La produzione del latte bovino è stagionale. Lo dimostrano i dati

Per definire correttamente il prezzo del latte non si può prescindere dalla stagionalità della sua produzione e dai consumi dei prodotti lattiero-caseari. In questo primo numero di "Allevatore Informato" compariamo i dati di tre diverse fonti per analizzare nel dettaglio l'andamento delle consegne di latte nei diversi mesi dell'anno

1 Ottobre, 2026

Al di là delle produzioni di nicchia, la maggior parte del latte bovino italiano viene prodotta nella Pianura Padana, all’interno di allevamenti che negli anni sono cresciuti per dimensioni, specializzazione e capacità produttiva. Aziende che vengono spesso definite “intensive”, soprattutto per distinguerle dai modelli di allevamento più tradizionali o rurali.

Moltissime di queste aziende hanno ridotto le emissioni di gas serra attraverso una migliore gestione dei reflui, hanno ridotto il consumo degli antibiotici e producono energia da fonti rinnovabili.

Rimane ancora da migliorare la fertilità naturale (con l’obiettivo di destinare a soli scopi terapeutici la TAI), fare un salto di qualità nella gestione del conto economico dell’allevamento e far uscire il latte bovino dalle arcaiche regole delle commodity, diventate ormai fuori luogo per una materia prima strategica per l’economia del nostro paese e la sua sicurezza alimentare.

Un’attività economica sempre più esposta al rischio

Gestire un allevamento “intensivo” è oggi sempre più un’attività economica ad alto rischio perché le enormi fluttuazioni mensili del prezzo del latte alla stalla rendono impossibile programmare con razionalità ogni investimento e miglioria.

Ancora nel 2026 in Italia non si è ancora trovato un metodo oggettivo e condiviso per determinare il prezzo del latte alla stalla, e le ragioni sono tante.

Oggi molti sono i dati disponibili per monitorare sia i consumi dei prodotti lattiero-caseari che le produzioni di latte.

In questo modo si potrebbe puntare a contrattualizzare il prezzo del latte una o due volte l’anno, considerando sia la stagionalità produttiva del latte bovino che quella del consumo di alcuni prodotti lattiero-caseari, ricorrendo anche all’ormai indispensabile strumento della regolazione dell’offerta.

Per prevenire la alquanto sgradevole e primitiva disdetta dei contratti e l’acquisto di latte “in esubero” nelle stalle italiane si potrebbe inserire la quotazione nelle borse merci della categoria “latte italiano” accanto a quello spot e all’introvabile prezzo del latte bovino alla stalla.

Per avviare questo percorso devono accadere tre cose senza le quali tutto questo ragionamento diventa utopico:

  1. ci deve essere la volontà, il consenso e la guida dei sindacati agricoli, perché “non si va in paradiso a dispetto dei santi”;
  2. si deve stabilire un monitoraggio del punto di pareggio del costo del latte fatto per zone omogenee e con strumenti professionali, ossia gli stessi utilizzati per redarre il conto economico di qualsiasi impresa;
  3. è necessario sapere esattamente qual è la stagionalità della produzione e dei consumi. 

Dal primo e dal secondo punto siamo ancora molto lontani, ma dal terzo no.

Possiamo infatti sapere in maniera ravvicinata, e non a uno più ad anni di distanza, come stanno andando, in volume e in valore, le vendite in Italia delle principali categorie (ISMEA-NielsenIQ) dei prodotti del latte, ossia latte alimentare fresco e UHT, yogurt, burro, formaggi e latticini (freschi, molli, semiduri, duri e industriali) (leggi anche “Tendenze lattiero-casearie 2026: più produzione ma meno redditività e meno fiducia“).

Relativamente alla stagionalità dei consumi i dati open access sono invece pochi e frammentati. Si dice che il consumo del latte alimentare risenta in positivo del calendario scolastico, ossia che i consumi aumentino da settembre a giugno; che i prodotti freschi, compresi yogurt e latti fermentati sia maggiore in primavera e in estate; che i formaggi stagionati siano più o meno stabili ma con punte in autunno e in inverno, e che il consumo di burro risenta delle preparazioni industriali tipiche delle feste natalizie e pasquali.

L’unico dato che è assolutamente certo è l’andamento della produzione di latte (consegnato) nel corso dell’anno e la sua serie storica.

Ed è proprio da questo dato che siamo partiti.

Quanto è stagionale la produzione italiana di latte?

In questo primo numero di “Allevatore Informato” abbiamo elaborato la serie storica delle consegne di latte vaccino raccolto in Italia nel periodo 2004 – primo semestre 2026 per verificare:

  • se c’è un andamento stagionale nella produzione italiana di latte vaccino
  • quale differenza c’è eventualmente tra il primo e secondo semestre dell’anno.

In particolare, abbiamo confrontato i dati estratti da tre diverse fonti, ovvero Milk Market Observatoy, ANAFIBJ e SIAN, per verificare se l’andamento coincide.

La stagionalità della produzione secondo il Milk Market Observatory

I dati pubblicati dalla Commissione europea nel Milk Market Observatory sono relativi all’Unione europea, alle singole Nazioni che la compongono e agli USA. Come vedremo dai grafici riportati di seguito, hanno tutti il caratteristico andamento stagionale di una maggior produzione nel primo semestre dell’anno rispetto al successivo. La situazione si inverte in Australia e Nuova Zelanda a causa del diverso fotoperiodo, ossia si produce di più in autunno che in primavera. I dati produttivi presenti nelle figure vengono espressi in peso e non in volume.

La Figura 1 è la riproduzione fedele della serie storica della quantità di latte vaccino consegnata per mese (normalizzata alla durata mensile di 30 gg) pubblicata dalla Commissione europea.

Figura 1 – Consegne di latte in UE. Fonte: Milk Market Observatory.

Dalla figura si vede chiaramente che la quantità di latte prodotto in Europa è in costante crescita annuale, che il picco produttivo (azimut) si verifica in primavera e che il minimo si riscontra in ottobre e novembre (nadir); pertanto, possiamo concludere che la produzione di latte è maggiore nei primi mesi dell’anno e minore nel secondo semestre.

In Italia, (Figura 2) l’andamento produttivo è analogo, anche se il dato non è stato normalizzato a 30gg medi/mensili.

Figura 2 – Consegne di latte in Italia. Fonte: Milk Market Observatory.

La raccolta di questi dati è complessa e ad elevato rischio d’errore non tanto nei valori assoluti ma negli andamenti.

La stagionalità della produzione secondo i dati ANAFIBJ

Anche se la Figura 3 rappresenta solo la media produttiva individuale delle singole bovine socie di ANAFBJ e di razza Frisona italiana è di enorme utilità perché proviene da (2025) 8.592 allevamenti e da 1.156.584 vacche, un campione statisticamente ampiamente significativo.

Il dato assume ancora più rilevanza se consideriamo che, secondo la BDN, al 30/6/2026 erano presenti in Italia 2.022.997 capi di razza Frisona che corrispondono al 66.9% di tutti i capi bovini ad indirizzo latte.

E’ evidente che l’andamento mensile della produzione di latte della Frisona, che è la principale razza italiana da latte, ha un netto ed evidente andamento stagionale con una produzione molto diversa tra il primo e secondo semestre dell’anno.

Figura 3 – Produzione di latte individuale media mensile della Frisona italiana dal 2021 al 2025. Fonte: Elaborazione Ruminantia su dati ANAFIBJ.

La stagionalità della produzione secondo i dati SIAN

Un’altra fonte di dati assolutamente certa, oltre al Milk Market Observatory e ad ANAFIBJ, sulla produzione di latte vaccino in Italia è rappresentata dal SIAN, ossia Sistema Informativo Agricolo Nazionale, e da AGEA, cioè Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura.

COSA E’ IL SIAN

Il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), istituito con la legge n.194 del 4 giugno 1984 (art.15), è un sistema di servizi, articolato ed interdisciplinare, a disposizione dei produttori agricoli e dei diversi soggetti istituzionali del settore agricolo, forestale ed agroalimentare per l’esercizio delle funzioni di indirizzo, coordinamento e gestione. Nato come sistema a supporto dei procedimenti amministrativi, nel corso degli anni si è evoluto in maniera sostanziale (D.Lgs. 173/98) attraverso una graduale unificazione delle funzioni del comparto agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca, ivi inclusi i servizi di gestione degli aiuti nazionali e comunitari divenendo il sistema di certificazione dei servizi erogati dall’Amministrazione agricola. Oggi il SIAN rappresenta, anche a livello europeo, un efficiente strumento di e-Government grazie anche all’eterogeneità degli utenti e delle Amministrazioni coinvolte, ai servizi offerti, alla ricchezza di collegamenti, dati e modalità gestionali di cui dispone che ne fanno un polo strategico in campo agricolo. Il D. lgs. n. 173 del 30 aprile 1998 ha disposto l’unificazione nel Portale SIAN dei servizi erogati dall’AIMA, ora AGEA e dei sistemi informativi di cui all’articolo 24, comma 3, della legge 31 gennaio 1994, n. 97, definendo lo stesso Portale SIAN un soggetto erogatore di servizi a supporto dell’esercizio delle competenze in materia agricola, forestale, agroalimentare e della pesca delle amministrazioni centrali e regionali.

L’elaborazione della serie storica (2020-2025) dei dati SIAN-AGEA sulle consegne del latte bovino in Italia rappresenta la cosiddetta “fonte ufficiale italiana”.

La Figura 4 contiene un’elaborazione dei dati di SIAN-AGEA per il periodo che va dal 2004 fino al primo semestre 2026. Dal grafico si vede chiaramente che l’andamento produttivo del latte bovino nel corso dell’anno è rimasto identico negli ultimi 22 anni. Quello che è cambiato è l’incremento produttivo dei diversi anni.

Figura 4 – Latte vaccino raccolto in Italia nel periodo 2004 – 2026. Fonte: rielaborazione di Ruminantia dei dati SIAN.

La Figura 5 è simile alla precedente ma la produzione, e quindi il consegnato è stato normalizzato alla durata di 30 giorni di tutti i mesi dell’anno tenendo conto degli anni bisestili.

Figura 5 – Latte vaccino raccolto in Italia nel periodo 2004 – 2026 normalizzato a 30 giorni. Fonte: rielaborazione di Ruminantia dei dati SIAN.

La stagionalità della produzione nelle regioni italiane

Nella Figura 6 si possono vedere le variazioni percentuali tra il 2020 e il 2025 per le singole regioni italiane e per l’intera Italia.

In questo arco temporale di 6 anni le consegne nel nostro Paese sono cresciute del 6.3% e molto è dovuto all’incremento produttivo del 50% delle regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna) che da sole producono l’80% del latte italiano.

Figura 6 – Variazione percentuale delle consegne di latte vaccino in Italia nel periodo 2020 — 2025 per regione. Fonte: rielaborazione di Ruminantia dei dati SIAN.

Nella Figura 7 viene mostrata invece la variazione percentuale delle produzioni tra il primo e secondo trimestre del 2025 per regione italiana che dimostra in un dettaglio regionale l’andamento già dimostrato e noto a livello nazionale ed europeo.

Figura 7 – Variazione della raccolta di latte vaccino in Italia tra il primo e il secondo semestre dell’anno 2025. Fonte: rielaborazione di Ruminantia dei dati SIAN.

Conclusione

Secondo Ruminantia la conoscenza esatta di questi dati e, quando sarà possibile avere fonti istituzionali, dei consumi di latte e derivati suddivisi per mese e per anno, fornirà alle parti strumenti oggettivi di concertazione del prezzo del latte bovino alla stalla, in attesa che si adotti un meccanismo meno arcaico dell’attuale.

 

Da leggere - Settembre 2026

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