Guida scientifica per far sopravvivere un embrione ovino

Una revisione della letteratura scientifica rivela le cause della mortalità embrionale ovina. Lo studio spiega come gestire ormoni, alimentazione e immunità dell'ovidotto per aumentare la fertilità e ridurre le emissioni di gas serra

pecora-agnello
4 Novembre, 2026

L’efficienza riproduttiva è il pilastro fondamentale della sostenibilità economica e ambientale degli allevamenti ovini. Il numero di agnelli svezzati per pecora e il loro peso medio allo svezzamento determinano direttamente il margine economico dell’allevatore e, al contempo, riducono le emissioni di gas serra per chilogrammo di carne prodotta. Tuttavia, una quota consistente del potenziale riproduttivo dell’allevamento sfugge al controllo visivo dell’operatore a causa della mortalità embrionale precoce, un fenomeno del tutto invisibile che non lascia tracce rilevabili in stalla. Per fare luce su questa complessa dinamica biologica, le ricercatrici Karen L. Reader dell’University of Otago e Jennifer L. Juengel del centro di ricerca AgResearch hanno pubblicato un’approfondita revisione scientifica sulla rivista Domestic Animal Endocrinology nel marzo 2025 per individuare gli interventi gestionali e nutrizionali in grado di proteggere l’embrione nelle primissime fasi di sviluppo.

Come si verifica la perdita embrionale

sopravvivenza dell’embrione tra individuo adulto e primiparo

La mortalità riproduttiva nella pecora si manifesta in diversi modi durante la gestazione. Gli studi dimostrano che la gran parte delle perdite non avviene nelle fasi tardive della formazione del feto o al parto, ma si concentra nei primi 30 giorni dal concepimento, periodo in cui la mortalità embrionale oscilla tra il 20% e il 40%. Nelle femmine adulte sane, la perdita fetale tardiva si attesta invece su valori contenuti, vicini al 5%. La perdita embrionale può manifestarsi come totale, determinando il ritorno in calore della pecora a intervalli regolari, oppure come parziale, situazione in cui l’animale porta a termine la gravidanza ma partorisce un numero di agnelli inferiore rispetto agli ovociti ovulati. In un ovino multiparo, ad esempio, la media dei nati vivi scende a circa 1,7 agnelli. La finestra temporale più critica si colloca entro il 13° giorno di gravidanza, prima che si verifichi il riconoscimento materno della gravidanza, guidato dall’interferone-tau secreto dall’embrione per bloccare la luteolisi. Nelle agnelle primipare il quadro appare ancora più severo, poiché oltre un terzo delle perdite totali si registra già nei primi 4 giorni a causa di un’elevata percentuale di mancata fecondazione, pari a circa il 10% contro l’1% riscontrato nelle pecore adulte. La differente risposta fisiologica tra giovani e adulte è legata ai meccanismi cellulari e tissutali coinvolti.

Analisi ormonali e metaboliche

Dalla revisione sistematica si evince che l’ereditabilità della sopravvivenza embrionale è contenuta, pari a circa il 5%, mentre la componente materna ambientale influisce 5 volte di più rispetto al genoma embrionale diretto. Le fluttuazioni dell’ambiente esterno e dello stato nutrizionale rappresentano la principale fonte di variabilità della fertilità. Dal punto di vista metabolico, la qualità dell’ovocito dipende fortemente dal patrimonio mitocondriale e dalla riserva di lipidi. I mitocondri forniscono l’energia sotto forma di ATP, indispensabile per la maturazione cellulare e le prime divisioni, ma negli ovociti di agnella la loro densità e la loro distribuzione citoplasmatica risultano carenti rispetto a quelle delle pecore adulte. Le riserve di acidi grassi saturi contenute nelle vescicole citoplasmatiche vengono metabolizzate tramite beta-ossidazione per sostenere lo sviluppo dell’embrione prima dell’impianto uterino. La somministrazione in vitro o la supplementazione alimentare con L-carnitina, un composto che facilita il trasporto degli acidi grassi nei mitocondri e svolge un’azione antiossidante, ha raddoppiato il tasso di blastocisti negli ovociti di agnella e migliorato la fecondità in vivo. Al contempo, livelli ematici elevati e precoci di progesterone indicano una maggiore sopravvivenza embrionale, stimolando le secrezioni endometriali che nutrono l’embrione. Anche gli estrogeni modulano la ricettività dell’ovidotto, riducendo le risposte infiammatorie. 

La sopravvivenza del feto dipende dalla salute della madre

I risultati raccolti nella revisione scientifica dimostrano che la sopravvivenza embrionale è guidata principalmente dalla qualità dell’ambiente riproduttivo materno, piuttosto che da limiti intrinseci dell’ovocito. Nelle pecore ad alta frequenza di ovulazione, l’incremento delle perdite embrionali non dipende da difetti qualitativi degli ovociti ma dalla capacità contenitiva dell’utero e dalla concorrenza per lo spazio e i nutrienti nell’endometrio. Nelle femmine giovani, la minore sopravvivenza è correlata a un ambiente ostile dell’ovidotto, caratterizzato da elevata infiammazione e da una ridotta segnalazione degli estrogeni. L’esposizione dell’apparato riproduttivo al plasma seminale e all’embrione scatena una risposta immunitaria locale che deve mantenere un delicato equilibrio tra fattori pro-infiammatori e anti-infiammatori. Sul piano pratico, interventi nutrizionali mirati prima dell’accoppiamento, come l’impiego di miscele di glucogeno o oli essenziali di timo, si sono dimostrati efficaci nell’innalzare i livelli ematici di progesterone ed estradiolo, migliorando significativamente i tassi di nascita. 

In conclusione

La riduzione delle perdite embrionali è fondamentale per migliorare l’efficienza economica dell’allevamento ovino e ridurre l’impronta di carbonio della produzione di carne. Gli allevatori devono considerare la mortalità embrionale come una tassa invisibile che può essere ridotta prestando particolare attenzione alla gestione nutrizionale delle pecore nelle settimane precedenti e successive all’accoppiamento, evitando sia la restrizione alimentare sia gli eccessi ad libitum. Per le biotecnologie riproduttive come la produzione di embrioni in vitro e l’embryo transfer, la ricerca evidenzia la necessità di selezionare con cura non solo la qualità dei donatori ma anche la ricettività dell’apparato riproduttivo delle pecore riceventi. L’integrazione di queste conoscenze scientifiche nella gestione pratica dell’allevamento permetterà di trasformare una criticità biologica in un solido vantaggio competitivo per l’intero comparto ovino.

Fonte: Karen L. Reader, Jennifer L. Juengel, Insights into improving embryo survival in sheep; Domestic Animal Endocrinology, marzo 2025. DOI: 10.1016/j.domaniend.2025.106938

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