decisioni gestionali quotidiane.
Nel comparto da carne, l’analisi delle variazioni comportamentali lungo il ciclo di ingrasso ha messo in luce come gli animali modifichino progressivamente le modalità di assunzione idrica, adattandosi sia al fotoperiodo sia alle pratiche di allevamento. Studi recenti condotti dai ricercatori dell’Università di Padova stanno inoltre indagando il potenziale del consumo idrico individuale come indicatore precoce di possibili alterazioni dello stato di salute.
Nel complesso, questi studi confermano il ruolo strategico dell’acqua nella zootecnia moderna: non solo come risorsa da preservare, ma come parametro dinamico da monitorare e ottimizzare, per un allevamento più efficiente, resiliente e sostenibile.
Ringraziamenti
We acknowledge financial support under the National Recovery and Resilience Plan (NRRP), Mission 4, Component 2, Investment 1.1, Call for tender No. 1409 published on 14.9.2022 by the Italian Ministry of University and Research (MUR), funded by the European Union – NextGenerationEU – Project Title WATERMOO – CUP J53D23018200001 -Grant Assignment Decree No. 1377 adopted on 01/09/2023 by the Italian Ministry of Ministry of University and Research (MUR).
Autori
Angela Costaa, Giorgia Antenuccia, Caterina Marconb, Alessia Zoroasterb, Simone Danteb, Damiano Cavallinia, Riccardo Colleluoria, Luisa Magrinb
aDipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Alma Mater Studiorum Università di Bologna
bDipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute, Università degli Studi di Padova
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