Raccomandazioni dietetiche e consumo di cibi ultra-processati: il trend in Italia negli ultimi 15 anni
Uno studio sulla dieta italiana dal 2005 al 2020 mostra trend AIDGI WISH2.0 e consumo di UPF con progressivo peggioramento della qualità nutrizionale della dieta e disparità demografiche

Lo studio in oggetto pubblicato su Frontiers in Nutrition ad agosto 2025, ha valutato la qualità della dieta italiana tramite l’indice di aderenza alle linee guida dietetiche italiane (AIDGI), l’indice mondiale di salute e sostenibilità (WISH2.0) e il consumo di alimenti ultra-processati (UPF). Sono stati analizzati i dati dei consumi alimentari 2005-2006 e 2018-2020 su adulti (18-64 anni) e anziani (65-74 anni). I punteggi AIDGI e WISH2.0 si attestano intorno al 50% del massimo teorico, evidenziando ampi margini di miglioramento. Gli anziani, soprattutto le donne, seguono modelli alimentari più sani, con un trend favorevole nel tempo, opposto a quello degli adulti. Gli UPF, seppur solo il 6% in peso, forniscono il 23% dell’energia totale, raddoppiata rispetto al 2005-2006. Ciò riflette un graduale declino della qualità dietetica.
Introduzione
Gli indici di qualità della dieta rappresentano strumenti fondamentali per monitorare e valutare le abitudini alimentari delle popolazioni, fornendo una misura quantitativa dell’aderenza a raccomandazioni nutrizionali e, in alcuni casi, anche a criteri di sostenibilità ambientale. Tra i principali figurano l’Healthy Eating Index (HEI), il Mediterranean Diet Score (MDS), l’EAT-Lancet Index e il più recente World Index for Sustainability and Health (WISH), basato sulla Planetary Health Diet. Questi strumenti consentono non solo confronti tra paesi e regioni, ma anche l’individuazione di differenze legate a età, genere e fattori socio-culturali, utili per progettare interventi di salute pubblica mirati.
In Italia, come in altri paesi mediterranei, diversi studi hanno documentato un progressivo allontanamento dalla dieta mediterranea tradizionale, storicamente associata a benefici in termini di longevità e prevenzione delle malattie croniche. Tale fenomeno, definito “occidentalizzazione della dieta”, si traduce in una riduzione del consumo di cereali integrali, legumi, frutta e verdura e in un aumento di carni lavorate, prodotti animali, snack e bevande zuccherate. Un elemento centrale di questo cambiamento è l’incremento degli alimenti ultra-processati (UPF), caratterizzati da elevata densità energetica, scarso valore nutrizionale e impatto negativo sulla salute.
In Italia, pur rimanendo inferiore rispetto ai paesi del Nord Europa, il consumo di UPF è in crescita e contribuisce in modo rilevante all’apporto energetico giornaliero, soprattutto nei giovani. Questo fenomeno solleva interrogativi sulla capacità degli indici tradizionali di cogliere la qualità complessiva della dieta, poiché strumenti come l’AIDGI – sviluppato per valutare l’aderenza alle linee guida italiane – non distinguono esplicitamente tra alimenti trasformati e ultra-processati.
Per questo motivo, lo studio ha adottato un approccio integrato, utilizzando sia l’AIDGI sia il WISH2.0, che incorpora criteri di salute e sostenibilità. L’analisi dei dati EFSA 2005-2006 e 2018-2020, condotta su adulti (18-64 anni) e anziani (65-74 anni), ha permesso di valutare le tendenze temporali, le differenze demografiche e l’impatto crescente degli UPF, offrendo una visione più completa delle sfide nutrizionali che attendono l’Italia nei prossimi anni.
Materiali e metodi
Fonte dei dati
Lo studio ha utilizzato i dati dell’European Food Consumption Comprehensive Database dell’EFSA, che raccoglie informazioni rappresentative sui consumi alimentari nei paesi europei. Per l’Italia sono stati analizzati due periodi: 2005-2006 (INRAN-SCAI) e 2018-2020 (IV SCAI ADULT). I dati comprendono un’ampia gamma di alimenti, stratificati per età e sesso; in questa analisi sono stati considerati adulti (18-64 anni) e anziani (65-74 anni). Nel 2005-2006 il campione comprendeva 2.313 adulti e 290 anziani, mentre nel 2018-2020 726 adulti e 156 anziani.
Le metodologie differivano: l’indagine 2005-2006, di tipo trasversale, prevedeva tre giorni consecutivi di registrazioni dietetiche individuali. Quella 2018-2020 è stata invece progettata in linea con il protocollo EU Menu dell’EFSA, con due richiami di 24 ore non consecutivi, integrati da un questionario di propensione alimentare. Il campione era rappresentativo delle principali aree geografiche italiane e sono stati applicati fattori di ponderazione per garantire la validità statistica.
La raccolta dati 2018-2020 è stata condizionata dalla pandemia di COVID-19, che ha comportato interruzioni, passaggi a modalità a distanza e difficoltà di reclutamento, soprattutto tra anziani e bambini. Nonostante le differenze metodologiche, entrambe le indagini rappresentano fonti affidabili e comparabili per valutare i trend alimentari nella popolazione italiana.
La creazione del database
L’AIDGI misura l’aderenza alle Linee Guida Italiane per una Sana Alimentazione, adattando le frequenze raccomandate di consumo in porzioni giornaliere. Ogni gruppo alimentare riceve un punteggio (0–2 punti), con un massimo complessivo di 36.
Il WISH2.0, sviluppato nel progetto europeo PLAN’EAT, valuta invece l’aderenza alla Planetary Health Diet, includendo 15 gruppi alimentari (tra cui alcol e carni lavorate). Ogni gruppo ottiene un punteggio 0–10 in base al livello di allineamento con le raccomandazioni EAT-Lancet, per un massimo di 150 punti.
L’indicatore di aderenza alle linee guida dietetiche italiane: AIDGI
L’AIDGI (Indicatore di aderenza alle Linee Guida Dietetiche Italiane) è stato utilizzato in questo studio per valutare la qualità della dieta in relazione alle raccomandazioni nazionali. L’indice, originariamente sviluppato da Scalvedi et al., si basa sulla frequenza di consumo raccomandata per ciascun gruppo alimentare, ma è stato adattato per l’analisi dei dati EFSA, che riportano il consumo medio giornaliero di alimenti.
La scala qualitativa originale (da “mai” a “più di una volta al giorno”) è stata convertita in numero stimato di porzioni, facendo riferimento alle Linee Guida per una Sana Alimentazione. Per ciascuno dei 18 gruppi alimentari inclusi, è stata definita una dimensione standard della porzione come media ponderata delle frequenze settimanali raccomandate. Per alimenti da assumere quotidianamente (es. frutta, verdura, cereali, latte e yogurt) la categoria “più di una volta al giorno” è stata ulteriormente suddivisa, così da migliorare l’aderenza tra consumo reale e raccomandazioni.
Il punteggio assegnato variava in base alla distanza dalle linee guida: +2 punti per consumo adeguato, +1 per consumo vicino, 0 per consumo inadeguato. Per alimenti non raccomandati, il punteggio era binario: 2 punti in caso di assenza di consumo, 0 se presenti nella dieta. L’AIDGI complessivo risultava dalla somma dei punteggi, con un massimo teorico di 36 punti, riflettendo l’aderenza globale alla dieta raccomandata.
L’indice mondiale per la sostenibilità e la salute (WISH2.0)
Per analizzare l’allineamento del modello alimentare italiano alle raccomandazioni dietetiche globali, è stato applicato il World Index for Sustainability and Health (WISH), un indicatore sviluppato per misurare l’aderenza alle linee guida EAT-Lancet per una dieta sana e sostenibile. L’indice integra due dimensioni complesse — qualità nutrizionale e sostenibilità ambientale — in un unico sistema di valutazione. Nella sua versione originaria, il WISH comprendeva 13 gruppi alimentari, con punteggi da 0 (nessuna aderenza) a 130 (massima aderenza).
Nell’ambito del progetto europeo Horizon PLAN’EAT, l’indice è stato aggiornato alla versione WISH2.0, che ha incluso due ulteriori categorie considerate cruciali per la salute pubblica e la sostenibilità: alcol e carne lavorata. In questo modo i gruppi alimentari analizzati sono diventati 15, con un punteggio complessivo da 0 a 150.
Ogni gruppo alimentare riceve un punteggio tra 0 e 10, proporzionale al livello di aderenza alle quantità raccomandate. Lo 0 indica assunzione completamente distante dalle linee guida, mentre il 10 rappresenta la piena conformità. I punteggi intermedi sono calcolati ipotizzando una relazione lineare tra quantità consumata, effetti sulla salute e impatto ambientale. L’indice fornisce quindi una misura sintetica ma multidimensionale della compatibilità delle diete con gli obiettivi di salute umana e di sostenibilità planetaria.
Il punteggio totale finale WISH2.0 è stato calcolato come la somma dei punteggi per tutti i 15 gruppi alimentari. Oltre al punteggio totale WISH2.0, sono stati calcolati quattro sotto-punteggi corrispondenti all’aderenza alla raccomandazione di elevato consumo di alimenti sani sub-WISH2.0, basso consumo di alimenti non sani sub-WISH2.0, elevato consumo di alimenti a basso impatto sub-WISH2.0 e basso consumo di alimenti ad alto impatto sub-WISH2.0.
La classificazione NOVA degli alimenti consumati in Italia
Gli alimenti consumati in Italia sono stati codificati secondo la classificazione NOVA, che li suddivide in quattro gruppi in base al livello di elaborazione: 1 = alimenti naturali o minimamente elaborati; 2 = ingredienti culinari elaborati; 3 = alimenti elaborati (PF); 4 = alimenti ultra-elaborati (UPF). A causa delle limitazioni del sistema di codifica FoodEx2, non era possibile distinguere tra prodotti preparati in casa o industriali; di conseguenza, alimenti come prodotti da forno raffinati o dessert a base di latte sono stati considerati UPF.
Per le bevande alcoliche, vino e birra sono stati inclusi nel gruppo PF, mentre le bevande distillate sono state classificate come UPF. Questa codifica ha permesso di stimare l’apporto di alimenti ultra-elaborati nella dieta italiana e di confrontare la loro presenza con altri livelli di elaborazione, fornendo un indicatore della qualità complessiva della dieta.
Risultati
L’aderenza del modello di consumo alimentare italiano alle linee guida dietetiche nazionali (AIDGI) e alla Planetary Health Diet (WISH2.0)
I livelli di consumo dei gruppi alimentari analizzati con gli indici AIDGI e WISH2.0 sono riportati in Tabella 1. L’analisi, condotta su due periodi (2005-2006 e 2018-2020), ha mostrato differenze sia temporali sia tra fasce di età e sesso.

Tabella 1. Livello di consumo assoluto (g o ml/giorno) di gruppi alimentari selezionati utilizzati per calcolare AIDIGI e WHIS2.0: variazioni temporali per sesso e per fasce d’età (adulti e anziani).
Gli alimenti più consumati restano frutta (245 g/giorno), verdura (226 g) e pane, pasta e riso (187 g), seguiti da latte e yogurt (119 g) e vino e birra (117 g). Sono emerse marcate differenze di genere e generazionali: ad esempio, il consumo di carne rossa è molto più elevato negli uomini (>70 g) rispetto alle donne (40–50 g), mentre le bevande zuccherate sono molto meno diffuse negli anziani (29 g contro 67 g negli adulti).
Nel tempo, alcune tendenze hanno mostrato stabilità, mentre altre sono cambiate. La figura 1 può illustrare i trend principali:
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Frutta: +5% complessivo, ma con calo negli adulti (-8%) e forte aumento negli anziani (+18%).
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Verdura: -1% nel complesso, con riduzione negli uomini adulti (-6%).
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Latte e yogurt: -6% generale, eccetto un lieve aumento tra le donne anziane.
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Legumi e cereali integrali: entrambi in calo (rispettivamente -5% e -6%), soprattutto nelle donne.
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Carne lavorata: stabile, con aumento nelle donne anziane (+19%).
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Frutta secca e snack salati: forte crescita (fino a +375% tra gli anziani per gli snack).
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Dolci e snack dolci: +80%, soprattutto tra le donne anziane.
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Bevande zuccherate e alcolici diversi da birra e vino: in aumento, con differenze tra sesso ed età.
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Pollame e pesce: entrambi in crescita, con variazioni legate al genere.
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Carne rossa, latticini, uova e carboidrati complessi: in calo, soprattutto tra le donne.
Queste tendenze mostrano un progressivo aumento di alimenti processati e snack a fronte di una riduzione di latticini, cereali e carne rossa, delineando cambiamenti rilevanti nella dieta italiana negli ultimi 15 anni.

Figura 1. Confronto dei punteggi dell’indice AIDGI tra il 2005-2006 e il 2018-2020 per donne, uomini e popolazione totale, separatamente per adulti e anziani. Le variazioni percentuali tra i due periodi sono indicate sopra ciascun gruppo.
L’indicatore di aderenza alle linee guida dietetiche italiane: AIDGI
La Figura 1 mostra i risultati del calcolo AIDGI, evidenziando una minore aderenza alle raccomandazioni dietetiche negli adulti rispetto agli anziani. Nel 2005-2006 gli adulti hanno ottenuto 17 punti su 36 (44% del massimo teorico), scesi a 16 nel 2018-2020 (-5,9%). Al contrario, gli anziani sono passati da 18 a 19 punti (+5,6%). In tutti i periodi le donne hanno ottenuto punteggi più alti rispetto agli uomini. Ad esempio, gli uomini hanno costantemente totalizzato 0 punti per la carne rossa, a causa del consumo superiore ai livelli raccomandati.
La Figura 2 mostra le differenze per categoria alimentare. Alcuni alimenti (carne lavorata, birra e vino, altre bevande alcoliche, bevande zuccherate e legumi) hanno ottenuto punteggio 0 su 2 in tutti i gruppi e periodi, indicando un consumo lontano dalle raccomandazioni. Al contrario, alimenti come patate, pollame e uova hanno ricevuto costantemente punteggi massimi (2 punti). Anche pane, pasta e riso e pesce hanno generalmente raggiunto punteggi pieni.

Figura 2. Confronto dei punteggi dei componenti AIDGI tra il 2005-2006 e il 2018-2020 per donne e uomini, distinti per adulti e anziani. Ogni grafico radar mostra i punteggi parziali per gli alimenti di ciascun gruppo demografico. Sono inclusi solo gli alimenti che hanno mostrato variazioni nel tempo o differenze tra i gruppi demografici.
Tra gli adulti, si è osservata una riduzione complessiva di 1 punto nel punteggio AIDGI per entrambi i sessi (Figura 1). L’aumento del consumo di frutta secca ha contribuito a un guadagno (+1 punto), ma questo è stato annullato dal maggior consumo di snack salati (−1 punto), snack dolci (−1 punto negli uomini) e dalla riduzione di pane, pasta e riso (−1 punto nelle donne) (Figura 2, pannelli superiori).
Tra gli anziani, gli uomini hanno mostrato una riduzione simile (−1 punto), dovuta all’aumento di frutta secca (+1) ma anche a consumi più elevati di snack salati e prodotti ittici (−1 ciascuno). Le donne anziane hanno mantenuto un punteggio stabile: la perdita di 1 punto per snack dolci è stata compensata da un guadagno dovuto alla riduzione dei latticini (Figura 2, pannelli inferiori).
In sintesi, le differenze di aderenza derivano soprattutto dal consumo eccessivo di snack, dolci e bevande alcoliche, mentre alcuni alimenti di base (cereali, uova, pesce) mostrano una maggiore coerenza con le raccomandazioni.
L’indice mondiale per la sostenibilità e la salute (WISH2.0)
I risultati relativi all’indice WISH2.0 (Figura 3) mostrano differenze di andamento tra adulti e anziani. In media, gli anziani hanno evidenziato un miglioramento nel punteggio totale (da 74 a 76, pari a un aumento del 2,8%), mentre gli adulti hanno registrato un calo (da 72 a 69, –5,1%). In termini relativi, i punteggi corrispondono al 49–51% del massimo teorico negli anziani e al 48–46% negli adulti. A livello di genere, le donne adulte hanno mantenuto valori più alti rispetto agli uomini, pur con una riduzione complessiva, mentre negli anziani la differenza tra sessi è risultata meno marcata, con un leggero vantaggio maschile nel periodo più recente.

Figura 3. Confronto dei punteggi dell’indice WISH tra il 2005-2006 e il 2018-2020 per donne, uomini e popolazione totale, separatamente per adulti e anziani. Le variazioni percentuali tra i due periodi sono indicate sopra ciascun gruppo.
L’analisi dei singoli componenti (Figura 4) ha evidenziato punti di forza e criticità.

Figura 4. Confronto dei punteggi dei componenti WISH tra il 2005-2006 e il 2018-2020 per donne e uomini, distinti per adulti e anziani. Ogni grafico radar mostra i punteggi parziali per gli alimenti di ciascun gruppo demografico. Sono inclusi solo gli alimenti che hanno mostrato variazioni nel tempo o differenze tra i gruppi demografici.
Alcuni alimenti hanno mostrato una persistente scarsa aderenza alle raccomandazioni: carne lavorata, carne rossa, alcolici, cereali integrali e frutta secca hanno infatti ricevuto punteggi minimi in tutti i gruppi. Al contrario, il consumo di pesce, grassi saturi e zuccheri aggiunti si è generalmente collocato entro i limiti raccomandati, con l’eccezione degli zuccheri negli uomini adulti nel 2005-2006. Frutta, pollame e latticini si sono mantenuti su livelli prossimi alle raccomandazioni.
Tra gli adulti, i punteggi maschili sono cresciuti (+8,1%) grazie soprattutto alla riduzione di zuccheri aggiunti e uova, mentre nelle donne si è registrata una diminuzione (–3,6%) dovuta al calo di grassi insaturi, pollame e vegetali. Negli anziani, entrambi i sessi hanno mostrato un aumento dei punteggi, trainato dal miglioramento nell’assunzione di uova, pur compensato da un peggioramento nell’apporto di grassi insaturi.
I punteggi parziali (Tabella 2) confermano che l’aderenza complessiva alle raccomandazioni si è attestata intorno al 50% del massimo teorico, con valori più elevati negli anziani rispetto agli adulti. Tuttavia, il punteggio relativo al basso consumo di alimenti non salutari è rimasto particolarmente critico (40%). Dal punto di vista ambientale, l’impatto della dieta è peggiorato negli adulti e nelle donne, mentre negli anziani e negli uomini si osserva un lieve miglioramento.

Tabella 2. Sotto-punteggi dell’Indice mondiale per la sostenibilità e la salute (WISH2.0) (elevato consumo di alimenti sani; basso consumo di alimenti non sani; elevato consumo di alimenti a basso impatto; basso consumo di alimenti ad alto impatto): andamenti temporali per sesso e fascia d’età (adulti e anziani).
Il consumo di alimenti ultra-processati in Italia
L’analisi dei consumi alimentari in Italia secondo la classificazione NOVA (Tabella 3) evidenzia una forte prevalenza degli alimenti non trasformati o minimamente trasformati (NOVA1), che rappresentano circa l’80% del peso totale della dieta. Gli ultra-processati (NOVA4) hanno invece un ruolo marginale, attestandosi poco sopra il 5%. Le categorie intermedie — ingredienti culinari trasformati (NOVA2) e prodotti trasformati (NOVA3) — hanno un peso minore e variabile.

Tabella 3. Consumi alimentari in Italia categorizzati secondo le quattro categorie NOVA: andamenti temporali della quantità assoluta di assunzione (g) e della proporzione (%), per sesso e fascia d’età (adulti e anziani).
Le differenze di genere sono marcate: le donne consumano più alimenti NOVA1 (82% contro 76% negli uomini), mentre questi ultimi si distinguono per un maggior apporto di PF (16% contro 10%). Non si rilevano differenze significative nel consumo di UPF o NOVA2. L’età rappresenta un ulteriore fattore discriminante: gli adulti assumono più UPF (~7%) rispetto agli anziani (~4%), riflettendo abitudini alimentari più modernizzate.
Dal confronto temporale su 15 anni emerge un aumento del consumo di NOVA1 (dal 76% all’82%), accompagnato da una lieve crescita degli UPF (dal 5 al 6%). In parallelo, si registra una riduzione sia dei PF (dal 16 all’11%) che degli ingredienti culinari trasformati (dal 3 all’1,5%). Il calo dei PF è più evidente tra donne e adulti, mentre la crescita degli UPF è guidata soprattutto da questi ultimi.
Un dato rilevante riguarda gli adulti: pur avendo aumentato in termini assoluti l’assunzione di PF e UPF, la loro quota percentuale è scesa dal 22% al 18%, grazie all’aumento degli alimenti NOVA1. Nel complesso, la dieta italiana si conferma ancora vicina a un modello mediterraneo, pur mostrando segnali di crescente esposizione agli ultra-processati.
La proporzione di energia, nutrienti e alcol derivante da alimenti ultra-processati in Italia
La composizione nutrizionale degli alimenti consumati in Italia, analizzata nei periodi 2005-2006 e 2018-2020 secondo i gruppi NOVA, mostra una prevalenza degli alimenti non o minimamente trasformati (NOVA1), che rappresentavano il 37% dell’energia e il 76% del peso totale nel primo periodo e il 35% dell’energia e l’81% del peso nel secondo. Parallelamente, si è osservato un forte aumento del contributo degli ultra-processati (UPF, NOVA4) all’apporto energetico, passato dal 12 al 23% in 15 anni.

Tabella 4. Assunzione di energia, nutrienti e alcol nei quattro gruppi NOVA in Italia: andamenti temporali dell’assunzione media giornaliera assoluta (g, kcal) e del contributo proporzionale (%), nella popolazione complessiva.
L’aumento degli UPF ha inciso sulla qualità dei nutrienti: la quota di zuccheri da UPF è cresciuta dal 18 al 28%, quella dei grassi animali dal 17 al 29% e quella dei grassi saturi dal 16 al 29%. Sono aumentati anche i contributi da proteine vegetali (dall’11 al 23%) e fibre (dal 6 al 13%), sebbene il profilo nutrizionale degli UPF sia rimasto stabile, dominato da carboidrati (34%), zuccheri (13%) e grassi (10%).
Per quanto riguarda il genere, nel 2005-2006 uomini e donne mostravano livelli simili di energia da UPF (~12-13%); nel 2018-2020 le donne hanno raggiunto il 24% contro il 21% degli uomini, soprattutto per un maggior aumento di carboidrati e zuccheri da UPF. Anche grassi animali e saturi sono cresciuti in entrambi i sessi, così come proteine vegetali e fibre, con incrementi più marcati nelle donne.
Le differenze per età mostrano che gli adulti hanno sempre consumato più UPF rispetto agli anziani (14 vs 11% nel 2005-2006; 26 vs 20% nel 2018-2020), con aumenti maggiori di grassi animali, saturi, zuccheri e fibre. Inoltre, negli adulti è emerso un incremento più evidente del consumo di alcolici distillati (dal 7 al 12%), classificati come UPF, rispetto agli anziani (dal 2 al 4%).
Nel complesso, la dieta italiana rimane basata sugli alimenti NOVA1, ma mostra una crescente penetrazione degli UPF, con effetti rilevanti sul profilo nutrizionale e differenze marcate per genere ed età.
Discussione
L’analisi dei consumi alimentari in Italia (2005-2006 vs 2018-2020), classificati nei quattro gruppi NOVA, mostra la prevalenza degli alimenti non o minimamente trasformati (NOVA1), che rappresentavano il 37% dell’energia e il 76% del peso totale nel primo periodo, contro il 35% dell’energia e l’81% del peso nel secondo. Tuttavia, nello stesso arco temporale si osserva un marcato aumento degli ultra-processati (UPF, NOVA4), passati dal 12% al 23% dell’apporto energetico totale.
Questo incremento ha avuto un impatto rilevante sulla qualità nutrizionale della dieta. La quota di zuccheri da UPF è aumentata dal 18 al 28%, i grassi animali dal 17 al 29% e i grassi saturi dal 16 al 29%. Parallelamente, anche le proteine vegetali (dall’11 al 23%) e le fibre (dal 6 al 13%) hanno registrato un incremento, pur mantenendo negli UPF un profilo medio stabile, basato su carboidrati (34%), zuccheri (13%) e grassi (10%).
Per quanto riguarda le differenze di genere, nel 2005-2006 uomini e donne consumavano quote simili di energia da UPF (~12-13%). Nel 2018-2020 le donne hanno mostrato valori più elevati (24% vs 21% negli uomini), soprattutto per carboidrati e zuccheri. In entrambi i sessi si è registrato un aumento di grassi animali, saturi, proteine vegetali e fibre.
Le analisi per fascia d’età indicano consumi più alti di UPF negli adulti rispetto agli anziani: 14 vs 11% nel 2005-2006, 26 vs 20% nel 2018-2020. Negli adulti gli incrementi sono stati più marcati per zuccheri, grassi animali e saturi, fibre e alcolici distillati, classificati come UPF (dal 7 al 12% del consumo di alcol), mentre negli anziani l’aumento è stato più moderato (dal 2 al 4%).
Nel complesso, la dieta italiana resta fondata sugli alimenti NOVA1, ma mostra una progressiva espansione degli UPF, con impatti nutrizionali significativi e differenze nette per genere ed età.
Conclusioni
Questo studio fornisce una valutazione complessiva della qualità dei modelli alimentari italiani, individuando criticità e opportunità di intervento. Pur non discostandosi drasticamente dalle raccomandazioni nutrizionali nazionali, si osserva un declino della qualità complessiva, accompagnato da un aumento del consumo di alimenti ultra-processati (UPF) e da marcate disparità demografiche, soprattutto tra i maschi adulti.
Per migliorare l’impatto sulla salute pubblica, sarà importante condurre studi longitudinali che valutino gli effetti a lungo termine di tali cambiamenti e l’efficacia delle politiche nutrizionali. Interventi prioritari includono l’etichettatura nutrizionale front-of-pack, restrizioni alla pubblicità di UPF (in particolare verso i bambini) e politiche di appalti pubblici a favore di alimenti minimamente trasformati e sostenibili.
Parallelamente, occorre incentivare una maggiore aderenza alle Linee Guida Italiane e alle raccomandazioni di EAT-Lancet, promuovendo il consumo di cereali integrali, legumi, frutta e verdura e limitando carni rosse e lavorate, alcol e bevande zuccherate. Tali misure avrebbero ricadute positive sia sulla salute della popolazione che sulla sostenibilità ambientale.
Dal punto di vista metodologico, lo studio introduce l’adattamento dell’AIDGI ai dati di consumo in grammi/giorno, un passo innovativo verso una valutazione più accurata della dieta. Ulteriori sviluppi di questo strumento potranno supportare un monitoraggio più efficace e la definizione di politiche basate sull’evidenza, utili non solo per l’Italia ma anche per altri Paesi mediterranei.
Fonte: “The 15-year trend in adherence to dietary recommendations and ultra-processed food consumption in Italy”, Front. Nutr., 05 August 2025, Sec. Nutrition and Sustainable Diets, Volume 12 – 2025 | https://doi.org/10.3389/fnut.2025.1623827.



















































































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