Nell’Appennino bolognese, l’allevamento non è solo un’attività economica, ma una scelta di vita. Sotto l’egida del progetto BioApp, finanziato dal MASAF, prende il via un corso di formazione d’eccellenza: “Dal fieno al latte e suoi derivati per gli allevamenti dell’appennino”. Un percorso di 20 ore interamente gratuito, in partenza dal 10 giugno, pensato per chi vuole riscoprire la filiera dei latticini con un approccio naturale e artigianale.
Le tappe del corso
Il programma si divide in tre giornate intense, ciascuna ospitata da realtà d’avanguardia del territorio:
10 Giugno – Bovini da latte: Presso la Fattoria Lama Grande a Monzuno, sotto la guida di Lino Lago, si analizzerà come allevare con passione anche senza origini agricole, approfondendo la gestione del rischio e le basi della trasformazione.
17 Giugno – Ovini e caprini: Alla Fattoria La Pulcina di Castel di Casio, Marco Bondioli illustrerà il ruolo cruciale dei piccoli ruminanti nei sistemi montani marginali, puntando sulla valorizzazione delle produzioni di nicchia.
22 Giugno – Caseificazione e Filosofia: l’appuntamento conclusivo alla Cartiera dei Benandanti di Monghidoro vedrà protagonisti Alessandro Fantini, direttore di Ruminantia e Lucio Cavazzoni. Qui si parlerà del progetto “stalla etica“, di rispetto della biologia animale e della sottile differenza (ma non poi così tanto) tra latte crudo e pastorizzato.
Il valore dell’approccio naturale
Il cuore del corso risiede nella filosofia dell’allevamento naturale, una visione che impone coerenza tra il benessere in stalla e la qualità della trasformazione casearia. Non è solo tecnica: è un ritorno alle origini che guarda al mercato attraverso la vendita diretta e la filiera corta. Un momento particolarmente atteso è la degustazione guidata dei formaggi “da latte fieno”, che diventerà un’occasione di scambio tra gli allevatori locali per costruire una rete solida e consapevole. L’esperienza del dott. Alessandro Fantini sarà fondamentale per sciogliere dubbi e tracciare percorsi innovativi per le aziende.
In un territorio dove il pascolo può ristabilire un’integrazione perfetta tra uomo e ambiente, questa iniziativa rappresenta un’opportunità irrinunciabile per chi crede che il futuro dell’Appennino passi per una produzione d’eccellenza, certificata da un attestato di frequenza finale che ne attesta le competenze acquisite.