Nella mattinata di oggi, 9 gennaio 2026, a Bruxelles, il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), organo preparatorio fondamentale del Consiglio dell’Unione europea, ha dato il via libera all’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia).
Nonostante la strenua opposizione della Francia e il voto contrario di Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda, l’intesa è passata a maggioranza qualificata grazie al cambio di rotta decisivo dell’Italia.
Il successo diplomatico dell’Italia: le parole di Lollobrigida
Il governo Meloni, inizialmente schierato sul fronte del “no”, ha ceduto solo dopo aver ottenuto garanzie che il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, definisce “un risultato storico”. L’obiettivo primario era proteggere le eccellenze agroalimentari italiane dalla concorrenza sudamericana, garantendo al contempo sbocchi industriali.
Il Ministro Lollobrigida ha rivendicato con forza il lavoro svolto: “L’Italia in questi lunghi mesi di trattative ha fatto in modo che l’Agricoltura e gli agricoltori tornassero al centro del dibattito… Oggi sono tornati ad essere riconosciuti come custodi del territorio e dell’ambiente”.
Tra i successi rivendicati dal MASAF figurano l’azzeramento dei dazi sui fertilizzanti e una maggiore flessibilità sui fondi PAC (circa 45 miliardi a livello UE) per il periodo 2028-2035. Il punto di svolta è stato l’abbassamento della clausola di salvaguardia.
Continua Lollobrigida: “Abbiamo ottenuto come ultimo risultato di abbassare la soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 al 5%, e il rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Unione europea”.
Questo significa che, in caso di perturbazioni dei prezzi o eccessivo aumento delle importazioni, l’accordo potrà essere sospeso più facilmente.
La reazione delle associazioni: “Il dado è tratto”
Se il governo esulta, le associazioni di categoria mantengono un profilo più basso.
Tommaso Battista, presidente di Copagri, ha commentato: “Dopo oltre un quarto di secolo… il dado è tratto; pur conservando intatte le nostre perplessità in merito alle ricadute di tale intesa sul settore agricolo italiano… diviene ora fondamentale mettere in campo ogni possibile sforzo per vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato”.
Battista ha espresso timori per settori sensibili come carni, riso, mais, zucchero e miele, pur ringraziando il governo per l’impegno sulla soglia del 5% e sul principio di reciprocità.
Cosa è successo prima del 9 gennaio?
Il percorso verso questa data è stato tortuoso. Nel dicembre 2024, Italia e Francia avevano bloccato la firma a Montevideo, costringendo Ursula von der Leyen al rinvio. Per sbloccare l’impasse, la Commissione ha messo in campo quello che alcuni definiscono un “trucchetto contabile”: non nuovi fondi, ma la possibilità di spendere subito e con meno vincoli burocratici le risorse della PAC già stanziate, anticipando 45 miliardi dal 2032 al 2028. Questa manovra, insieme alla promessa di reciprocità sugli standard sanitari, ha convinto Roma.
La protesta dei trattori: Parigi e Milano sotto assedio
Mentre la diplomazia festeggia, le piazze si agitano. A Parigi, gli agricoltori della Coordination Rurale e della FNSEA hanno bloccato l’Arco di Trionfo e le autostrade d’accesso, causando oltre 150 km di code. Anche in Italia la tensione è alta: a Milano, i trattori di Riscatto Agricolo e Coapi hanno paralizzato piazza Duca d’Aosta. “Diciamo un no concreto al Mercosur. Non vogliamo che i prodotti che entrano nell’Ue possano fare concorrenza e abbassare il nostro prezzo”, ha dichiarato Cristian Belloni di Riscatto Agricolo, denunciando il rischio sanitario di prodotti coltivati con fitosanitari vietati in Europa.
Prossimi passi
Il cronoprogramma è ora serrato.
12 gennaio 2026: Ursula von der Leyen dovrebbe volare in Paraguay per la firma ufficiale del trattato.
Fine gennaio 2026: Il testo passerà al Parlamento Europeo, dove sarà necessaria una maggioranza semplice per la ratifica definitiva.
Ratifica Sudamericana: Il trattato dovrà essere infine approvato dai parlamenti dei paesi del Mercosur.
L’Italia guarda all’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di euro di export, sperando che i meccanismi di protezione ottenuti siano sufficienti a non sacrificare la propria sovranità alimentare sull’altare del libero scambio.
In tutto ciò Macron tuona che, nonostante l’accordo raggiunto, seppur non ancora firmato, “La storia non è finita”