Direttiva Emissioni Industriali: Commissione AGRI chiede conferma esclusione bovini e regole più semplici
La commissione AGRI approva a larga maggioranza il parere sulla revisione della Direttiva Emissioni Industriali: ritorno alle soglie originarie per suini e pollame, procedure più semplici e stop alla valutazione sull’inclusione dei bovini. Ora la palla passa alla commissione Ambiente

La commissione Agricoltura e sviluppo rurale (AGRI) del Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza il proprio parere sulla revisione della Direttiva sulle emissioni industriali (IED), chiedendo una significativa semplificazione delle norme applicabili al settore zootecnico.
Al centro degli emendamenti approvati dalla commissione ci sono il ritorno a soglie di capacità fisse per gli allevamenti di suini e pollame, procedure amministrative più semplici e, soprattutto, la conferma dell’esclusione dei bovini dall’ambito di applicazione della direttiva. AGRI chiede inoltre che l’eventuale estensione della IED al comparto bovino non venga sottoposta a una futura valutazione da parte della Commissione europea.
La posizione della commissione AGRI, contenuta nella relazione dell’eurodeputata Christine Singer (DE, RE), rilancia così una delle principali conclusioni già espresse dal Parlamento europeo nel 2023: l’estensione della IED alle attività zootecniche, così come prospettata nella revisione, rischia di non essere coerente con una normativa nata per intervenire sulle principali fonti di inquinamento industriale.
Il ritorno alle soglie originarie
Uno dei passaggi centrali del parere riguarda le soglie dimensionali degli allevamenti interessati dalla Direttiva. La commissione AGRI propone di ripristinare i valori previsti dalla direttiva originaria del 2010 (direttiva 2010/75/UE):
- oltre 40.000 posti per il pollame,
- oltre 2.000 posti per i suini da produzione di oltre 30 kg,
- oltre 750 posti per le scrofe.
L’obiettivo è sostituire sistemi di calcolo più complessi, basati sulle unità di bestiame, con parametri fissi, facilmente verificabili sia dagli operatori sia dalle autorità competenti.
Come si legge nel documento: “Al fine di garantire un’applicazione uniforme, prevedibile e proporzionata delle disposizioni relative alle attività zootecniche, l’ambito di applicazione e le tempistiche dell’attuazione dovrebbero basarsi su criteri oggettivi, verificabili e facilmente applicabili da parte dei gestori e delle autorità competenti. Le soglie espresse in posti o in capacità produttiva offrono una maggiore chiarezza giuridica rispetto ai metodi di conversione basati su unità di bestiame più grandi, che possono generare complessità amministrative e divergenze di interpretazione”.
Ripristinando soglie di capacità fisse, anziché complessi calcoli per unità di bestiame, si ridurrebbe, secondo gli eurodeputati, l’onere di conformità per gli operatori, pur mantenendo i più elevati standard ambientali a livello globale.
La logica è quella della proporzionalità: concentrare gli obblighi della IED sulle grandi installazioni caratterizzate da emissioni significative, evitando di estendere gli adempimenti a un numero eccessivo di aziende.
Gli emendamenti prevedono inoltre l’esclusione dall’ambito di applicazione delle installazioni che operano secondo le norme sulla produzione biologica e di quelle che adottano misure per il benessere animale superiori ai requisiti minimi previsti dall’Unione europea.
Meno burocrazia e più digitalizzazione
La semplificazione riguarda anche le procedure amministrative.
AGRI chiede sistemi di registrazione più semplici, un maggiore utilizzo degli strumenti digitali e, soprattutto, l’eliminazione della duplicazione di dati che le aziende agricole sono già tenute a fornire nell’ambito della Politica agricola comune, della direttiva Nitrati o di altre normative europee.
La commissione propone inoltre che le attività di monitoraggio siano commisurate alle dimensioni degli impianti e agli effettivi impatti ambientali. In questa prospettiva, gli Stati membri dovrebbero adottare un approccio basato sul rischio anche nella programmazione delle ispezioni, tenendo conto del livello di conformità raggiunto in precedenza dall’operatore e degli esiti dei controlli già effettuati.
L’obiettivo è evitare che tutte le aziende siano sottoposte allo stesso livello di controllo indipendentemente dalle loro dimensioni, dalla loro storia di conformità e dal reale rischio ambientale.
Bovini, un segnale politico chiaro
Uno dei punti più politicamente più significativi riguarda però gli allevamenti bovini.
Gli emendamenti approvati dalla commissione puntano a chiarire che i bovini non dovrebbero essere inclusi nell’ambito della IED e che la loro eventuale inclusione non debba essere oggetto di una futura valutazione della Commissione europea (leggi anche “Direttiva emissioni industriali: rimandata al 2026 la valutazione sull’inclusione dei bovini“).
Il tema è particolarmente rilevante perché l’accordo raggiunto sulla revisione della direttiva aveva previsto una valutazione da parte della Commissione europea sull’eventuale estensione delle norme anche agli allevamenti bovini entro il 2026.
La commissione AGRI, con la propria posizione, punta quindi a chiudere preventivamente questa possibilità.
Aggregazione, una semplificazione che non convince del tutto
Un capitolo più controverso riguarda la cosiddetta regola dell’aggregazione, pensata per evitare che un’azienda possa eludere le soglie della direttiva suddividendo artificialmente le proprie attività in più installazioni.
La commissione AGRI ha approvato un compromesso che introduce criteri più stringenti per stabilire quando più installazioni possano essere considerate come un’unica unità ai fini del calcolo delle soglie.
La semplice proprietà comune, la vicinanza geografica o la condivisione di attrezzature e servizi non sarebbero sufficienti a determinare automaticamente l’aggregazione. Sarebbe invece necessaria una reale interconnessione funzionale tra le unità, accompagnata dalla condivisione di infrastrutture operative fondamentali, come la gestione degli effluenti, l’approvvigionamento dei mangimi o i sistemi di ventilazione.
La valutazione dovrebbe inoltre tenere conto delle specifiche condizioni strutturali, geografiche e produttive degli allevamenti nei diversi Stati membri.
L’impostazione mira a preservare la funzione anti-elusione della norma, evitando però che aziende agricole indipendenti vengano automaticamente considerate come un’unica installazione soltanto perché vicine o legate da rapporti di collaborazione.
Il compromesso, tuttavia, non convince pienamente i sostenitori della semplificazione. La richiesta iniziale era infatti quella di eliminare completamente il requisito dell’aggregazione, considerato potenzialmente in grado di generare ulteriori costi e adempimenti, soprattutto per le piccole aziende.
Per questo gli emendamenti prevedono anche che entro il 31 dicembre 2028 la Commissione europea presenti al Parlamento e al Consiglio una relazione sull’applicazione della regola, valutandone gli effetti sulle aziende familiari, sulle cooperative agricole e sulle organizzazioni di produttori.
Il nodo della reciprocità con i Paesi terzi
Nel parere entra anche il tema della concorrenza internazionale. Secondo la posizione espressa negli emendamenti, l’introduzione di nuovi obblighi ambientali e sanitari per gli allevatori europei dovrebbe essere accompagnata da efficaci clausole di reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi terzi.
Il rischio evidenziato è quello di creare una situazione di concorrenza asimmetrica: da una parte produttori europei sottoposti a standard ambientali e sanitari sempre più stringenti, dall’altra prodotti importati realizzati secondo requisiti differenti.
Per AGRI, garantire condizioni di concorrenza eque significa quindi assicurare che anche le importazioni rispettino requisiti equivalenti a quelli applicati nell’Unione europea.
La questione viene collegata non soltanto alla competitività delle aziende agricole, ma anche alla sicurezza e alla sovranità alimentare dell’Unione.
Semplificare senza abbassare gli standard ambientali
La richiesta di semplificazione non viene presentata come un passo indietro sul fronte ambientale. Al contrario, la commissione AGRI sostiene che sia possibile ridurre la complessità amministrativa mantenendo elevati livelli di tutela dell’aria, dell’acqua e del suolo.
Un altro elemento riguarda i tempi di attuazione. Gli emendamenti prevedono di spostare a settembre 2027, anziché al 2026, la definizione delle condizioni operative uniformi. Una tempistica più lunga dovrebbe consentire alle autorità competenti e agli operatori di prepararsi adeguatamente e di tenere conto anche della valutazione d’impatto della Commissione sulle misure proposte.
Prossimi passi
Dopo il voto della commissione Agricoltura, l’attenzione si sposta ora sulla commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (ENVI), chiamata a esaminare il dossier nel prosieguo dell’iter legislativo tenendo conto della posizione dei deputati europei responsabili per l’agricoltura.
Fonte: Commissione AGRI

















































































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