FAO: più latte con meno impatto, la sfida è trasformare la zootecnia

Produrre alimenti nutrienti per una popolazione in crescita puntando su efficienza, innovazione e One Health, senza ridurre il ruolo strategico del settore lattiero

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19 Giugno, 2026

Produrre più latte ma con un minore impatto ambientale. Garantire cibo nutriente a una popolazione mondiale in crescita senza compromettere le risorse naturali. Rafforzare il ruolo degli allevatori, soprattutto nei Paesi a basso reddito. Contribuire agli obiettivi della One Health che considera strettamente connesse la salute umana, animale e degli ecosistemi. È questa la visione delineata da Thanawat Tiensin, Assistant Director-General della FAO e direttore della Divisione Animal Production and Health, intervenendo a Cremona in occasione dell’evento “Milking the Future”, promosso da IRCAF per la Giornata Mondiale del Latte. Un messaggio emerge con chiarezza: la FAO non chiede di ridurre la produzione lattiera mondiale. Al contrario, l’obiettivo è accompagnare una trasformazione sostenibile del settore zootecnico affinché sia in grado di soddisfare la crescente domanda globale di alimenti di origine animale, contribuendo positivamente all’ambiente attraverso un uso efficiente delle risorse naturali e considerando le peculiarità economiche e sociali delle diverse aree del Mondo.

La situazione del comparto lattiero-caseario, infatti, è estremamente diversa da continente a continente. In India, il latte rappresenta una fondamentale opportunità di reddito per oltre 80 milioni di famiglie coinvolte nell’allevamento di più di 300 milioni tra bovini e bufali. Qui la filiera lattiera costituisce uno strumento essenziale di inclusione economica per milioni di piccoli allevatori. In Cina, invece, la sfida principale consiste nel garantire la sicurezza alimentare di una popolazione di circa 1,4 miliardi di persone. Per raggiungere questo obiettivo, secondo Tiensin, saranno determinanti tecnologia, innovazione e sistemi di allevamento di precisione capaci di aumentare l’efficienza produttiva. Nella Penisola Arabica, e in particolare in Arabia Saudita, il settore lattiero è chiamato a contribuire agli obiettivi nazionali di autosufficienza alimentare. In questo contesto, tuttavia, l’accesso all’acqua e ai mangimi rappresenta una criticità strutturale che impone una gestione particolarmente attenta delle risorse. In molte aree dell’Africa subsahariana, come Etiopia e Kenya, la priorità è ancora diversa: servono investimenti in alimentazione animale, con focus sulla produzione foraggera e in tecnologie per la trasformazione e la conservazione del latte

Questa eterogeneità dimostra come non esista un’unica soluzione globale. La sostenibilità deve essere costruita tenendo conto delle specificità territoriali, delle condizioni climatiche, delle risorse disponibili e delle esigenze socioeconomiche delle comunità locali. È proprio questo il principio alla base della strategia FAO per la “Sustainable Livestock Transformation“, che punta a promuovere innovazioni e buone pratiche adattate ai diversi contesti produttivi. La sostenibilità, tuttavia, non riguarda soltanto l’ambiente. Secondo la FAO, i sistemi agroalimentari devono contribuire contemporaneamente a una migliore produzione, a una migliore nutrizione, a un ambiente più sano e a una migliore qualità della vita. L’organizzazione ricorda che le diete non sicure e squilibrate sono associate ad almeno otto milioni di decessi ogni anno e che la malnutrizione, in tutte le sue forme, rappresenta una delle principali cause di malattia e mortalità nel mondo.

Da qui il collegamento con l’approccio One Health, sempre più centrale nelle politiche internazionali. La salute degli animali, la qualità degli alimenti, la tutela dell’ambiente e il benessere delle persone sono aspetti interdipendenti che richiedono una visione integrata. Non a caso, la FAO promuove iniziative globali dedicate proprio alla One Health nei sistemi agroalimentari e sostiene nuovi strumenti per misurare le prestazioni ambientali degli allevamenti e valorizzarne il contributo all’economia circolare.

Il messaggio conclusivo di Tiensin è quindi lontano dalle contrapposizioni che spesso caratterizzano il dibattito pubblico sulla zootecnia. Per la FAO, il futuro non passa attraverso una semplice riduzione delle produzioni, ma grazie a una loro trasformazione: più efficienza, più innovazione, più sostenibilità e maggiore capacità di rispondere ai bisogni nutrizionali di una popolazione mondiale in continua crescita. Una sfida che riguarda tutti i continenti e che richiede collaborazione internazionale, investimenti e una narrazione basata sulle evidenze scientifiche.

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