FAO e salute del suolo: gli strumenti ci sono ma non vengono adottati
Tirata d'orecchi da parte della FAO che alla COP17 lamenta una sostanziale inazione globale sul tema della salute del suolo. Lo fa tramite un report che racconta come solo il 10% dei suoli globali mostri un miglioramento dalle rilevazioni del 2015

Il degrado del suolo continua a peggiorare in molte parti del mondo, mentre le pratiche collaudate per proteggere e ripristinare i suoli non vengono ancora adottate con la rapidità e la portata necessarie, secondo un’importante nuova valutazione globale presentata oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). In concomitanza con la chiusura della COP17 contro la desertificazione, in Mongolia, che non ha portato a casa un risultato comune sul tema della siccità, la FAO lamenta l’inutilizzo di pratiche positive a sostegno del suolo, che pur ci sono, e ormai lungamente validate scientificamente.
Ruminantia si è interessata più volte all’argomento, con interviste a esperti su progetti europei, come InBestSoil o BIOservicES, o trattando della direttiva comunitaria sul monitoraggio del suolo, o ancora altri report periodici della FAO sull’argomento.
L’ultimo report
Il rapporto “Status of the World’s Soil Resources 2026″, insieme alle nuove linee guida elaborate congiuntamente con la Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), è stato presentato alla diciassettesima sessione della Conferenza delle Parti dell’UNCCD (COP17). Insieme, le due pubblicazioni combinano nuove evidenze sullo stato dei suoli con indicazioni pratiche per accelerare l’azione e aiutare i paesi a evitare, ridurre e invertire il degrado delle terre agricole e del suolo. Il rapporto rileva che le comprovate pratiche di gestione sostenibile del suolo non vengono ancora adottate con la rapidità e la portata necessarie. Oltre la metà delle valutazioni regionali e subregionali esaminate indica un’adozione bassa o molto bassa. Il 58% segnala una tendenza al peggioramento dal 2015, mentre solo circa il 10% segnala un miglioramento.
Come cambiare le cose
Pratiche comprovate, tra cui la lavorazione ridotta del terreno, la gestione integrata dei nutrienti, la diversificazione delle colture, le colture di copertura, gli ammendanti organici e l’agroforestazione, possono mitigare le minacce al suolo, mantenendo o migliorando la produttività agricola. La sfida è diffonderne l’adozione al ritmo necessario.
“Oggi disponiamo di dati molto più precisi sulle pressioni che gravano sui suoli di tutto il mondo e sulle pratiche che possono proteggerli e ripristinarli. Ma questo rapporto chiarisce che le soluzioni comprovate non vengono ancora adottate al ritmo e nella misura necessari. La priorità ora è fornire ai paesi, agli agricoltori e agli altri utilizzatori del suolo le conoscenze, le capacità e gli incentivi di cui hanno bisogno per mettere in pratica queste soluzioni”, ha affermato Beth Bechdol, vicedirettrice generale della FAO.
Pressioni crescenti e minacce interconnesse
I suoli sono fondamentali per la sicurezza alimentare. Producono oltre il 95% del cibo che consumiamo. Inoltre, immagazzinano e filtrano l’acqua, regolano il clima, sostengono la biodiversità e garantiscono il sostentamento delle popolazioni, fornendo servizi ecosistemici. Dal 2015, la popolazione mondiale è cresciuta di 800 milioni di persone, mentre la superficie coltivata con le principali colture si è ampliata di 80 milioni di ettari. Urbanizzazione, pratiche agricole insostenibili, attività industriali, conflitti e inquinamento possono contribuire al degrado del suolo e al declino delle sue funzioni.
Un suolo meno sano
L’erosione del suolo emerge come la minaccia più grave e interconnessa alla salute del suolo. Nelle sette regioni valutate, l’81% delle valutazioni giudica la gestione dell’erosione scarsa o molto scarsa, mentre il 65% segnala una tendenza al peggioramento dal 2015. Anche le sfide relative alla gestione dei nutrienti variano a seconda della regione: alcune aree presentano eccedenze dovute a input eccessivi, mentre altre affrontano l’esaurimento dei nutrienti che limita la produttività agricola e la sicurezza alimentare, sottolineando la necessità di approcci adattati al contesto locale.
Cinque priorità per accelerare i progressi
Il rapporto chiede un’azione coordinata e sostenuta a tutti i livelli, guidata da cinque priorità:
- Rafforzare la governance del suolo e i quadri giuridici.
- Promuovere l’istruzione, lo sviluppo delle capacità e lo scambio di conoscenze.
- Migliorare il monitoraggio del suolo attraverso dati, indicatori e metodi di valutazione armonizzati.
- Rafforzare gli incentivi per una gestione sostenibile del suolo.
- Promuovere un processo decisionale inclusivo, multidisciplinare e multi-stakeholder.
Il rapporto esorta i decisori a riconoscere i suoli sani come risorse strategiche e a tradurre le conoscenze esistenti in azioni concrete.
Il valore climatico dei pascoli
Le aree di pascolo, è quanto emerge dalla COP17, rimangono in gran parte trascurate nelle politiche e negli investimenti: ospitano circa un terzo delle principali aree mondiali di biodiversità, ma solo 24 Paesi ne trattano all’interno dei propri piani climatici nazionali, nonostante forniscano fino a quasi 50 miliardi di dollari di servizi ecosistemici ogni anno, secondo UNCCD.
Guida pratica per terreni e suoli agricoli
Un’altra pubblicazione, ” Suoli vivi, terreni produttivi, paesaggi resilienti – Guida per evitare, ridurre e invertire il degrado dei terreni e dei suoli agricoli”, è stata sviluppata congiuntamente dalla FAO e dall’UNCCD. Essa pone i terreni agricoli al centro degli sforzi dei paesi per raggiungere la neutralità del degrado del suolo e affronta una lacuna di lunga data: i paesaggi agricoli sono spesso rimasti sottorappresentati, nonostante rappresentino la maggior parte del degrado del suolo causato dall’uomo. La Guida promuove un passaggio dagli interventi di ripristino isolati a una gestione integrata dei paesaggi produttivi, dando priorità alla prevenzione del degrado ove possibile, riducendo le pressioni in corso, e ripristinando terreni e suoli dove il degrado si è già verificato.
Invita inoltre a una maggiore integrazione delle considerazioni relative ai terreni e ai suoli agricoli nella pianificazione dello sviluppo nazionale, negli obiettivi di neutralità del degrado del suolo, nelle strategie climatiche, nei quadri di riferimento per la biodiversità e nei processi di trasformazione del sistema agroalimentare.
Una direzione spiacevole
“L’Unione Europea e i suoi Stati membri sono particolarmente preoccupati per il fatto che, su diverse questioni di rilievo, non sia stato possibile nemmeno avviare una discussione sostanziale. Ciò ha reso estremamente difficile individuare un terreno comune e, in ultima analisi, raggiungere un consenso” ha affermato Patrick Anthony Child, delegato dell’Unione Europea, a chiusura dell’assemblea in Mongolia alla COP17.

















































































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