Restrizione alimentare all’asciutta: gli effetti non finiscono con l’ultima mungitura

Una settimana di solo fieno ha ridotto drasticamente la produzione di latte, ma ha anche modificato alcuni indicatori infiammatori ed epatici fino alle prime settimane della lattazione successiva. I nuovi risultati del DiANA aiutano a capire perché, alla messa in asciutta, l’intensità della restrizione conta quanto la sua efficacia

bovine- frisone-mangiatoia
6 Agosto, 2026

La messa in asciutta delle bovine ad alta produzione richiede un equilibrio difficile. Da un lato, ridurre il latte prima dell’ultima mungitura può favorire l’avvio dell’involuzione mammaria e limitare i problemi legati all’accumulo di latte. Dall’altro, per ottenere una diminuzione rapida si ricorre spesso a cambiamenti alimentari marcati, che possono rappresentare uno stress metabolico proprio all’inizio del periodo di transizione.

Nel 2024 avevamo descritto, anche su Ruminantia (leggi qui l’articolo),  gli effetti produttivi e metabolici di una restrizione particolarmente severa: sette giorni di solo fieno di graminacee prima dell’asciutta. La strategia aveva ridotto il latte del 62%, portandolo da circa 22 a 8 kg al giorno, ma aveva anche determinato una forte riduzione dell’ingestione, modificato le fermentazioni ruminali e aumentato la mobilizzazione delle riserve corporee.

Il nuovo lavoro, pubblicato sul Journal of Dairy Science, riprende le stesse bovine per rispondere alla domanda rimasta aperta: una restrizione così drastica modifica anche la risposta infiammatoria, la funzionalità epatica e alcuni indicatori immunitari, e gli effetti si esauriscono con l’asciutta oppure riemergono dopo il parto?

Come è stata condotta la prova

Lo studio è stato svolto presso il CERZOO, l’azienda sperimentale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza, e ha coinvolto 26 bovine Holstein che producevano più di 15 kg di latte al giorno. Gli animali sono stati gestiti in coppie e assegnati a due trattamenti nei 7 giorni prima dell’asciutta: prosecuzione della normale razione di lattazione (CTR) o fieno di graminacee ad libitum come unico alimento (come modello di restrizione nutrizionale severa, NR). Dopo l’ultima mungitura, effettuata 55 giorni prima della data prevista del parto, tutte le bovine hanno ricevuto soltanto fieno per sette giorni e successivamente la normale dieta del periodo di asciutta. L’acqua è rimasta sempre disponibile. Gli animali sono stati seguiti fino a 28 giorni dopo il parto, raccogliendo ripetutamente campioni di sangue e latte. Nel sangue sono stati misurati emocromo, proteine di fase acuta, indicatori di funzionalità epatica, equilibrio ossidativo e minerali. Nel latte sono state valutate la conta delle cellule somatiche, la presenza di infezioni intramammarie e, mediante citometria a flusso, alcune popolazioni cellulari coinvolte nella risposta immunitaria.

Il punto di partenza: meno latte, ma un forte adattamento metabolico

Il companion paper aveva dimostrato che la restrizione raggiungeva pienamente l’obiettivo produttivo. Il giorno precedente l’asciutta le bovine NR producevano circa 8 kg di latte, contro circa 22 kg nel gruppo CTR. Il prezzo biologico di questa riduzione era però evidente: alla messa in asciutta il glucosio plasmatico era diminuito di circa il 10%, mentre NEFA e β-idrossibutirrato avevano raggiunto in media rispettivamente 1,18 e 0,97 mmol/L. Anche il profilo degli acidi grassi del latte e le fermentazioni ruminali indicavano una minore disponibilità di nutrienti e una maggiore mobilizzazione delle riserve corporee.

Nella lattazione successiva la produzione di latte non era risultata diversa tra i gruppi. Tuttavia, nella seconda settimana dopo il parto le bovine precedentemente ristrette avevano ingerito meno sostanza secca e a 7 giorni dal parto mostravano una tendenza a concentrazioni più elevate di NEFA. Questi risultati costituiscono il contesto necessario per interpretare le nuove risposte infiammatorie ed epatiche.

La mammella sembra reagire prima dell’ultima mungitura

Durante la settimana di restrizione la conta delle cellule somatiche è aumentata nelle bovine NR, in particolare a 3 giorni dall’asciutta e il giorno dell’ultima mungitura. L’aumento non era accompagnato da differenze evidenti nella presenza di infezioni intramammarie e non si è mantenuto nella lattazione successiva.

Una parte della crescita della conta cellulare può dipendere dal semplice effetto di concentrazione dovuto alla diminuzione del volume di latte. Tuttavia, insieme alla riduzione del lattosio già osservata nel primo lavoro e ai cambiamenti nelle cellule circolanti, il dato è compatibile anche con una modifica anticipata della permeabilità dell’epitelio mammario e con l’avvio dei processi di rimodellamento della ghiandola.

Anche l’emocromo ha mostrato una diversa tempistica della risposta. Alla messa in asciutta le bovine NR avevano meno monociti e più eosinofili rispetto ai controlli. Inoltre, la diminuzione di neutrofili e monociti e l’aumento degli eosinofili, osservati già durante la restrizione, ricordavano l’andamento mostrato dalle bovine di controllo soltanto dopo la sospensione della mungitura. Si tratta di un’indicazione interessante, ma non conclusiva: le cellule potrebbero essere state richiamate verso la mammella in involuzione, verso il tratto gastrointestinale o verso altri tessuti.

La citometria a flusso non ha evidenziato differenze tra i gruppi nelle popolazioni cellulari del latte analizzate (CD3+, CD4+, CD8+ e CD11b+) né nella loro vitalità. Il risultato deve però essere interpretato entro i limiti del pannello utilizzato, orientato soprattutto verso alcune popolazioni linfocitarie e applicato soltanto prima dell’asciutta. Non esclude, quindi, modificazioni di altre componenti dell’immunità mammaria.

Una risposta immediata meno marcata non significa necessariamente un vantaggio

Quattro giorni dopo l’asciutta, le bovine NR presentavano concentrazioni inferiori di aptoglobina e di metaboliti reattivi dell’ossigeno rispetto ai controlli. Considerati isolatamente, questi valori potrebbero suggerire una risposta infiammatoria più contenuta. La lettura longitudinale porta però a un’interpretazione più prudente: la restrizione potrebbe avere anticipato parte delle modificazioni associate all’involuzione, spostando nel tempo il picco della risposta. L’aptoglobina non è soltanto una proteina di fase acuta, ma partecipa anche ai processi di rimodellamento tissutale. Il suo aumento nel gruppo di controllo dopo l’ultima mungitura potrebbe quindi riflettere sia una risposta infiammatoria più evidente sia il maggiore lavoro di rimodellamento richiesto da una mammella che, al momento dell’asciutta, produceva ancora circa 22 kg di latte al giorno.

Nelle bovine ristrette erano però già presenti segnali di maggiore pressione sul metabolismo epatico: la paraoxonasi era più bassa e la bilirubina più alta prima dell’asciutta. La paraoxonasi viene sintetizzata dal fegato e tende a diminuire durante l’infiammazione, la mobilizzazione lipidica intensa o una ridotta funzionalità epatica. L’aumento della bilirubina può invece indicare una minore capacità di eliminazione da parte del fegato. Le differenze di calcio, fosforo e magnesio osservate in questa fase erano generalmente transitorie e, almeno in parte, coerenti con il diverso apporto alimentare e con la riduzione delle fermentazioni ruminali.

Il risultato più importante emerge dopo il parto

Le conseguenze più interessanti non sono state osservate immediatamente dopo l’ultima mungitura, ma durante la transizione alla lattazione successiva. In diversi momenti delle prime settimane dopo il parto, le bovine sottoposte alla restrizione severa mostravano un profilo meno favorevole:

  • albumina e paraoxonasi più basse, compatibili con una risposta epatica meno efficiente;
  • globuline e aptoglobina più elevate in specifici momenti, indicatrici di una risposta infiammatoria più pronunciata o persistente;
  • bilirubina e AST-GOT più elevate a 7 giorni dal parto, coerenti con un maggiore carico epatico;
  • mieloperossidasi più elevata, suggerendo una diversa attivazione dei neutrofili e dell’equilibrio ossidativo;
  • calcemia più bassa nei primi giorni di lattazione.

Le differenze non indicano necessariamente una patologia clinica, né dimostrano un danno permanente. Nel loro insieme, tuttavia, descrivono un recupero più lento dell’omeostasi dopo il parto. Anche il Liver Functionality Index (LFI) era numericamente inferiore nelle bovine NR, sebbene la differenza raggiungesse soltanto una tendenza statistica.

Un possibile effetto di trascinamento

Lo studio rafforza un concetto sempre più rilevante nella gestione della bovina in transizione: gli eventi che avvengono prima o durante l’asciutta possono condizionare la capacità di adattamento al parto, anche molte settimane dopo. In questo caso la restrizione era terminata circa 55 giorni prima del parto, ma alcune differenze sono ricomparse nella fase in cui la bovina doveva sostenere contemporaneamente l’avvio della lattazione, la riduzione fisiologica dell’ingestione, la mobilizzazione delle riserve e la risposta infiammatoria del periparto.

Il meccanismo non è ancora definito. Una possibilità è che il marcato bilancio energetico negativo indotto prima dell’asciutta abbia modificato la funzionalità epatica e la regolazione della risposta infiammatoria, riducendo il margine di adattamento disponibile nella lattazione successiva. I dati non consentono però di stabilire un rapporto causale preciso né di distinguere quanto pesino la restrizione energetica, il cambio brusco di dieta, le modificazioni ruminali o l’anticipazione dell’involuzione mammaria.

Che cosa significa per la gestione aziendale

Il risultato non mette in discussione l’utilità di ridurre produzioni molto elevate prima dell’asciutta. Interrompere bruscamente la mungitura in bovine che producono oltre 15 kg al giorno rimane infatti una condizione associata a maggiore pressione mammaria, ritardo dell’involuzione e rischio sanitario. Lo studio mostra però che non tutte le strategie per ridurre il latte sono equivalenti.

Offrire esclusivamente fieno per una settimana ha ottenuto una diminuzione molto rapida, ma ha sottoposto le bovine a una restrizione nutrizionale pari a circa il 40% dell’apporto garantito dalla dieta di lattazione. In pratica, l’efficacia nel ridurre il latte non dovrebbe essere l’unico criterio di valutazione: devono essere considerati anche ingestione, bilancio energetico, comportamento, funzionalità ruminale e possibili conseguenze nella transizione successiva.

Il messaggio operativo

La produzione prima dell’asciutta va ridotta senza creare un secondo problema. Quando è necessario intervenire, sono preferibili protocolli graduali e costruiti sulla singola azienda, evitando cambi dietetici estremi. La disponibilità di acqua non deve mai essere limitata. Questi risultati non individuano un protocollo alternativo ottimale, ma indicano chiaramente che severità e durata della restrizione devono essere valutate insieme alla risposta della bovina.

Conclusioni

La restrizione severa prima dell’asciutta ha ridotto il latte del 62% e sembra aver anticipato alcuni cambiamenti associati all’involuzione mammaria. Tuttavia, il beneficio immediato è stato accompagnato da un marcato stress metabolico e, dopo il parto, da un profilo infiammatorio ed epatico complessivamente meno favorevole. La gestione dell’asciutta non può quindi essere valutata soltanto in base ai chilogrammi di latte eliminati prima dell’ultima mungitura: occorre considerare l’intera traiettoria della bovina, fino all’avvio della lattazione successiva.

Articolo scientifico di riferimento

Cattaneo L., Lopreiato V., Sfulcini M., Piccioli-Cappelli F., Trevisi E., Minuti A. 2026. Impact of severe nutrient restriction before dry-off on inflammatory, hepatic, and immune-related indicators from dry-off through the transition period. Journal of Dairy Science. https://doi.org/10.3168/jds.2026-28688

Companion paper: Cattaneo L., Lopreiato V., Piccioli-Cappelli F., Dahl G.E., Trevisi E., Minuti A. 2024. Impact of nutrient restriction at dry-off on performance and metabolism. Journal of Dairy Science 107:5090–5103. https://doi.org/10.3168/jds.2023-24017

Autori: Luca Cattaneo– DiANA – Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza

"DiANA report e news – Laboratorio di idee per la zootecnia del futuro
"

Rubrica a cura di

 

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!