Tombea, il formaggio che racconta la Val Vestino: nasce un nuovo Presidio Slow Food

Lo producono due casari a 1200 metri a Magasa, in val Vestino, nel Bresciano, sfidando le difficoltà logistiche e di distribuzione

Tombea, Presidio Slow Food - Ph Oliver Migliore
7 Ottobre, 2025

Tra le montagne che separano il lago di Garda dal lago d’Idro, in una valle dove il tempo sembra scorrere più lento, nasce il Tombea, un formaggio a latte crudo che racconta la storia e la tenacia della Val Vestino. Oggi, questo prodotto simbolo della tradizione bresciana diventa ufficialmente Presidio Slow Food, un riconoscimento che premia non solo la qualità ma anche l’impegno di chi continua a produrlo secondo metodi antichi.

Siamo a Magasa, un piccolo comune di appena cento abitanti, arrampicato a mille metri di altitudine. Per arrivarci bisogna affrontare cinque chilometri di curve e tornanti, ma la fatica viene ricompensata da un paesaggio che si apre in tutta la sua bellezza alpina: i piani di Rest e i prati di Denai, dove da maggio a settembre pascolano le vacche di razza Bruna Alpina. È da questo latte, ricco dei profumi di fiori ed erbe d’alta quota, che prende vita il Tombea.

La produzione segue un rituale preciso: si utilizza il latte di due mungiture — quello scremato della sera e quello intero del mattino — per ottenere forme cilindriche da 7 a 12 chilogrammi. Il risultato è un formaggio dalla crosta sottile e dura, di un giallo che va dal paglierino al dorato intenso. Al naso, il profumo è complesso: note di latte cotto, erbe di montagna e frutta secca, con un gusto che si evolve nel tempo, diventando più sapido e leggermente piccante dopo lunghi mesi di stagionatura. Il Tombea può essere gustato dopo sei mesi, ma dà il meglio di sé dopo un anno, e sa sorprendere anche oltre i quattro anni di affinamento.

Oggi i produttori sono soltanto due: Elia Eggiolini, giovane casaro che porta avanti la tradizione di famiglia, e Omar Venturini, ex bancario che ha scelto di cambiare vita per dedicarsi alla montagna e al latte. Insieme producono appena quattro o cinque forme al giorno, una quantità che testimonia il carattere artigianale e prezioso del formaggio.

«Fuori dalla Val Vestino, il Tombea è ancora poco conosciuto», spiega Biagio Primiceri, referente Slow Food del nuovo Presidio. «Paga lo scotto dell’isolamento geografico e della difficoltà di distribuzione. Il nostro obiettivo è sostenere i produttori, garantire loro un giusto reddito e far conoscere questo straordinario formaggio attraverso i Mercati della Terra e la rete dei cuochi dell’Alleanza Slow Food».

A garantire autenticità e origine, ogni forma porta il timbro con la sagoma dei fienili tradizionali, costruzioni antichissime – forse di epoca longobarda – con i tetti di paglia che sfiorano il suolo. Simbolo di una cultura contadina che, grazie al Tombea, trova oggi nuova linfa.

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