Pecorino Romano DOP tra dazi USA e misure di sostegno: il MASAF interviene per stabilizzare la filiera
Il Ministero attiva il “bando indigenti” e un pacchetto di misure condivise con Consorzio e Regioni per alleggerire le scorte, sostenere il mercato e proteggere una DOP fortemente esposta ai dazi americani

Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste annuncia un nuovo intervento a sostegno del Pecorino Romano DOP, uno dei formaggi più esposti alla stretta dei dazi USA del 15%. In parallelo, il Consorzio di tutela e le Regioni Sardegna e Lazio hanno messo a punto un pacchetto di strumenti che punta ad alleggerire le scorte, sostenere il reddito degli operatori e limitare gli effetti di un contesto internazionale diventato improvvisamente più incerto.
Il peso dei dazi sul “caso Pecorino Romano”
Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di sbocco per il Pecorino Romano DOP: secondo le stime più recenti, il valore dell’export verso gli USA si aggira intorno ai 170 milioni di euro, rendendo questo formaggio uno dei prodotti italiani più esposti alle tensioni tariffarie.
La decisione americana di portare al 15% il dazio sui formaggi italiani – dopo anni di accesso a dazio zero per il Pecorino Romano, in assenza di una produzione locale di formaggi ovini – ha modificato sensibilmente gli equilibri di mercato. Dal luglio 2025 a fine novembre le quotazioni alla Borsa Merci di Milano sono scese da poco più di 12 €/kg a circa 11,4 €/kg, con una flessione di oltre il 5%, in un contesto in cui i magazzini risultano già carichi dopo una delle annate produttive più elevate degli ultimi anni.
In questo quadro, il rischio che l’invenduto possa tradursi, nel medio periodo, in pressioni al ribasso sui prezzi del latte ovino è concreto, con effetti potenzialmente significativi su una filiera che coinvolge migliaia di allevatori e aziende di trasformazione.
Il “bando indigenti” del MASAF: 12,8 milioni per il Pecorino
Nel comunicato diffuso oggi 26 novembre, il ministro Francesco Lollobrigida annuncia un intervento mirato utilizzando i fondi destinati ai cosiddetti “indigenti”. Il MASAF prevede l’acquisto di 5,38 milioni di euro di Pecorino Romano nel 2025 e 7,4 milioni di euro nel 2026, per un totale di 12,8 milioni di euro dedicati alla sola filiera del Pecorino romano, attraverso gare che dovranno essere avviate nei prossimi giorni.
Si tratta di un’operazione classica di ritiro di prodotto a fini sociali, con una doppia finalità: sostenere i consumi delle famiglie in difficoltà e, contemporaneamente, ridurre le scorte di magazzino delle aziende, in un momento in cui l’export verso gli Stati Uniti risulta appesantito dall’innalzamento dei dazi. In altre parole, la leva pubblica viene utilizzata come strumento di gestione dell’offerta, con l’obiettivo di stabilizzare il mercato interno del formaggio e, a cascata, la tenuta del prezzo del latte ovino.
Fondo di solidarietà regionale, Sfirs e promozione: il pacchetto condiviso
Il “bando indigenti” si inserisce in un pacchetto più ampio definito al MASAF il 20 novembre tra il ministro Lollobrigida, il Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP e le Regioni Sardegna e Lazio.
Oltre agli acquisti per gli indigenti, il percorso condiviso prevede:
- lo sblocco di un fondo di solidarietà regionale dedicato al comparto, attualmente fermo presso l’Assessorato dell’Agricoltura della Regione Sardegna e che potrà essere attivato tramite una norma nazionale;
- l’attivazione di un fondo di rotazione della Sfirs, la finanziaria regionale sarda, sotto forma di aiuti alle imprese di trasformazione, per facilitare la gestione finanziaria in una fase di pressione sui prezzi;
- uno stanziamento di 500 mila euro di fondi regionali per la promozione del Pecorino Romano DOP, volto a rafforzarne il posizionamento sui mercati e a presidiare i canali commerciali in un contesto competitivo più aggressivo.
Nel complesso, la dote potenziale delle tre linee di intervento – bando indigenti nazionale e regionale, fondi di solidarietà e Sfirs, promozione – supera i 20 milioni di euro, una cifra che sarà definita nel dettaglio dopo il confronto con il terzo settore e formalizzata nei prossimi passaggi istituzionali.
Le ricadute sulla filiera lattiero-casearia ovina
Per la filiera del Pecorino Romano, questa combinazione di interventi ha un significato che va oltre la semplice gestione dell’emergenza. Il ritiro di prodotto per i programmi di aiuto alimentare consente di alleggerire i magazzini senza forzare vendite al ribasso, creando spazio per una gestione più ordinata delle scorte nelle prossime stagioni di produzione. Gli strumenti finanziari, a partire dal fondo di rotazione Sfirs, offrono alle imprese una valvola di sfogo in termini di liquidità, in una fase in cui i tempi di collocamento del prodotto potrebbero allungarsi.
Dal punto di vista degli allevatori ovini, l’efficacia di questo pacchetto sarà misurata sulla capacità di mantenere stabile il prezzo del latte all’ovile, evitando che il rallentamento dell’export e il calo delle quotazioni del formaggio si traducano rapidamente in una riduzione del valore della materia prima. Per ora il mercato del latte ovino in Sardegna mostra segnali di tenuta, ma la dimensione delle scorte e l’incertezza sui dazi impongono una strategia preventiva più che reattiva.
Il fronte europeo: la partita dei dazi non è chiusa
Sul piano politico, il ministro Lollobrigida ha ribadito di aver chiesto al commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič di lavorare per riportare a zero i dazi americani sui prodotti di punta dell’agroalimentare italiano, tra cui il Pecorino Romano.
L’impegno europeo a sostenere il settore agroalimentare colpito dalle misure statunitensi è stato confermato, ma al momento non si intravedono ancora tempi certi per una revisione del quadro tariffario. In questa fase, dunque, la risposta nazionale e regionale assume un ruolo centrale per evitare che un aumento improvviso dei costi all’import negli USA comprometta la competitività di un formaggio che, fino a pochi mesi fa, era considerato un caso di successo sui mercati internazionali.
Un banco di prova per la gestione del rischio nella filiera dei formaggi DOP
Il caso del Pecorino Romano DOP diventa così un banco di prova per l’intera filiera dei formaggi DOP italiani. L’intreccio tra dazi, dinamiche di export, gestione delle scorte e strumenti pubblici di intervento mette in evidenza quanto la stabilità economica delle aziende di trasformazione – e, a cascata, degli allevamenti – dipenda sempre più dalla capacità di reagire rapidamente a shock esterni.
Per i professionisti della trasformazione lattiero-casearia, la stagione che si apre richiederà un’attenzione particolare alla pianificazione produttiva, al rapporto con la distribuzione e alla diversificazione dei mercati di sbocco. Le misure varate da MASAF, Regioni e Consorzio rappresentano una rete di protezione importante, ma non sostituiscono la necessità di continuare a lavorare su valore aggiunto, identità del prodotto e capacità di presidiare la domanda, interna ed estera, del Pecorino Romano DOP.
Fonti: Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano DOP; MASAF.

















































































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