La zootecnia che resiste: a Gaza si riparte dai piccoli ruminanti

Il conflitto ha compromesso mezzi di produzione e accesso al cibo, ma interventi mirati, tra mangimi, assistenza veterinaria e sostegni economici, stanno consentendo ai pastori di riavviare le attività e sostenere la sicurezza alimentare locale

pastore-gaza
24 Aprile, 2026

Il ruolo strategico dei piccoli ruminanti prima del conflitto

Nella Striscia di Gaza, prima dell’inizio del conflitto, l’allevamento di piccoli ruminanti rappresentava una componente essenziale del sistema agroalimentare locale. Pecore e capre garantivano non solo una fonte diretta di reddito per migliaia di famiglie, ma contribuivano in modo significativo alla sicurezza alimentare, assicurando disponibilità di latte fresco e, in parte, di carne.

Secondo le stime della FAO, circa 95.000 famiglie, pari a circa un quarto della popolazione della Striscia, dipendevano totalmente o parzialmente dall’agricoltura e dall’allevamento per il proprio sostentamento. In questo contesto, la zootecnia diffusa e di piccola scala costituiva un elemento chiave di resilienza economica e sociale.

Il collasso dei sistemi produttivi e la perdita degli input

Oltre due anni di conflitto hanno però profondamente alterato questo equilibrio. Le infrastrutture agricole sono state compromesse, mentre l’accesso ai principali fattori produttivi, mangimi, acqua, assistenza veterinaria, è diventato sempre più limitato.

Le conseguenze si sono tradotte in una drastica riduzione del patrimonio zootecnico e in un indebolimento generalizzato della capacità produttiva. La mancanza di vaccini e cure veterinarie ha ulteriormente aggravato la situazione sanitaria degli animali, aumentando le perdite anche tra i capi sopravvissuti ai bombardamenti.

In questo scenario, la disponibilità di alimenti di origine animale si è ridotta sensibilmente, con ripercussioni dirette sulla dieta e sulla sicurezza alimentare della popolazione.

Gli interventi della FAO: mangimi, kit veterinari e sostegno economico

Per contrastare il progressivo deterioramento dei mezzi di sussistenza, la FAO ha avviato a partire dal 2024 una serie di interventi di emergenza mirati al settore zootecnico.

Le azioni si sono concentrate su tre direttrici principali: la distribuzione di mangimi, la fornitura di kit veterinari e l’erogazione di assistenza finanziaria condizionata. In particolare, dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, sono state distribuite circa 2.440 tonnellate di mangime di alta qualità destinate ai piccoli ruminanti e agli animali da lavoro (leggi anche “Mangimi e assistenza veterinaria: l’Italia sostiene gli allevatori di Gaza”).

Parallelamente, una valutazione condotta nell’estate 2025 ha permesso di identificare i pastori ancora in possesso di capi sopravvissuti al conflitto. A partire da ottobre dello stesso anno, oltre 2.000 allevatori hanno ricevuto kit veterinari e contributi economici vincolati all’acquisto di input essenziali per la gestione degli animali.

Questi interventi hanno consentito di ristabilire, almeno parzialmente, le condizioni minime per la continuità produttiva.

Dalla sopravvivenza alla ripresa: il caso di un allevatore

E’ in questo contesto che si inserisce l’esperienza di Mohammed, allevatore che prima del conflitto gestiva un gregge di oltre 80 tra pecore e capre. Gli eventi bellici hanno distrutto gran parte dei suoi mezzi di sussistenza, lasciandogli solo una ventina di capi e compromettendo la sua capacità operativa anche a causa di gravi ferite riportate.

L’accesso ai programmi di sostegno della FAO ha rappresentato un punto di svolta. Grazie ai fondi ricevuti, Mohammed ha potuto acquistare mangimi e prodotti veterinari, oltre ad avvalersi di manodopera per la gestione quotidiana della mandria.

Il miglioramento delle condizioni sanitarie degli animali ha portato a una ripresa della produzione di latte, rendendo nuovamente possibile la trasformazione in prodotti come formaggi e yogurt, destinati sia all’autoconsumo sia alla vendita nella comunità locale.

Ripristinare la filiera per garantire l’accesso al cibo

L’esperienza di Mohammed riflette una dinamica più ampia che interessa l’intero territorio. La ricostruzione dei sistemi zootecnici, anche su piccola scala, rappresenta un passaggio fondamentale per ripristinare la produzione alimentare locale e ridurre la dipendenza dagli aiuti esterni.

Secondo la FAO, il sostegno al settore primario dovrà essere esteso a migliaia di famiglie tra allevatori, agricoltori e pescatori, attraverso interventi che includano non solo la fornitura di input, ma anche il ripristino delle infrastrutture, l’accesso all’acqua e il recupero dei terreni agricoli.

In questa prospettiva, la disponibilità di mangimi, servizi veterinari e risorse finanziarie si conferma un fattore determinante per la stabilità delle produzioni e per la continuità delle filiere lattiero-casearie locali.

Verso una ricostruzione del sistema agroalimentare

Accanto alle misure di emergenza, la FAO sta lavorando a un piano di ripresa decennale finalizzato alla ricostruzione di un sistema agroalimentare più resiliente e sostenibile nella Striscia di Gaza.

In contesti caratterizzati da elevata instabilità, la zootecnia, e in particolare l’allevamento di piccoli ruminanti, si conferma un settore strategico, capace di offrire soluzioni relativamente rapide per il ripristino della produzione e del reddito.

La ripartenza, tuttavia, richiede interventi strutturali e continuità di supporto, in un equilibrio complesso tra emergenza e sviluppo. In questo scenario, ogni capo allevato rappresenta non solo una risorsa produttiva, ma anche un tassello nel percorso di ricostruzione economica e sociale del territorio.

Fonte:FAO

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