ICQRF, quarant’anni di controlli: nel lattiero-caseario sequestri per 19,7 milioni nel 2025
Dallo scandalo del vino al metanolo alle verifiche incrociate sulla filiera bufalina, il Report pubblicato per i quarant’anni dell’Ispettorato racconta l’evoluzione del contrasto alle frodi agroalimentari. Nel 2025 effettuati quasi 55 mila controlli, con oltre 8,8 milioni di chilogrammi di prodotti lattiero-caseari sequestrati

Le frodi alimentari cambiano forma, ma accompagnano da secoli gli scambi commerciali. Cambiano anche gli strumenti utilizzati per contrastarle, dai funzionari che sorvegliavano i mercati dell’antichità alle analisi del DNA, fino all’impiego dell’intelligenza artificiale per individuare anomalie nei dati e nelle vendite online.
È questo il filo che attraversa il Report Attività ICQRF 2025, presentato il 16 luglio dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste in occasione dei quarant’anni dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari.
Il documento non si limita a riepilogare i risultati dell’ultimo anno, ma ricostruisce il percorso attraverso il quale l’ICQRF è passato da una funzione prevalentemente repressiva a un sistema fondato anche su prevenzione, analisi del rischio, tutela delle Indicazioni Geografiche, tracciabilità e correttezza dei rapporti commerciali.
Frodi alimentari, una storia molto antica
Il Report ricorda che nelle agorà di Atene e del Pireo operavano gli agoranómoi, funzionari incaricati di vigilare sulle merci e particolarmente attenti alle manipolazioni del vino. Nell’Egitto dei faraoni, invece, le carni macellate erano accompagnate da attestazioni di commestibilità. Molti secoli più tardi, tra il XV e il XVI secolo, in Francia si cercava di reprimere la pratica di alcune taverne che servivano gatto al posto della lepre, asino invece del camoscio e, più frequentemente, vino annacquato.
Dal vino al metanolo alla nascita dell’Ispettorato
La storia dell’ICQRF comincia nel marzo 1986, quando l’Italia fu colpita dallo scandalo del vino al metanolo. L’aggiunta di alcol metilico per aumentare artificialmente la gradazione provocò 19 vittime, centinaia di intossicazioni e danni permanenti alla vista per 23 persone.
La crisi rese evidente la necessità di disporre di una struttura specializzata e coordinata. Con la legge 7 agosto 1986, n. 462 venne quindi istituito l’Ispettorato centrale repressione frodi, inizialmente articolato in 22 uffici periferici e dotato di laboratori capaci di affiancare alle ispezioni le verifiche analitiche.
Quell’evento contribuì anche a cambiare l’impostazione dell’agroalimentare italiano: dalla produzione generica e orientata prevalentemente alla quantità si passò progressivamente a una maggiore valorizzazione dell’origine, dell’identità territoriale e delle certificazioni.
Nel solo periodo compreso tra il 2012 e il 2025, secondo il Report, l’ICQRF ha effettuato circa 378.600 controlli e sottoposto a sequestro beni mobili e immobili per un valore superiore a 590,5 milioni di euro.
Nel 2025 quasi 55 mila controlli
Nel corso del 2025 l’Ispettorato ha effettuato 54.913 controlli, dei quali 44.076 ispettivi e 10.837 analitici. Gli operatori controllati sono stati 28.227, con una quota di irregolarità del 16,9%, mentre su 55.314 prodotti verificati il 12% è risultato irregolare.
La rete dei laboratori ha eseguito 367.039 determinazioni analitiche, con il 7,1% di esiti non conformi. L’attività ha portato a 132 notizie di reato trasmesse all’Autorità giudiziaria, 5.559 contestazioni amministrative, 497 sequestri e 3.411 diffide.
I prodotti sequestrati hanno raggiunto quasi 15,8 milioni di chilogrammi, per un valore complessivo di 47,8 milioni di euro.

Le percentuali non devono essere interpretate come una stima della diffusione delle irregolarità sull’intero mercato. I controlli vengono infatti programmati anche sulla base dell’analisi del rischio e delle criticità già individuate: i campioni verificati non costituiscono quindi un campione statistico rappresentativo di tutte le imprese del settore.
Lattiero-caseario: terzo comparto per numero di verifiche
Con 6.207 controlli, di cui 4.976 ispettivi e 1.231 analitici, il lattiero-caseario è risultato il terzo settore maggiormente controllato dopo il vitivinicolo e gli oli.
I 2.795 operatori sottoposti a verifica hanno fatto registrare una quota di irregolarità del 15,8%. Tra i 5.609 prodotti controllati, invece, quelli irregolari sono stati il 10,7%, mentre il 4,3% degli esiti analitici è risultato non conforme.
Il dato più significativo riguarda l’entità delle merci sequestrate. Nel comparto sono stati eseguiti 32 sequestri, per oltre 8,86 milioni di chilogrammi di prodotto e un valore di 19,69 milioni di euro.
Il lattiero-caseario ha quindi concentrato da solo circa il 56% dei quantitativi e oltre il 41% del valore economico di tutti i prodotti sequestrati dall’ICQRF nel 2025, pur rappresentando poco più dell’11% dei controlli complessivi.

Le notizie di reato e i sequestri rappresentano atti compiuti nell’ambito dell’attività di controllo e non equivalgono, di per sé, a un accertamento definitivo della responsabilità degli operatori coinvolti.
Quando il latte veniva allungato con acqua e gesso
Le frodi lattiero-casearie hanno precedenti lontani. Il Report ricorda lo scandalo che coinvolse nell’Ottocento alcuni fornitori di latte dell’area di New York: le bovine venivano alimentate con residui delle distillerie e il latte destinato ai caseifici era successivamente allungato con acqua e gesso. Proprio in quegli anni iniziarono a diffondersi le prime indagini scientifiche sistematiche sulle adulterazioni alimentari.
Origine delle materie prime e tracciabilità sotto osservazione
Le operazioni descritte nel Report mostrano quanto la coerenza tra materie prime utilizzate, documentazione, origine dichiarata e presentazione del prodotto rappresenti uno dei principali punti di attenzione.
In provincia di Ragusa sono stati sequestrati 700 chilogrammi di mozzarella ottenuta impiegando cagliate provenienti dalla Lituania e dalla Germania e destinata a essere commercializzata come italiana. In uno stabilimento della provincia di Padova è stata invece accertata la produzione di falsa mozzarella italiana mediante l’utilizzo di cagliata di origine tedesca.
Sempre in Sicilia, l’ICQRF riferisce di aver individuato l’introduzione di circa 3 milioni di litri di latte vaccino proveniente da Malta, successivamente commercializzato a caseifici dell’isola come italiano e, in alcuni casi, come siciliano.
Il Report attribuisce una parte importante dell’attività svolta nel lattiero-caseario alla campagna di controlli rafforzati sulla filiera bufalina, senza però fornire una ripartizione dei sequestri complessivi tra produzioni bovine, bufaline, ovine e caprine.
Pratiche sleali ed etichettatura tra le violazioni più frequenti
La classificazione delle violazioni amministrative restituisce un quadro più preciso delle criticità riscontrate. Nel lattiero-caseario la voce più numerosa è rappresentata dalle pratiche commerciali sleali, con 173 rilievi, seguita dalle violazioni in materia di etichettatura, con 120, e dall’usurpazione, imitazione o evocazione di prodotti a Indicazione Geografica, con 85.

Il quadro conferma che la tutela della filiera non si esaurisce nella verifica delle caratteristiche del prodotto, ma coinvolge anche contratti, pagamenti, documentazione commerciale e corretto utilizzo delle denominazioni.
Nel complesso dell’agroalimentare, i controlli sulle pratiche commerciali sleali ai sensi del decreto legislativo n. 198/2021 sono passati dai 488 del 2023 a 3.536 nel 2025, coinvolgendo 1.430 operatori.
Nuovi strumenti per la filiera bufalina
Le criticità emerse nel 2025 si collegano alle novità introdotte dalla legge 21 aprile 2026, n. 75, che ha istituito nel SIAN il “Registro unico delle movimentazioni del latte di bufala e dei suoi derivati”.
Il sistema è destinato a raccogliere i dati relativi a produzione, trasformazione e commercializzazione inseriti da allevatori, trasformatori e intermediari e dovrà dialogare con la Banca dati nazionale del sistema di identificazione e registrazione degli animali. L’obiettivo è consentire controlli incrociati tra latte prodotto in stalla, quantità lavorate dai caseifici, rese di trasformazione e prodotti commercializzati.
La stessa legge prevede un piano straordinario di controllo nazionale sui prodotti lattiero-caseari DOP e IGP. Nella filiera bufalina le verifiche dovranno interessare anche strutture frigorifere, stalle, raccoglitori-trasportatori e caseifici, accertando la coerenza tra il latte e le cagliate prodotti o introdotti in Italia e i quantitativi di Mozzarella di Bufala Campana DOP e mozzarella generica immessi sul mercato.
Per gli operatori la direzione è chiara: quantità in entrata e in uscita, origine delle materie prime, rese produttive e documentazione dovranno risultare sempre più facilmente confrontabili lungo l’intera filiera.
Dagli appostamenti notturni ai controlli sul web
Nel 1990 l’Ispettorato istituì il Nucleo operativo centrale, una squadra specializzata che conduceva indagini complesse ricorrendo anche ad appostamenti notturni, attività sotto copertura e controlli a sorpresa. Oggi la sorveglianza si estende ai marketplace e ai social network. Durante la pandemia, ad esempio, l’ICQRF individuò e fece rimuovere circa 200 offerte ingannevoli di prodotti alimentari presentati come “anti-Covid”.
Controlli sempre più digitali e scientifici
La prospettiva delineata dal Report è quella di un controllo sempre più fondato sull’incrocio delle banche dati, sull’analisi del rischio e su metodiche capaci di verificare scientificamente l’autenticità dei prodotti.
I laboratori stanno lavorando, tra l’altro, su tecniche basate sul DNA per identificare specie animali e vegetali nei prodotti trasformati, analisi isotopiche, spettroscopia e modelli chemiometrici. Parallelamente, l’ICQRF sta sperimentando strumenti di intelligenza artificiale per monitorare il web e analizzare flussi documentali e commerciali, anche nel contrasto alle pratiche sleali.
Dopo quarant’anni, la missione resta sostanzialmente la stessa, ma cambia il modo di svolgerla. Per le imprese zootecniche e lattiero-casearie questo significa che la tracciabilità non può più essere considerata un semplice adempimento: è diventata uno degli elementi centrali attraverso cui dimostrare la correttezza, l’origine e il valore del prodotto.
Fonte: Report ICQRF 2025

















































































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