Carne bovina brasiliana, l’export crolla del 35%

A settembre i volumi esportati diminuiscono del 35,1% rispetto a un anno prima, con acquisti cinesi in calo del 93,2%. La crescita delle vendite agli Stati Uniti attenua la frenata, mentre lo stop europeo mette al centro il valore economico della tracciabilità e della conformità produttiva

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13 Ottobre, 2026

Le restrizioni sui mercati di destinazione cominciano a pesare sui numeri della carne bovina brasiliana. A settembre le esportazioni sono scese a 229.300 tonnellate, il 35,1% in meno rispetto allo stesso mese del 2025, mentre i ricavi si sono ridotti del 27,6%, a 1,38 miliardi di dollari. I dati ABIEC, elaborati sulle statistiche del Ministero brasiliano dello Sviluppo e ripresi da ICE, fotografano soprattutto la frenata degli acquisti cinesi. Nel frattempo, la sospensione degli ingressi nell’Unione europea restringe ulteriormente le possibilità commerciali della filiera.

Su Ruminantia abbiamo seguito prima il tentativo brasiliano di adeguarsi agli standard europei, poi la reazione del governo allo stop del 3 settembre. La vicenda entra ora nella sua fase più concreta, trovare una destinazione alla produzione e preservarne il valore.

Cina e UE pongono al Brasile due problemi diversi. Pechino ha introdotto quote di importazione per proteggere la propria industria. Superata la quota assegnata al Brasile, pari a 1,106 milioni di tonnellate per il 2026, dal 1° ottobre si applica un dazio aggiuntivo del 55%. Il rallentamento delle spedizioni era già evidente a settembre, con appena 12.900 tonnellate dirette in Cina. L’accesso resta possibile oltre quota, ma il sovradazio modifica pesantemente le condizioni economiche delle vendite.

In Europa, invece, il nodo è la capacità di garantire il rispetto delle regole sull’impiego degli antimicrobici. Dal 3 settembre il Brasile è escluso dalle autorizzazioni relative a diverse categorie di prodotti animali. Bruxelles chiede garanzie verificabili sul divieto di utilizzare antimicrobici per favorire crescita e produttività e di impiegare quelli riservati al trattamento di determinate infezioni umane. Per tornare sul mercato europeo, la filiera deve poter documentare come gli animali sono stati allevati e trattati.

Intanto il Brasile cerca altri compratori. Gli Stati Uniti hanno acquistato a settembre 48.300 tonnellate di carne bovina, il 389% in più rispetto a un anno prima. Sono aumentate anche le vendite a Cile, Indonesia e altri mercati. La diversificazione offre un sostegno, ma ABIEC riconosce che questi sbocchi non riescono ancora a compensare la domanda cinese perduta. Per chi esporta, costruire alternative richiede clienti, contratti e continuità negli acquisti. È questo il limite della risposta commerciale brasiliana.

La flessione di settembre arriva dopo una prima parte dell’anno caratterizzata da spedizioni più intense. Nel periodo gennaio-settembre, i volumi risultano quindi ancora quasi stabili (-0,5%) e i ricavi crescono del 14,1% rispetto al 2025. Saranno i prossimi mesi a mostrare quanto la filiera riuscirà a recuperare della domanda perduta.

La ricerca di nuovi sbocchi avviene in un contesto agricolo sotto pressione. ICE segnala richieste di credito per i fertilizzanti quasi triplicate, a 2,9 miliardi di reais (circa 517 milioni di euro), tra prezzi volatili e tassi elevati. Il Brasile importa oltre l’85% dei fertilizzanti utilizzati, anche l’approvvigionamento dei mezzi produttivi dipende fortemente dall’estero.

Sul fronte europeo, qualche apertura riguarda il pollame e il miele, per i quali l’audit ha avuto esito favorevole e restano da completare i passaggi amministrativi. Per i bovini, il percorso appare più lungo, ICE prospetta tempi di almeno due anni, legati alla necessità di documentare la conformità dalla nascita alla macellazione. La storia sanitaria di un animale comprende anche le fasi precedenti all’arrivo nell’allevamento di ingrasso. Ricostruirla e renderla verificabile lungo tutti i passaggi della filiera è il punto decisivo per la ripresa.

Per il settore europeo, le conseguenze possono andare in direzioni diverse. Una minore disponibilità di carne brasiliana può alleggerire la concorrenza per gli allevatori, mentre importatori e trasformatori devono fare i conti con l’incertezza delle forniture. È il problema già richiamato nei nostri precedenti articoli per la filiera della bresaola, che utilizza anche materia prima brasiliana. Per capire gli effetti sui prezzi, sarà quindi importante osservare anche le origini alternative delle forniture e la capacità degli altri esportatori di rispondere alla domanda.

Il caso brasiliano rende così visibile il valore economico di una storia produttiva verificabile. La tracciabilità e i controlli sui trattamenti contribuiscono a determinare dove una carne può essere venduta, a quali condizioni e con quale continuità.

Fonti: Agenzia ICE; ABIEC; EUR-Lex; Ministero del Commercio cinese – MOFCOM; Ministero dell’Agricoltura brasiliano – MAPA

Da leggere - Settembre 2026

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