Effetto dello stress da caldo sulla produzione e sulla qualità del latte ovino
Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Dairy Science che ha valutato l'effetto dello stress termico sulle caratteristiche produttive del latte ovino, utilizzando misure ripetute dei controlli funzionali al fine di distinguere l'effetto dello stress da caldo da quello dello stadio della lattazione

I cambiamenti climatici pongono sfide importanti all’industria zootecnica, in particolare a causa dello stress da caldo, che si verifica quando gli animali non riescono più a mantenere l’equilibrio termico corporeo a causa dell’aumento delle temperature oltre i 25°C. La maggior parte degli studi sullo stress termico si è concentrata sui bovini da latte, evidenziando effetti negativi sulle performance degli animali e sulla qualità delle produzioni. Recentemente, l’interesse per l’argomento è aumentato anche per l’allevamento ovino da latte, soprattutto nelle aree mediterranee, dove si produce circa il 50% del latte ovino mondiale, e dove gli effetti del cambiamento climatico sono particolarmente evidenti.
Diversi studi hanno evidenziato anche per questa specie effetti negativi dello stress da caldo sulla produzione e qualità del latte, inclusa la resa, la composizione, le proprietà di coagulazione e la salute animale (aumento delle cellule somatiche nel latte).
Tuttavia, lo studio dello stress termico negli ovini è complicato dalla sovrapposizione di due fattori: l’andamento delle stagioni e la fase di lattazione. Nel sistema tradizionale di allevamento ovino da latte dell’area mediterranea, il ciclo produttivo è stagionale: le lattazioni iniziano in inverno o tarda primavera e terminano all’inizio dell’estate. Pertanto, quando si verificano le alte temperature, la maggior parte degli animali si trovano nella fase intermedia o finale della lattazione. È quindi difficile distinguere l’effetto depressivo dello stress da caldo dal fisiologico calo della produzione, tipico della fine della lattazione.
L’analisi delle misure ripetute (cioè i diversi controlli giornalieri lungo la lattazione per ciascun animale) può contribuire a risolvere questo problema. In particolare, l’individuazione di specifiche classi di THI (Temperature Humidity Index: indicatore di stress termico) e stadio di lattazione, insieme all’inclusione nei modelli statistici di un termine che tenga conto del loro effetto di interazione, può permettere di valutare meglio l’effetto dello stress termico, separandolo da quello relativo alla fase di lattazione.
Obiettivi dello studio
Sulla base di queste premesse, un gruppo di lavoro costituito da ricercatori della sezione di Scienze Zootecniche del Dipartimento di Agraria di Sassari e del Dipartimento Meteoclimatico dell’ARPAS (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna), ha condotto uno studio con l’obiettivo di valutare l’effetto dello stress termico sulle caratteristiche produttive del latte nelle pecore da latte, utilizzando misure ripetute dei controlli funzionali per ciascun individuo, al fine di distinguere l’effetto dello stress da caldo da quello dello stadio della lattazione.
Materiali e metodi
Lo studio, pubblicato di recente sulla rivista the Journal of Dairy Science (Correddu et al., 2025), ha coinvolto 555 pecore di razza Sarda allevate in 34 allevamenti della Sardegna, per le analisi sono stati impiegati 2.695 misurazioni riguardanti rilievi condotti in una lattazione compresa tra il mese di gennaio e quello di luglio. I dati erano relativi a: produzione giornaliera del latte, il contenuto in grasso, proteine, lattosio, cellule somatiche e le caratteristiche di coagulazione del latte (RCT, tempo di coagulazione; K20, velocità di presa del coagulo; A30, consistenza della cagliata; ILCY, resa casearia in laboratorio).
I dati climatici impiegati per lo studio erano i valori di THImax misurati nel giorno del rilievo e nei tre giorni precedenti. Ai fini dell’analisi, sono state create 4 classi di THI e 3 classi relative alle fasi della lattazione: inizio, media e fine lattazione.
Risultati principali
Lo studio ha dimostrato come l’utilizzo delle misure ripetute per ciascun animale e l’inclusione dell’interazione tra le classi di THImax e dello stadio di lattazione nel modello statistico hanno permesso di distinguere i due effetti principali. I risultati ottenuti confermano un effetto dello stress da caldo sulle pecore da latte, e tale effetto è stato rilevato, in molti casi, in diversi stadi della lattazione.
Il primo importante risultato è emerso dalla valutazione della distanza tra il giorno del rilievo e quello in cui viene misurato il THI. In particolare, il THI massimo registrato due giorni prima del controllo latte è risultato avere gli effetti più significativi su molte caratteristiche produttive, tra cui produzione, contenuto in grasso e tempo di coagulazione (RCT). Il THI misurato il giorno stesso del controllo è risultato il meno influente.
Riguardo la produzione di latte, è stata osservata una riduzione significativa a valori di THI maggiori di 72, con una riduzione del 10,5% in fase media e del 12,7% in fase finale di lattazione. Questi risultati sono in linea con studi precedenti e confermano la sensibilità agli stress termici anche nelle pecore da latte, seppur con minore intensità rispetto a quanto osservato nei bovini.
Per quanto concerne la composizione del latte, Il contenuto proteico ha mostrato un calo lineare con l’aumento del THI, in particolare nella fase iniziale e media della lattazione, risultando l’elemento più sensibile allo stress da caldo. Tale risultato è stato ampiamente riportato nei bovini da latte, mentre è stato osservato con minore frequenza in altre razze di ovini da latte. La riduzione del contenuto proteico del latte può avere diverse cause; nello specifico può essere probabilmente legata ad una riduzione della disponibilità di proteine e energia della razione, a causa del calo di ingestione che si verifica tipicamente in situazioni di stress da caldo. Il contenuto di grasso ha avuto una risposta meno definita ma ha mostrato una riduzione nelle prime tre classi di THI, con un incremento in tarda lattazione legato probabilmente al calo della produzione (effetto concentrazione). Il contenuto di lattosio è rimasto relativamente stabile, pur evidenziando lievi variazioni tra le fasi della lattazione.
L’attitudine alla caseificazione del latte è particolarmente importante per il settore degli ovini da latte, poiché il prodotto è destinato quasi totalmente alla trasformazione. I risultati dello studio hanno parzialmente confermato l’osservazione di lavori precedenti riguardo l’effetto negativo dello stress da caldo anche sui parametri di coagulazione del latte. In particolare, si è registrato un peggioramento della resa (ILCY) ad alti valori di THI, in tutte le fasi di lattazione considerate.
Conclusioni
In conclusione, il lavoro ha dimostrato come lo studio dell’interazione tra le classi di THI e le fasi di lattazione permetta di distinguere, almeno parzialmente, l’effetto del fattore climatico da quello legato all’andamento della curva di lattazione. Lo stress da caldo ha influenzato le caratteristiche del latte in modo diverso a seconda dell’intervallo di tempo rispetto al giorno del controllo e della variabile considerata.
Il peggioramento delle performances degli animali e della qualità del latte, anche se di entità minore rispetto ai bovini, conferma l’importanza nel trovare strategie utili per ridurre lo stress termico anche negli ovini da latte.
La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista Journal of Dairy Science, dove è riportata tutta la letteratura citata Correddu, F., Cesarani, A., Gaspa, G., Carta, S., Fois, G., Peana, I. and Macciotta, N.P., 2025. Effect of heat stress on milk production traits and milk coagulation properties in dairy sheep. Journal of Dairy Science. Volume 108, Issue 5, May 2025, Pages 5092-5102.
Autore
Gruppo editoriale ASPA – Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.



















































































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