Influenza aviaria H5N1: le misure prioritarie per blindare le stalle da latte in UE

Igiene in mungitura e divieto di movimentazione bovini sono le chiavi per la prevenzione. Priorità alla pastorizzazione per la sicurezza del consumatore. Eccole linee guida EFSA

aviaria
18 Dicembre, 2025

L’introduzione del virus HPAI H5N1 genotipo B3.13, che ha colpito il bestiame da latte negli USA, è considerata altamente improbabile nell’UE. Tuttavia, poiché il potenziale impatto in caso di focolaio sarebbe elevato, l’EFSA raccomanda una strategia proporzionata basata sul rischio. Misure pratiche come la rigorosa pulizia e disinfezione delle attrezzature di mungitura e il divieto di movimentazione dei bovini sono ritenute le più efficaci per prevenire l’introduzione e contenere la diffusione tra gli allevamenti.

Un po’ di contesto

A partire da marzo 2024, gli Stati Uniti d’America hanno affrontato la diffusione senza precedenti del virus altamente patogeno dell’influenza aviaria (HPAI) H5N1 genotipo B3.13 negli allevamenti di bovini da latte. Sebbene questo specifico genotipo virale non sia stato ancora riportato nell’Unione europea, il contesto epidemiologico globale ha spinto la Commissione Europea a richiedere un parere scientifico all’EFSA per analizzare la situazione e fornire consulenza sui rischi per la salute animale e la sicurezza alimentare. Per gli allevatori e gli operatori del settore nell’UE la questione è cruciale. L’introduzione del virus, pur essendo un evento valutato come altamente improbabile (con una probabilità annuale inferiore per l’ingresso tramite il commercio), potrebbe comunque avere un impatto complessivo elevato sulle dimensioni economiche, sociali e ambientali nella maggior parte degli Stati Membri.

Le cause principali

Il rischio maggiore di introduzione del virus, secondo le stime, non è legato al commercio, ma piuttosto all’avifauna migratrice, in particolare per le regioni dell’Irlanda occidentale e della Francia occidentale, con un rischio più elevato durante il periodo autunnale (settembre-ottobre). Di conseguenza, la preparazione è giustificata date le potenziali implicazioni sulla salute e sul benessere degli animali e i rischi per la salute pubblica.

La chiave è capire

Comprendere le vie di trasmissione e i meccanismi di contagio è fondamentale per implementare misure di difesa efficaci. Le evidenze provenienti dai focolai negli Stati Uniti indicano che i bovini possono essere infettati dal virus e che il contagio si verifica principalmente attraverso il latte contaminato e l’attrezzatura di mungitura. La principale via di trasmissione all’interno della mandria è considerata l’aerosol con goccioline di latte nelle sale di mungitura. Il virus si è anche diffuso tra le mandrie, principalmente tramite la movimentazione degli animali, in particolare le vacche in lattazione.

A livello di azienda agricola, è considerato molto probabile (90%, con intervallo di certezza 80%–100%) che il latte sfuso raccolto nel serbatoio (bulk milk) si contamini se una mandria da latte è infetta, e questo avverrebbe prima che l’infezione venga rilevata. Questo accade perché i bovini possono espellere il virus nel latte prima di mostrare chiari segni clinici. I segni clinici tipici dell’H5N1 B3.13 nelle vacche infette sono vaghi o non specifici, spesso confusi con la mastite, presentando cambiamenti nell’aspetto del latte, che appare simile al colostro.

Il ruolo dell’EFSA

Per affrontare questa sfida, l’EFSA ha identificato le misure più efficaci. Contro l’introduzione del virus tramite gli uccelli selvatici, la pulizia e disinfezione approfondite delle attrezzature di mungitura per rimuovere o inattivare qualsiasi contaminazione virale sono la misura più efficace, in quanto previene direttamente l’infezione intramammaria. Per quanto riguarda il contenimento della diffusione una volta che il virus è presente, il divieto di movimentazione dei bovini nelle aree infette è giudicato il metodo più efficace per prevenire la diffusione da un allevamento all’altro, agendo direttamente sulla principale modalità di trasmissione tra le aziende identificata durante l’epidemia statunitense.

Gli strumenti a disposizione

Per garantire una risposta rapida a un’eventuale introduzione del virus, il sistema di sorveglianza deve essere adattato. La sorveglianza passiva convenzionale (basata sull’osservazione dei segni clinici) ha una sensibilità bassa, poiché i sintomi non sono specifici e le infezioni subcliniche sono la maggioranza dei casi (fino al 76% dei bovini sieropositivi in uno studio non ha mostrato segni clinici).

Per questo motivo, la sorveglianza attiva mirata, in particolare l’analisi molecolare del latte sfuso (BM) tramite RT-qPCR, è considerata lo strumento con il maggiore potenziale per la rilevazione tempestiva di aziende agricole infette. L’infrastruttura di analisi del latte sfuso già esistente nell’UE potrebbe essere adattata per un monitoraggio regionale basato sul rischio, specialmente se il virus H5N1 B3.13 fosse rilevato nell’avifauna o nel pollame nelle vicinanze degli allevamenti.

Che fare?

In caso di contaminazione, la sicurezza alimentare per il consumatore è garantita in larga misura dai trattamenti industriali. Il virus H5N1 B3.13 è sensibile al calore. I trattamenti termici sono altamente efficaci nel ridurre i livelli di virus infettivi nel latte e nei prodotti a base di colostro. È stato stimato che la pastorizzazione a bassa temperatura per lungo tempo (LTLT) e la termizzazione del latte riducano il virus infettivo, rendendo i prodotti privi di virus vitale. Anche la pastorizzazione HTST riduce notevolmente il virus, sebbene a questi livelli minimi teorici possa esserci ancora una bassa quantità residua di virus vitale. Al contrario, per i prodotti non trattati termicamente, come il latte crudo da bere, il colostro crudo e la panna cruda, l’esposizione al virus infettivo per il consumatore è valutata come alta in uno scenario ipotetico di contaminazione del latte sfuso.

Previsioni per il futuro

Il rischio di una diffusione su vasta scala di H5N1 B3.13 negli allevamenti europei è basso, ma la potenziale gravità dell’impatto richiede che gli operatori mantengano alta la vigilanza. La strategia fondamentale consiste nel rafforzare la biosicurezza operativa. Si raccomanda agli allevatori di pulire e disinfettare scrupolosamente le attrezzature di mungitura come misura prioritaria contro l’introduzione del virus. Parallelamente, è essenziale innalzare la consapevolezza tra allevatori e veterinari affinché considerino l’HPAI nella diagnosi differenziale di mastiti atipiche (latte tipo colostro che non risponde agli antimicrobici) o di cali inspiegabili nella produzione di latte. Se il virus dovesse essere confermato in una regione, l’attuazione immediata del divieto di movimentazione dei bovini sarebbe lo strumento più efficace per contenere la diffusione tra le aziende agricole. Infine, dal punto di vista della sicurezza alimentare, la pastorizzazione (in particolare il trattamento LTLT a C per 30 minuti) resta la barriera cruciale e altamente efficace per neutralizzare il virus nei prodotti lattiero-caseari destinati al consumo, garantendo la salute pubblica. L’opportunità per il futuro è integrare il test RT-qPCR sul latte sfuso nei programmi di sorveglianza esistenti nelle aree a rischio, per una rilevazione precoce ed efficiente.

Da leggere - Luglio 2026

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