Nuove opportunità di utilizzo dell’urea zootecnica nell’alimentazione dei ruminanti

Un focus sul settore zootecnico italiano

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17 Luglio, 2025

Nel panorama in continua evoluzione della nutrizione animale, l’urea zootecnica si è affermata come uno strumento fondamentale per ottimizzare l’utilizzo delle proteine nei ruminanti.

Questo articolo ne esplora il ruolo nel metabolismo dell’azoto, l’impatto sulla sostenibilità, l’efficienza economica e le applicazioni pratiche specifiche per il settore zootecnico italiano.

Metabolismo dell’azoto nei ruminanti

Un apporto adeguato di proteine è essenziale per le funzioni fisiologiche fondamentali dei ruminanti, tra cui la produzione di latte, la riproduzione e la risposta immunitaria. Poiché le proteine rappresentano la seconda voce di costo nella razione, dopo l’energia, è cruciale ottimizzarne l’utilizzo per migliorare sia le prestazioni che la sostenibilità economica.

A tal fine, è necessario bilanciare correttamente le proteine in funzione dei fabbisogni proteici ed energetici degli animali.

Nella nutrizione dei ruminanti, le proteine si classificano in base al comportamento nel sistema digestivo. Le proteine grezze (crude protein CP) rappresentano una stima del contenuto proteico totale, calcolata tramite un fattore di conversione azoto-proteina (generalmente 6,25). Tuttavia, non tutte le proteine vengono utilizzate allo stesso modo e si suddividono in:

  • Proteine degradabili nel rumine (rumen degradable protein – RDP): degradate dai microrganismi ruminali in ammoniaca. Quest’ultima è poi utilizzata dai batteri per sintetizzare proteina microbica, una fonte proteica essenziale per l’animale.
  • Proteine non degradabili nel rumine (rumen undegradable protein – RUP): bypassano le fermentazioni ruminali e vengono digerite nell’abomaso e nell’intestino tenue.

Bilanciare RDP e RUP per prestazioni ottimali

Le proporzioni di RDP e RUP variano a seconda degli alimenti. Risulta quindi fondamentale conoscere tali rapporti nella formulazione delle razioni.

Ad esempio:

  • Foraggi (es. erba medica, fieno): 70-80% RDP
  • Farina di colza: circa 60% RDP, 40% RUP
  • Distiller (DDGS): circa 40% RDP, 60% RUP
  • Farina di glutine di mais: 20-25% RDP, 75-80% RUP

Anche le lavorazioni influenzano la degradabilità: alimenti trattati termicamente, come la soia estrusa, presentano una quota più alta di RUP. Inoltre, con l’aumento del periodo di insilamento del mais, cresce la quota di RDP per via della degradazione proteica.

Generalmente, le razioni sono formulate con un contenuto di 25-45% di RUP e 55-75% di RDP, per ottimizzare l’utilizzo dell’azoto e il rendimento animale.

Azoto non proteico: un elemento chiave

L’azoto non proteico (NPN) è utilizzato da oltre un secolo nell’alimentazione dei ruminanti, fungendo da fonte proteica alternativa degradata rapidamente in ammoniaca. A differenza delle proteine, l’NPN è 100% RDP e dipende totalmente dai microrganismi ruminali per la sintesi proteica.

L’urea è la fonte di NPN più comune, non solo come additivo ma anche per il suo importante ruolo fisiologico nel riciclo dell’azoto: quando nel rumine si accumula un eccesso di ammoniaca, viene convertita nel fegato in urea, che può essere riciclata nel rumine o escreta nelle urine.

Per sfruttare l’urea in modo efficiente è essenziale sincronizzare il rilascio di ammoniaca con la disponibilità di energia e catene carboniose derivanti dalle fermentazioni dei carboidrati. Se l’ammoniaca è abbondante ma manca energia, l’efficienza nutrizionale si riduce, causando perdite di azoto e possibili squilibri metabolici.

Normative e aspetti pratici

Il Regolamento UE 2023/1708 autorizza l’utilizzo di urea ad uso zootecnico fino al 30% dell’azoto totale giornaliero o all’1% della sostanza secca della razione (8800 mg/kg di mangime completo con un tasso di umidità del 12%), specificando che è consentito somministrare urea solo ad animali con rumine funzionante, raggiungendo la dose massima in modo graduale e come parte di una dieta ricca di carboidrati facilmente digeribili e con basso tenore di azoto solubile.

Per le fonti di azoto non proteico come l’urea, il rispetto degli standard qualitativi e normativi è fondamentale. L’urea per mangimi RUMISAN®, certificata ISO 14001, GMP+ e FAMI-QS, garantisce la conformità alle normative UE sull’igiene dei mangimi (CE n. 183/2005).

Il valore di RUMISAN® nel contesto italiano

Il settore zootecnico nazionale affronta quotidianamente sfide legate all’importazione di proteine, alla stagionalità dei foraggi e ai costi di produzione.

RUMISAN® può fornire un supporto importante per:

  • Mitigare problemi relativi alla fluttuazione di costi e disponibilità delle materie prime, come ad esempio la farina di soia, fonte proteica maggiormente utilizzata nell’alimentazione animale il cui prezzo è altamente volatile a causa delle fluttuazioni del mercato globale. E’ inoltre spesso messa in discussione a causa dei legami con la deforestazione. RUMISAN® potrebbe sostituire parte della farina di soia, riducendo i costi, senza compromettere la produzione di latte.
  • Correggere deficit di RDP in diete ad alto contenuto di RUP. Diete ricche di sottoprodotti come la farina di glutine di mais possono aumentare il rapporto RUP:RDP o, in altre parole, ridurre la disponibilità di RDP nella dieta, limitando la sintesi di proteina microbica. Inoltre, gli allevamenti intensivi utilizzano spesso diete ricche di amido (ad esempio, mais in granella), che richiedono un elevato apporto di RDP. RUMISAN® compensa le carenze di RDP, supportando l’attività microbica.
  • Mantenere l’apporto di azoto in periodi di siccità. La siccità riduce la qualità e la disponibilità del foraggio. RUMISAN® può sostenere l’apporto di azoto nelle diete ipoproteiche, prevenendo cali nella produzione di latte o carne.

Tabella 1: Confronto tra due diete per vacche da latte: una senza urea e un’altra formulata con RUMISAN® per ottenere un profilo nutrizionale simile. Entrambe le diete sono progettate per soddisfare i fabbisogni nutrizionali di una vacca da latte in lattazione a 100 giorni di lattazione (DIM), secondo le linee guida NASEM 2021, con un’assunzione stimata di sostanza secca di 27 kg.

Senza RUMISAN®Con RUMISAN®
Ingredienti% su S.S.% su S.S.
Insilato di mais 36.441.4
Mais granella 18.120.1
Soia estrusa6.610.6
Farina di estrazione di soia7.61.0
Insilato di erba medica16.98.2
Olio di colza1.01.1
Melasso4.34.8
Fieno polifita811.7
Glutine di mais0.9-
RUMISAN® -0.95
Premix VitTM0.20.15
TOT 100100
Nutrienti
Sostanza secca, %51.351.5
CP, % SS17.317.8
ME, Mcal/kg2.772.73
MP, % SS10.6310.65
NEL, Mcal/kg1.831.8
RDP, % SS9.811.2
RUP, Base, % SS7.46.6
ADF, % SS18.918.5
NDF, % SS29.529.6
Amido, % SS25.628.4
Costo stimato/animale/giorno* (€)10.18.6
Risparmio potenziale %15%

Come mostrato nella Tabella 1, la dieta integrata con RUMISAN® consente un risparmio sui costi del 15%*, mantenendo al contempo gli obiettivi nutrizionali attraverso aggiustamenti strategici degli ingredienti. La formulazione aumenta la quantità di ingredienti a base di mais e utilizza l’azoto di RUMISAN® per ridurre la dipendenza da fonti proteiche costose.

I nutrienti chiave, tra cui proteine grezze, proteine metabolizzabili e frazioni fibrose, rimangono stabili, a dimostrazione del fatto che un’adeguata integrazione di urea può ottimizzare l’economia alimentare senza compromettere la funzionalità ruminale o le prestazioni degli animali.

*Costi stimati sulla base dei prezzi alla stesura dell’articolo (2025)

Raccomandazioni d’uso

  • Utilizzare solo su animali con rumine funzionante.
  • RUMISAN® è particolarmente efficace nelle diete ad alto contenuto energetico in cui i carboidrati fermentescibili sono abbondanti, supportando un’efficiente sintesi proteica microbica.
  • È consigliabile aumentare gradualmente l’inclusione per adattare il microbiota ruminale.
  • Monitorare i livelli di RDP negli insilati per evitare eccessi nella dieta.
  • Monitorare regolarmente i livelli di azoto ureico nel latte (MUN) può aiutare a ottimizzare non solo l’inclusione di RUMISAN® nel mangime, ma anche la proteina grezza (CP) nella dieta, garantendo un utilizzo ottimale dell’azoto e la salute degli animali. È importante ricordare che il contenuto di MUN è una conseguenza del contenuto proteico complessivo della dieta. Livelli elevati di MUN indicano che la dieta potrebbe contenere più proteine ​​di quante le vacche possano utilizzare in modo efficiente, con conseguente spreco di azoto e potenziali impatti ambientali.

Conclusioni

In un contesto zootecnico globale segnato da costi instabili e crescenti pressioni ambientali, RUMISAN® si propone come un alleato strategico. Grazie alla conformità alle normative europee, alla tracciabilità garantita e all’efficienza nutrizionale, rappresenta una soluzione concreta per ottimizzare l’impiego dell’azoto nella razione, migliorare la sostenibilità delle produzioni e rafforzare la competitività del settore agricolo nazionale.

 

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