Clima estremo e territori fragili: la lezione del ciclone Harry
Dai dati ISPRA alle politiche di prevenzione, le risposte possibili ad emergenze sempre più frequenti

Gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito Sicilia, Sardegna e Calabria riportano al centro del dibattito pubblico la vulnerabilità strutturale del nostro territorio. Dietro i danni e le difficoltà di gestione si intrecciano cambiamenti climatici, consumo di suolo, dissesto idrogeologico e, soprattutto, scelte antropiche. Analizzare i dati scientifici e rafforzare la prevenzione, integrando ambiente e salute, diventa oggi una priorità strategica per ridurre i rischi futuri e garantire la sicurezza delle comunità.
Il contesto
“Il governo Meloni ha appena deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale nei territori della Sicilia, Sardegna e Calabria colpiti dal violento maltempo dei giorni scorsi. Lo stato di emergenza può durare 12 mesi, prorogabile per altri 12, come prevede il Codice di Protezione civile. Per fare fronte ai primissimi interventi operati dai sindaci (previsti dall’art. 25 lettere a, b, c del Codice di protezione civile) è stata deliberata la somma complessiva di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. Nei prossimi giorni, non appena le tre Regioni avranno definito nel dettaglio l’entità dei danni e la priorità degli interventi, il governo adotterà un primo provvedimento interministeriale, per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, pubbliche e private. Attività che sarà coordinata dai rispettivi presidenti di Regione, nominati oggi commissari delegati con ampi poteri di deroga. Fare presto e fare bene: questo l’obiettivo di tutti”
- In Sicilia l’assessorato regionale dell’Agricoltura ha pubblicato un avviso per consentire alle imprese agricole colpite dal ciclone “Harry” di segnalare i danni subiti. C’è tempo fino al 15 febbraio per inviare il modulo. Le aziende che intendono ripristinare con celerità le strutture danneggiate (come serre, impianti arborei e fabbricati) dovranno comunicarlo all’ispettorato dell’agricoltura competente, producendo anche una perizia asseverata da un libero professionista. I danni da alluvione possono essere segnalati anche al Fondo mutualistico nazionale Agricat. Maggiori info QUI!
- In Sardegna l’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus ha inviato una nota al Ministro Lollobrigida per chiedere una proroga del termine per il deposito dei progetti esecutivi relativi ai programmi di Filiera ammessi dal V Bando dei Contratti di Filiera, coinvolgono circa 800 aziende agricole distribuite su tutto il territorio regionale. La richiesta riguarda lo slittamento della scadenza, attualmente fissata all’8 febbraio, alla luce delle straordinarie condizioni atmosferiche che hanno coinvolto la Sardegna e il comparto agricolo regionale nelle ultime settimane. Una situazione che ha determinato oggettive difficoltà per molte imprese, impegnate a fronteggiare i danni subiti e a garantire la continuità minima delle attività produttive, in un contesto che ha richiesto un forte senso di responsabilità e capacità di reazione da parte degli operatori del settore (leggi QUI).
- In Calabria l’assessore regionale al Turismo, Lavoro e Sviluppo economico, Giovanni Calabrese, ha dichiarato di aver richiesto al Governo nazionale 300 milioni di euro per interventi urgenti di messa in sicurezza del territorio, il ripristino delle infrastrutture danneggiate e il sostegno concreto ai Comuni, ai cittadini e alle imprese colpite, in particolare a quelle del comparto turistico, messe in ginocchio dalla violenza del maltempo (Approfondisci QUI).
Di fronte ad un fatto di cronaca di tale rilevanza, le riflessioni che scaturiscono sono molteplici, concatenate ed interessano diversi ambiti. Tra questi, ci sono temi di cui quotidianamente ci occupiamo, e sono quelli legati ai cambiamenti climatici, allo spopolamento delle aree interne ed il conseguente pericolosissimo dissesto idrogeologico, nonché allo spaventoso ed inarrestabile consumo del suolo, che ISPRA, Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, da anni documenta con azioni di monitoraggio e ricerca scientifica.
Il contributo del consumo del suolo
Nell’ultimo report divulgato (disponibile QUI) , ad esempio, si legge che dal 2006 al 2018 il suolo consumato per abitante era risultato cresciuto di 6,5 m2/ab mentre tra il 2018 e il 2024 la crescita è quasi triplicata, ovvero è risultata pari a 18,4 m2/ab in soli sei anni. Non solo, nonostante ci sia un generale calo della popolazione, per ogni residente c’è in media un territorio artificiale sempre maggiore: 347 m2/ab nel 2006 contro i 366 m2/ab del 2024.
Ma c’è di più: solo nell’ultimo anno l’estensione del suolo con coperture artificiali è aumentata dello 0,37% , con una perdita di suolo naturale di 230mila m² al giorno, e le nuove costruzioni hanno interessato anche aree a pericolosità idraulica elevata e media, pericolosità da frana molto elevata, elevata e media, e a pericolosità sismica molto alta e alta.

Cambiamenti climatici e settore agro-zootecnico
Se sul consumo del suolo abbiamo davvero molto su cui riflettere, sull’impatto del settore agricolo e zootecnico in tema di cambiamenti climatici, i dati ISPRA mostrano sia una presa di coscienza del problema che una tangibile inversione di tendenza, legata alle azioni di mitigazione messe in campo dagli imprenditori. A tal proposito il rapporto ISPRA 2025 intitolato “Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione e scenari emissivi” pubblicato lo scorso maggio, parla di un calo del contributo apportato dal settore agricolo del 16% circa dal 1990 (leggi QUI). Naturalmente l’impegno deve proseguire, ma la direzione è quella giusta e sta portando i suoi frutti.
Il monitoraggio ambientale: un salvavita
Nel quadro di sconforto e distruzione generale che il ciclone Harry ha lasciato dietro di sé, c’è una unica grande nota positiva: non ci sono state vittime. Sul sito di ISPRA l’evento è stato definito “emblematico in un contesto che cambia” (qui) ed è stata evidenziata l’intensa e capillare attività di monitoraggio, comunicazione e supporto alle decisioni che è stata svolta in quei giorni.
«Questo episodio- ha sottolineato il Direttore Generale Michelangelo Iannone – conferma quanto sia strategico investire su un monitoraggio ambientale integrato, su una comunicazione istituzionale corretta e tempestiva e su un coordinamento solido tra enti, per affrontare fenomeni meteorologici sempre più persistenti e complessi e garantire la sicurezza delle comunità.»
E proprio in questa direzione il Ministero della Salute informa che è stato formalmente adottato il Programma triennale “Salute, ambiente, biodiversità e clima“, documento strategico che mira a rafforzare l’integrazione tra politiche sanitarie e ambientali e consolida l’approccio One Health nella prevenzione dei rischi ambientali e climatici per la salute, intervenendo su inquinamento, cambiamenti climatici, popolazioni vulnerabili e sicurezza agroalimentare.
I dati scientifici e gli strumenti tecnici a nostra disposizione sono, dunque, molteplici. Non ci resta che iniziare ad utilizzarli!



















































































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