Pecorino Romano DOP: la modifica del disciplinare in merito alle razze autoctone divide il settore

Per andare incontro alle richieste di molte sigle sindacali il Consorzio sta valutando la possibilità di lanciare una linea volontaria di produzione di Pecorino Romano esclusivamente da latte di razze autoctone

pecorino romano dop
25 Marzo, 2025

Il Pecorino Romano DOP è un formaggio dalle radici antichissime, a pasta dura, prodotto con latte intero di pecora proveniente esclusivamente dagli allevamenti delle zone di origine: Sardegna, Lazio e provincia di Grosseto in Toscana. 

Il disciplinare di produzione è stato approvato per la prima volta con il Regolamento CEE n. 1107/96 del 12 giugno 1996, quando il formaggio ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta a livello europeo.

Da allora, ha subito diverse modifiche e aggiornamenti, l’ultimo dei quali nel dicembre 2024, che ha sollevato non poche polemiche per la mancata approvazione della proposta di limitare la produzione alle sole razze ovine autoctone.

La Posizione delle Sigle Sindacali

Questa decisione è stata accolta con preoccupazione dalle principali cooperative lattiero-casearie sarde e Agrinsieme Sardegna, che evidenziano l’importanza di legare la produzione del Pecorino Romano alle razze ovine autoctone allevate da secoli nei territori della DOP: la Sarda, la Nera di Arbus, la Comisana, la Massese, la Vissana, la Sopravissana e la pecora dell’Amiata. Secondo queste organizzazioni, l’inclusione di razze non tradizionali potrebbe compromettere l’identità e la tipicità del prodotto, minando il legame storico e culturale con il territorio.

Nelle ultime settimane, Agrinsieme ha avviato un’intensa attività di sensibilizzazione sul tema delle razze ovine, inviando una lettera al Ministero dell’Agricoltura affinché intervenga sul tema, e ha incontrato l’Assessore sardo all’Agricoltura, Gianfranco Satta, sollecitando una posizione chiara della politica regionale. Il peso della Regione Sardegna è importante visto che ad oggi circa il 95% del Pecorino Romano DOP proviene da latte munto in Sardegna, mentre il restante 5% viene prodotto nel Lazio e nella provincia di Grosseto.

La nota inviata al Masaf è stata sottoscritta, oltre che da Agrinsieme Sardegna, anche da Cooperativa Allevatori Ovini (Cao), Cooperativa La Concordia, Cooperativa Agriexport Sardegna, Cooperativa Pozzomaggiore, Cooperativa Sa Costera, Cooperativa Pastori Perfughesi, Cooperativa Dorgali, Op Coop e Unione Pastori Nurri. 

Agrinsieme riunisce quattro delle principali organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori e delle cooperative agroalimentari (Confagricoltura, CIA – Agricoltori Italiani, Copagri, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari) ed ha l’obiettivo di portare avanti in modo unitario gli interessi del settore primario nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee, con particolare riferimento alla tutela di DOP e IGP.

Durante la conferenza stampa svoltasi nei giorni scorsi a Selargius (CA), Daniele Caddeo, coordinatore di Agrinsieme Sardegna, ha sottolineato come il Pecorino Romano DOP debba essere prodotto esclusivamente con il latte delle razze autoctone, già indicate nelle comunicazioni ufficiali del 2022 e riconosciute dal Ministero, ma mai inserite nel disciplinare di produzione, allo scopo di mantenere l’identità di un prodotto, fiore all’occhiello della Dop economy nazionale. 

La Posizione del Consorzio di Tutela

Il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano DOP, presieduto da Gianni Maoddi, in merito alla questione ha confermato la validità della decisione dell’assemblea dei soci del 3 dicembre 2024. In quella sede, infatti, non si è raggiunta la maggioranza qualificata del 66% necessaria per modificare il disciplinare e quindi introdurre il vincolo sulle razze autoctone. Il Consorzio sostiene che il disciplinare, basato sull’utilizzo del latte proveniente esclusivamente dagli allevamenti situati nelle zone di origine, rimane conforme alla tradizione, nonostante non specifichi le razze.

“Io rappresento l’organismo di tutela e devo difendere le decisioni prese, che mi piacciano o meno. Personalmente, ritengo che sia più importante sapere cosa mangiano le pecore – l’erba dei nostri pascoli – piuttosto che a quale razza appartengano”, ha dichiarato Maoddi.

Pur non essendo contrario alla valorizzazione delle razze autoctone, Maoddi ha sottolineato che il disciplinare potrà essere modificato in futuro, qualora si riesca a raggiungere la maggioranza qualificata. A tal proposito, il Consorzio sta già valutando, attraverso il Consiglio di amministrazione, la possibilità di lanciare una linea volontaria di produzione di Pecorino Romano esclusivamente da latte di razze autoctone, in collaborazione con Assonapa per una eventuale certificazione delle razze.

Possibili scenari per un dialogo futuro 

Il dibattito attuale evidenzia una tensione tra la necessità di preservare l’identità storica e territoriale del Pecorino Romano e una certa flessibilità operativa nella produzione. Il disciplinare, documento basilare per la produzione, può essere oggetto di future revisioni, purché si raggiunga il consenso necessario per una scelta che rifletta l’interesse comune di conservare e valorizzare una tradizione secolare.

Ancora di più in un contesto internazionale in cui i dazi statunitensi rappresentano un ulteriore rischio per la Dop economy italiana, e in cui una decisione ponderata e condivisa dalla politica regionale e nazionale può rivelarsi cruciale per il valore storico e culturale del Pecorino Romano e la sua competitività sul mercato globale.

 

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