Export lattiero-caseario: l’Unione europea tocca nuovi record nel 2025
L'agroalimentare UE raggiunge il massimo storico di 238,4 miliardi di esportazioni, con il settore lattiero-caseario che cresce del 6%. Il comparto si conferma fondamentale per la tenuta del surplus commerciale europeo nonostante la forte volatilità dei mercati globali

Secondo il rapporto della Commissione Europea “Monitoring EU Agri-food Trade“, che analizza nel dettaglio l’andamento del commercio agroalimentare dell’Unione Europea durante l’anno 2025, basandosi sui dati forniti da Eurostat COMEXT, l’Unione Europea si è confermata nel 2025 come il principale esportatore mondiale di prodotti agroalimentari, distanziando i principali competitor globali come Stati Uniti e Brasile. Questa leadership si inserisce in un contesto economico in cui l’agricoltura e le produzioni animali rappresentano una risorsa strategica, contribuendo per il 37% al surplus commerciale complessivo dell’intera Unione. La crescita del valore delle esportazioni, pur in un contesto di scambi commerciali instabili, dimostra la capacità di adattamento delle filiere produttive europee ai mercati esteri. Tale solidità economica è particolarmente rilevante per gli allevatori e gli operatori della trasformazione, poiché evidenzia come i prodotti comunitari continuino a godere di un elevato riconoscimento qualitativo a livello internazionale.
Il lattiero-caseario tra prezzi e nuovi mercati
All’interno di questo scenario di successo, il settore lattiero-caseario ha svolto un ruolo di primo piano, posizionandosi come la seconda categoria più esportata dall’Unione Europea. Il valore complessivo delle spedizioni di prodotti lattiero-caseari ha raggiunto 20,8 miliardi di euro, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Questa crescita è stata determinata principalmente dall’aumento dei prezzi di mercato per prodotti chiave come burro, formaggi e cagliate, con queste ultime che, da sole, hanno generato un valore di 9,1 miliardi di euro. Va chiarito che nel periodo gennaio-aprile 2025, la produzione di latte vaccino nell’Unione Europea aveva comunque registrato una contrazione dell’1%, a causa soprattutto della flessione nei principali Paesi produttori. Un trend proseguito nei mesi successivi, nonostante l’export sia cresciuto in maniera costante durante tutto l’anno.
Il concetto tecnico di “valore unitario“, che rappresenta il prezzo medio dei prodotti scambiati, è stato il vero motore della crescita e ha compensato le oscillazioni dei volumi che sono rimasti mediamente stabili. La capacità del settore di mantenere margini elevati riflette una domanda globale sostenuta per le eccellenze casearie europee, soprattutto nei mercati ad alto potere d’acquisto.
Flussi commerciali
Le statistiche indicano che il Regno Unito rimane la destinazione prioritaria per i prodotti lattiero-caseari europei, seguito da Nord America e dal Medio Oriente, mentre si è registrata una contrazione verso la Cina. Il surplus commerciale specifico del comparto lattiero-caseario è stato importante, attestandosi a 18 miliardi di euro, con un miglioramento di 688 milioni rispetto al 2024. Per quanto riguarda le altre produzioni animali, il settore delle carni bovine ha mostrato una dinamica peculiare: a fronte di un calo del 20% nei volumi esportati, il valore complessivo è rimasto stabile a 5 miliardi di euro grazie a un aumento proporzionale dei prezzi di vendita. Al contrario, il settore delle carni suine ha subito una flessione del 3%, scendendo a circa 12 miliardi di euro, a causa della minore domanda asiatica. Questi dati confermano che la diversificazione dei mercati è la strategia vincente per mitigare i rischi legati alle singole aree geografiche o alle variazioni dei costi di produzione.
Sfide future e opportunità
Nonostante i record, il surplus commerciale agroalimentare complessivo dell’Unione Europea ha decelerato, scendendo a 49,9 miliardi di euro a causa del forte aumento del valore delle importazioni. Tale incremento dell’import, pari al 9%, è stato trainato dai prezzi record delle materie prime come caffè e cacao, che hanno pesato sul bilancio finale. In questo panorama, gli accordi di libero scambio (FTA) si confermano uno strumento indispensabile per la stabilità del settore, coprendo ormai il 61% delle esportazioni e il 57% delle importazioni dell’Unione. La crescita degli scambi con i partner che hanno sottoscritto accordi commerciali è stata sensibilmente più rapida rispetto a quella con il resto del mondo, offrendo agli allevatori una rete di sicurezza in mercati regolamentati e preferenziali. Per il futuro, la sfida principale sarà mantenere alta la competitività dei prodotti trasformati, per compensare i costi crescenti delle materie prime importate e le incertezze dei mercati emergenti.



















































































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