Allevamento ovicaprino: un ruolo strategico per l’ambiente montano
Un'analisi chiarisce come l’allevamento estensivo di pecore e capre nelle aree montane costituisca un pilastro fondamentale per la tutela del territorio e la conservazione della biodiversità attraverso la fornitura di servizi ecosistemici essenziali

Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università della Tuscia, pubblicato a gennaio 2025 sulla rivista Animals, ha analizzato la letteratura scientifica globale prodotta tra il 2009 e il 2024 per mappare il ruolo degli ovi-caprini negli ecosistemi montani. Attraverso l’uso di tecniche avanzate di analisi testuale, il team guidato dal professor Riccardo Primi ha esaminato 135 pubblicazioni per rispondere alla necessità di quantificare i benefici che queste attività apportano alla collettività, identificando otto temi chiave che spaziano dalla conservazione dell’habitat alla gestione del suolo. La ricerca evidenzia come l’Europa, e in particolare nazioni come Spagna e Italia, sia all’avanguardia in questo campo di studio, sottolineando l’urgenza di integrare queste evidenze scientifiche nelle politiche agricole future.
Il valore dell’allevamento montano
Gli ecosistemi montani coprono circa il 25% della superficie terrestre e ospitano quasi un miliardo di persone, ma presentano condizioni climatiche e topografiche che rendono spesso impossibile l’agricoltura intensiva. In questo scenario, i piccoli ruminanti si distinguono per la loro eccezionale capacità di adattarsi ad ambienti ostili, trasformando pascoli marginali in prodotti di alta qualità come carne, latte e lana. Questa funzione produttiva si intreccia con quella di gestione del paesaggio, in cui l’attività pastorale funge da strumento di conservazione, funzionale ed estetica. Il concetto di multifunzionalità emerge quindi come centrale: l’allevamento non genera solo reddito per l’allevatore, ma produce effetti secondari positivi per l’intera società, spesso non quantificati economicamente.
Questa rilevanza non si limita alla produzione di beni tangibili, ma si estende a una serie di funzioni ecologiche che garantiscono la stabilità degli ambienti d’alta quota.
Tra benefici e rischi
La letteratura scientifica definisce “servizi ecosistemici” i benefici che l’uomo trae dagli ecosistemi, suddivisi in servizi di approvvigionamento, di regolazione e culturali. L’allevamento estensivo contribuisce alla regolazione ambientale attraverso la prevenzione degli incendi boschivi, poiché il pascolamento riduce l’accumulo di biomassa infiammabile e arricchisce il suolo di nutrienti provenienti dagli scarti animali. Tuttavia, il quadro tecnico non è privo di criticità, definite “disservizi ecosistemici“. Ad esempio, una gestione inadeguata può infatti portare al sovrapascolamento, con conseguente erosione del suolo e perdita di biodiversità.
Oltre agli aspetti ecologici, la ricerca scientifica ha approfondito le dinamiche globali che guidano questo settore, fornendo dati precisi sulla distribuzione e sull’efficacia delle diverse pratiche.
Analisi dei dati e ricerca scientifica
I dati raccolti mostrano un crescente interesse scientifico per l’argomento negli ultimi quindici anni, con un picco di pubblicazioni registrato nel 2022. L’Europa domina la produzione scientifica con il 67,4% dei documenti, seguita dall’Asia con il 13,3%, nonostante quest’ultima ospiti la popolazione più numerosa di piccoli ruminanti a livello mondiale.

wordcloud delle parole più rilevanti
Per capire appieno quali temi dell’allevamento ovicaprino montano fossero più rilevanti è stata condotta un‘analisi di text mining sulla letteratura scientifica, per condensare 1418 radici di parole (stems), permettendo di identificare a colpo d’occhio i concetti dominanti nel settore. Uno strumento usato per comprendere meglio questo aspetto è il wordcloud che vedete qui a lato.
Tornando ai risultati, tra i più significativi, uno studio svedese ha dimostrato che le piccole aziende ovi-caprine migliorano sensibilmente la qualità dei pascoli seminaturali, mentre ricerche condotte nella penisola iberica hanno confermato che le capre sono fino a tre volte più efficaci dei bovini nel ridurre il volume degli arbusti per la prevenzione degli incendi. In Italia, la transumanza è stata identificata come un sistema multifunzionale d’eccellenza, capace di favorire la dispersione dei semi e di mantenere habitat essenziali per specie selvatiche vulnerabili come il camoscio appenninico.
Queste statistiche e casi studio aprono la strada a una riflessione più ampia sulla sostenibilità e sulle strategie future necessarie per preservare questo patrimonio.
Le riflessioni dello studio
La conclusione emersa dall’analisi dei ricercatori indica che il futuro dell’allevamento montano dipenderà dalla capacità di riconoscere e remunerare i servizi ecosistemici forniti dagli allevatori. Una delle opportunità più promettenti è rappresentata dai sistemi di “Pagamento per i Servizi Ecosistemici” (PES), che compensano finanziariamente chi adotta pratiche sostenibili.
Lo sviluppo tecnologico giocherà un ruolo chiave: l’uso dell’intelligenza artificiale e del telerilevamento consentirà di monitorare in tempo reale la salute dei pascoli e l’impatto degli animali, garantendo trasparenza e precisione nei processi di gestione. La meta-analisi conclude che la sostenibilità ecologica e la vitalità economica delle aree montane sono obiettivi che possono e devono coesistere attraverso una gestione attiva, consapevole e tecnologicamente avanzata.
















































































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