Come sono andate le produzioni di latte ad aprile e maggio 2026 in Emilia-Romagna?

La produzione della Frisona italiana continua a crescere, anche negli allevamenti del Parmigiano Reggiano. I dati di aprile e maggio 2026 fotografano una realtà produttiva in evoluzione e offrono un importante strumento di benchmarking

31 Agosto, 2026

Gli allevamenti il cui latte è destinato alla produzione del Parmigiano Reggiano sono localizzati nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna — limitatamente alla parte della provincia situata alla sinistra del fiume Reno — e Mantova, per la porzione a destra del fiume Po. Si tratta quindi di un patrimonio zootecnico concentrato prevalentemente in Emilia-Romagna, sia nelle aree di pianura sia in quelle montane. Secondo i dati della BDN, al 30 giugno 2026 in Emilia-Romagna risultano 3.070 allevamenti bovini con indirizzo produttivo latte; di questi, 1.149 (dato 2025) partecipano al programma di selezione genetica di ANAFIBJ.

Le numerose elaborazioni dei dati realizzate negli anni in collaborazione con ANAFIBJ, unite all’esperienza empirica maturata sul campo da F.P.A. srl, permettono di affermare che il disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano, pur avendo un ruolo determinante nel definire la reputazione e le caratteristiche organolettiche della DOP, non sembra penalizzare in misura così significativa le performance produttive degli animali. Nella rubrica di Ruminantia Allevare Parmigiano Reggiano sono disponibili numerose revisioni narrative che approfondiscono questo tema.

Quando si vuole valutare le performance di una singola azienda zootecnica, o di un’intera popolazione di bovine da latte, è fondamentale sapere come evolve nel corso dell’anno la produzione media procapite di una razza e, in particolare, i valori registrati nei mesi di aprile e maggio.

Negli allevamenti di bovine da latte situati alle nostre latitudini, quindi nell’emisfero boreale, questi mesi primaverili presentano condizioni ambientali particolarmente favorevoli: il THI (Temperature Humidity Index) è generalmente contenuto e il fotoperiodo è positivo. La combinazione di questi fattori crea condizioni favorevoli al raggiungimento della massima produzione media pro capite dell’anno, un andamento osservato ormai da molti anni.

Una conferma di questo fenomeno arriva dalla serie storica della produzione di latte bovino consegnato in Europa, normalizzata su una durata mensile standard di 30 giorni.

 

Figura 1 – Latte bovino consegnato in Europa

Per un allevamento sapere qual è la produzione media di latte nei mesi di aprile e di maggio e poterla confrontare con quella di tutti i ~ 477.000 allevamenti europei ( UE-27_ Eurostat 2023) e i 22.231 allevamenti bovini italiani ad indirizzo produttivo latte (BDN 30/6/2026) è sicuramente di grande importanza per fare il benchmark, ossia per capire come un determinato allevamento si posiziona rispetto ad una media UE, nazionale e regionale, e quindi se deve apportare correttivi o fare investimenti.

Un esempio particolarmente significativo riguarda la prevenzione dello stress da caldo e la gestione della fase di transizione.

La serie storica relativa al periodo 1961-2025 evidenzia con chiarezza un aumento delle temperature a partire dal 2011, diventato particolarmente rapido e marcato negli ultimi anni. Questo andamento determina un incremento del rischio di stress da caldo per le bovine, sia adulte sia giovani, la cui sintomatologia si esibisce con cali della produzione e di fertilità già nei mesi estivi ma soprattutto in quelli autunnali, dove possiamo riscontrare la Sindrome delle Bassa Produzione di Latte in Autunno (SBPLA) che decorre anche con sub fertilità e zoppie.

Figura 2 – Anomalie di temperatura media dal 1961 al 2025 (Fonte ISPRA).

Nei mesi di ottobre e novembre si registra, nei Paesi occidentali, la produzione media pro capite più bassa dell’anno, anche a parità di giorni medi di lattazione (DIM) rispetto ai mesi primaverili di aprile e maggio.

Che il clima sia cambiato è innegabile, e la rapidità con la quale sta accadendo conferma le innumerevoli evidenze scientifiche che attribuiscono il fenomeno all’accumulo in atmosfera di gas climalteranti ad effetto serra, prodotti principalmente dall’utilizzo dei combustibili fossili e, in minima parte, dall’agricoltura e dalla zootecnia.

Per approfondire ciò consigliamo la visione dell’interevista pubblicata da Ruminantia il 16 giugno 2026 dal titolo “Allevamenti e inquinamento. I nuovi dati ISPRA raccontano un settore in cambiamento”.

In questo contesto, il confronto tra la produzione media pro capite registrata nei mesi di aprile e maggio e quella di ottobre e novembre può rappresentare un utile indicatore per valutare indirettamente l’efficacia delle strategie adottate in allevamento per la prevenzione dello stress da caldo e per la gestione delle problematiche metaboliche associate alla fase di transizione.

Italia

La Figura 3 mostra la serie storica 2020-2026 della produzione media pro capite della Frisona italiana e l’andamento dei giorni medi di lattazione (DIM) nei mesi di aprile e maggio.

Nel bimestre aprile-maggio 2026, la produzione media nazionale è stata di 37,1 kg di latte 191 giorni medi di lattazione. Nel 2020, a 196 giorni medi di lattazione, la produzione media era invece di 33,3 kg di latte.

Figura 3 – Serie storica (2020-2026) della produzione media procapite della frisona italiana e andamento dei giorni di lattazione dei mesi di aprile e maggio.

Emila-Romagna

In Emilia-Romagna, la produzione media pro capite della Frisona italiana nel bimestre aprile-maggio 2026 è stata di 34,9 kg di latte a 191 giorni medi di lattazione. Rispetto alla media nazionale, si registra quindi una differenza di -2,2 kg di latte.

Questo divario può essere spiegato solo in parte dai vincoli nutrizionali previsti dal disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano; rimangono infatti altri fattori che meriterebbero ulteriori approfondimenti.

Il dato più interessante è però l’evoluzione nel tempo: rispetto al 2020, la produzione media del bimestre è aumentata di 3,7 kg di latte, mentre i giorni medi di lattazione sono diminuiti di 6,2 DIM.

Figura 4 – Serie storica della produzione media procapite della frisona italiana del bimestre aprile e maggio  in Emilia Romagna.

La produzione media della Frisonna italiana registrata in Emilia-Romagna nel 2026 può quindi essere considerata piuttosto elevata. Nel numero di agosto di Ruminantia Mese, nell’articolo realizzato in collaborazione con ANAFIBJ, “Le produzioni della Frisona italiana ad aprile e maggio 2026”, abbiamo analizzato più nel dettaglio il dato nazionale, classificando gli allevamenti in diverse fasce produttive (39 – 41 kg, 41 – 43 kg, oltre i 44 kg).

Vediamo ora più da vicino la situazione dell’Emilia-Romagna.

Figura 5 – Numero di aziende di razza frisona italiana suddivise per fasce produttive (aprile-maggio) in Emilia Romagna.

  • Nella fascia 39-41 kg di latte rientrano nel 2026 127 allevamenti, contro i soli 38 del 2020. Sul totale degli allevamenti considerati nel 2026, rappresentano il 10,5%.
  • La fascia 41-43 kg comprende nel 2026 55 allevamenti, pari al 3,8% del totale di 1.441 aziende. Anche in questo caso la crescita è evidente: erano 18 nel 2020.
  • Nella fascia 43-44 kg si contano 17 allevamenti, contro i 7 del 2020, pari all’1,17% del totale.
  • Ai vertici produttivi, ovvero nella fascia oltre i 44 kg di latte, troviamo infine 40 allevamenti, pari al 2,27% del totale.

Nel complesso, questi dati mostrano come anche in un territorio caratterizzato dai vincoli produttivi del disciplinare del Parmigiano Reggiano esista una quota non trascurabile di allevamenti capaci di raggiungere livelli produttivi molto elevati.

Lombardia

Particolarmente interessante è il confronto, sempre per la Frisona italiana, con la Lombardia, regione confinante con l’Emilia-Romagna e anch’essa caratterizzata dalla presenza di una vasta area della Pianura Padana, ma con una significativa componente collinare e montana.

Figura 6 – Produzione e giorni medi di lattazione della Frisona italiana, mesi di aprile-maggio, dell’Emilia Romagna e della Lombardia.

Conclusioni

Le produzioni medie pro capite della Frisona italiana nel bimestre aprile-maggio mostrano una crescita progressiva, anno dopo anno, sia a livello nazionale sia in Emilia-Romagna. Questo risultato è il frutto della combinazione di numerosi fattori: genetica, nutrizione, gestione, ambiente e sanità.

Stabilire quale di questi fattori abbia avuto il maggiore peso non è semplice, soprattutto considerando i fenotipi attualmente disponibili.

La disponibilità di questi dati offre tuttavia agli allevatori un importante strumento di benchmarking, permettendo di confrontare le proprie performance con quelle di aziende inserite in contesti territoriali e produttivi comparabili.

Per quanto riguarda il fenotipo “produzione di latte in kg nei mesi di aprile e maggio”, emerge una differenza significativa tra gli allevamenti di Frisona italiana soci di ANAFIBJ della Lombardia e quelli dell’Emilia-Romagna. Tale differenza è spiegabile solo in parte attraverso i diversi livelli nutritivi consentiti dai disciplinari di produzione del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano.

Per comprendere pienamente le ragioni di questo divario sarebbero necessari ulteriori dati, in particolare relativi a genetica, razione, gestione, condizioni ambientali e stato sanitario. Al momento, quindi, possiamo soprattutto osservare e descrivere il fenomeno: interpretarlo in modo definitivo richiederà ulteriori analisi.

Autore: Alessandro Fantini

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Da leggere - Agosto 2026

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