Lettiera compost barn: 15 anni di esperienza dell’azienda Ancellotti
Un sistema collaudato, una gestione meticolosa e un obiettivo chiaro: allevare meno, ma meglio. I fratelli Sergio e Roberto raccontano come sia possibile rendere una lettiera un ecosistema virtuoso per animali, ambiente e redditività.

Nelle colline parmensi, i fratelli Sergio e Roberto Ancellotti conducono, dal 1987, un’azienda di bovine da latte destinato a Parmigiano Reggiano. Curiosi ed impegnati a perseguire un miglioramento continuo del proprio processo produttivo, i titolari da sempre si sono documentati e hanno visitato personalmente diverse realtà, per riuscire a costruire un sistema di stabulazione che fosse veramente confortevole per i propri animali. Un desiderio che nasce dalla consapevolezza che solo un reale livello di benessere elevato può consentire il raggiungimento di buoni risultati produttivi ed essere sostenibile sia economicamente che per l’ambiente.
In questa ricerca, la lettiera compost barn ha rappresentato per loro la soluzione più convincente in assoluto, e, dato che nell’articolo “La Compost Bedded Pack Barn per affrontare le sfide dell’allevamento da latte” abbiamo recentemente trattato proprio questo tema, ci è sembrato interessante riportare la testimonianza di chi, quotidianamente, ne fa esperienza diretta.
Un’esperienza che parte da lontano
L’adozione della lettiera compostata in questa azienda non è una moda recente, ma una scelta ponderata e consolidata nel tempo dopo numerosi approfondimenti. «Siamo oltre i 15 anni – afferma Sergio Ancellotti, uno dei due titolari. – Abbiamo iniziato questo percorso con il gruppo delle vacche in asciutta, e da lì, pian piano, abbiamo proseguito prima con i vitelli, poi con le manze. Attualmente, poi, con l’ultima struttura, completata proprio la settimana scorsa, abbiamo inserito anche il gruppo delle vacche fresche e il gruppo di vacche oltre il quinto parto».
La tecnica in dettaglio: come si realizza una lettiera funzionante?
«La base di partenza della nostra lettiera è un materiale organico finemente sminuzzato, come paglia trinciata o pula di farro. L’attivazione del processo di compostaggio avviene in modo naturale, con la sola aggiunta delle deiezioni rilasciate dagli animali. Il punto cruciale riguarda la gestione: è fondamentale attenersi ad un rigoroso protocollo operativo, solo in tal modo si possono ottenere i risultati sperati. Non è una questione di fortuna o di microclima, è la regolarità con cui si gestisce che fa la differenza».
Può darci maggiori indicazioni sul vostro protocollo operativo?
«Il cuore della gestione quotidiana si basa su due pilastri inscindibili: la lavorazione e l’aereazione. Il primo aspetto richiede due ingressi al giorno per lavorare la lettiera attraverso un piccolo erpice a molle. Questa operazione arieggia il materiale, permette l’ingresso di ossigeno e attiva i batteri responsabili del compostaggio. Il rigore di questa pratica è fondamentale: saltare anche una sola lavorazione può causare la compattazione del materiale, rendendone necessaria la rimozione completa. Per il secondo aspetto, posso dirvi che la ventilazione deve essere attiva 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. I benefici sono duplici: asciuga costantemente la superficie della lettiera e garantisce il massimo benessere alle bovine che, per la loro natura di ruminanti, hanno sempre tanto calore da dissipare. Per ottimizzare i consumi, attraverso un inverter, d’inverno si possono far girare le ventole ad una velocità decisamente inferiore, ma comunque un minimo di ventilazione ci deve sempre essere».
Spazio per gli animali: come trovare il giusto equilibrio?
Uno degli aspetti più discussi del compost barn è la necessità di spazio. In Israele si tende a superare i 20 m² per capo. L’esperienza di questa azienda, tuttavia, mostra che si possono ottenere ottimi risultati anche con minor metratura. Per vacche in asciutta e rimonta, vengono garantiti circa 10-11 m² per capo, mentre sulle vacche in lattazione, è stato condotto, con successo, un esperimento di un anno su 14-15 m², a seguito del quale si è deciso di realizzare la nuova struttura. In questa, al momento, ci sono 40 capi su una lettiera da 850 m², ma l’obiettivo è quello di provare ad incrementare gradualmente il numero per capire qual è la massima capienza e fino a che punto si possano ottimizzare gli spazi senza compromettere il sistema. A completare il tutto ci sono anche dei paddock esterni ai quali gli animali possono accedere liberamente.

Quali sono i miglioramenti tangibili che avete osservato sulle bovine?
«Il risultato più eclatante è sulla locomozione: gli animali deambulano in maniera eccezionale, e questo induce un grande miglioramento sul benessere dell’animale in generale». Infatti, nonostante l’azienda seguisse già da anni un protocollo di pareggio funzionale ogni sei mesi, cambiando il tipo di lettiera il miglioramento è stato lampante. La conferma arriva anche dai dati, ad esempio l’indice IES (Indice Economico Salute) di Anafibj, che include anche la locomozione, risulta in media o sopra al miglior 10%, con un valore “eccellente” per le vacche (454) e buono per le manze (697).
Anche le elaborazioni dei controlli funzionali mostrano i risultati di una gestione attenta a 360°gradi. Qui si producono 45.000 quintali di latte, destinato a Parmigiano Reggiano, con soli 550 animali e si punta su una genetica di altissimo livello. Solo il miglior percentile viene, infatti, destinato alla rimonta utilizzando del seme sessato, mentre sul resto della mandria si fanno incroci da carne.
| DATI RIPRODUTTIVI (Fonte: ANAFIBJ) | |
|---|---|
| Età 1° Parto primipare presenti (mesi) | 22 |
| % Primipare che arrivano al 2° parto | 82% |
| N* Fecondazioni per gravidanza | 2.2 |
| Intervallo medio parto concepimento (gg) | 142 |
| Tasso di concepimento al 1° intervento vacche (74) seme da latte | 33% |
| Tasso di concepimento al 1° intervento vacche (148) seme da carne | 39% |
| Tasso di concepimento al 1° intervento manze (78) totali inseminazioni | 61% |
Sul fronte delle produzioni, la media dei capi presenti controllati il mese scorso è di 41,00 kg, contro i 38,5 kg dello stesso periodo dell’anno precedente. Per quel che riguarda la qualità, le cellule somatiche sono mantenute sempre sotto le 200.000 unità, ed i valori di grasso (4,33%) e proteina (3,81%) risultano davvero molto interessanti.
| DATI PRODUTTIVI (Fonte: AIA) | |
|---|---|
| % Vacche (in latte+asciutta) sul totale capi | 59% |
| Media giorni di lattazione | 169 |
| Produzione media su capi controllati (Kg) | 41 |
| Kg latte al picco primipare | 37 |
| Kg latte al picco pluripare | 51 |
| % Grasso (p/p) | 4.33 |
| % Proteine (p/p) | 3.81 |
| Media Cellule Somatiche (n./ml) | 199 |
Considerando l’impegno quotidiano che richiede il sistema, c’è un reale ritorno economico?
Il sistema si rivela vantaggioso anche dal punto di vista economico. «C’è un risparmio veramente interessante perché consideriamo che da marzo fino ai primi di ottobre non viene implementato nulla. Solo nel periodo invernale è necessario aggiungere quotidianamente uno strato superficiale di pula di farro per contrastare l’umidità. Inoltre, una gestione corretta rende la lettiera completamente autosufficiente, non servono enzimi, attivatori o altro».
La mortalità nei vitelli, allevati in piccoli gruppi omogenei su lettiera, dopo i primi 10 giorni in gabbietta singola, è bassissima (circa 5%). Gli accrescimenti vengono monitorati in maniera costante tramite postazioni di pesatura e gli animali raggiungono i 400 kg a 12 mesi, con incrementi ponderali giornalieri attorno ad 1 kg.

Fonte: Anafibj
Sergio e Roberto hanno una visione molto chiara: «Vogliamo allevare meno (animali) possibile producendo il più possibile! Solo così potremo dire di avere un’attività realmente sostenibile».
Un approccio che punta a ridurre il numero di capi, per massimizzare l’attenzione verso il singolo e assicurargli il massimo del benessere, con una conseguente e contemporanea riduzione dell’impatto ambientale. Il loro core business è, quindi, produrre latte di alta qualità, valorizzando la DOP del Parmigiano Reggiano. Un modello che dimostra come tradizione e innovazione possano creare un ciclo virtuoso di sostenibilità e successo.



















































































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