Argentina-USA: un nuovo patto mette i bastoni tra le ruote al trattato tra Mercosur ed Europa
L'accordo ARTI concede il via libera a termini come "Parmesan" e "Feta" per l'export statunitense, disturbando gli accordi con l'UE. Per 1.000 tonnellate di formaggi USA a dazio zero, Buenos Aires sacrifica le tutele geografiche per la stabilità economica

In direzione opposta a quanto dichiarato negli accordi tra Europa e gli stati del Mercosur, l’Argentina di Milei ha recentemente siglato un patto con gli Stati Uniti di Donald Trump per varie fonti proteiche animali e per importanti indicazioni geografiche lato formaggi.
Mentre l’accordo con l’Unione Europea rimane intrappolato in una sospensione legale che potrebbe durare anni, questo nuovo patto Argentina-USA, definito ARTI, entra in vigore rapidamente per capitalizzare i vantaggi competitivi argentini nelle esportazioni di materie prime.
L’inghippo delle indicazioni geografiche
Un aspetto cruciale dell’intesa riguarda l’allineamento normativo e sanitario, che impone all’Argentina l’accettazione degli standard statunitensi senza la necessità di ulteriori test nazionali. Questo meccanismo di riconoscimento unidirezionale riguarda le procedure di valutazione della conformità, in cui l’Argentina si impegna ad accettare le merci conformi ai criteri della FDA e del servizio di ispezione sanitaria statunitense.
Il conflitto più acceso, tuttavia, si manifesta sul terreno delle indicazioni geografiche, dove l’ARTI agisce come una sorta di “pillola avvelenata” per l’accordo UE-Mercosur. Mentre l’Europa esige la tutela di nomi come Parmigiano o Feta, l’ARTI stabilisce esplicitamente che l’Argentina non potrà limitare l’accesso al mercato di prodotti statunitensi che utilizzano tali termini. Questo crea un’impossibilità giuridica per Buenos Aires di onorare contemporaneamente la tutela richiesta da Bruxelles e la libertà d’uso garantita a Washington.
Numeri e scadenze di un mercato in trasformazione
I dati tecnici allegati all’accordo forniscono una dimensione precisa dell’impatto sul settore zootecnico, a partire dalla quota di carne bovina argentina che godrà dell’esenzione dai dazi. Gli Stati Uniti hanno infatti accettato di quadruplicare tale volume, portandolo a 80.000 tonnellate per l’anno 2026, suddivise in tranche trimestrali per stabilizzare l’offerta sul mercato nordamericano. Sul fronte opposto, l’Argentina deve garantire l’accesso al proprio mercato per il pollame e i prodotti avicoli statunitensi entro un anno dall’entrata in vigore, seguendo un cronoprogramma di 250 giorni lavorativi per completare le ispezioni e le certificazioni necessarie. Le statistiche indicano che l’accordo punta a generare un aumento immediato di circa 1 miliardo di dollari nelle entrate da esportazione, coinvolgendo oltre 1.600 prodotti agricoli e industriali.
Le motivazioni argentine
Le procedure di registrazione per i prodotti bovini, suini e lattiero-caseari provenienti dagli Stati Uniti dovranno essere semplificate drasticamente. Inoltre, è prevista una quota specifica di 1.000 tonnellate metriche per i formaggi statunitensi destinati all’Argentina che saranno esenti da dazi fin dal primo anno. Questi volumi sono inseriti in un contesto macroeconomico dove l’Argentina deve affrontare scadenze di debito per circa 20 miliardi di dollari solo nel 2026, rendendo ogni tonnellata di carne esportata un tassello fondamentale per la stabilità finanziaria del Paese.
Verso un Mercosur a due velocità
L’accordo ARTI suggerisce che l’Argentina stia entrando in una nuova orbita economica che potrebbe rallentare il patto UE-Mercosur. La scelta di Milei di dare priorità al rapporto con gli Stati Uniti mette in discussione la coesione del blocco regionale, spingendo verso un modello di integrazione a due velocità. In questo scenario, mentre nazioni come il Brasile e l’Uruguay potrebbero cercare di finalizzare i propri scambi commerciali con l’Europa, l’Argentina sembra aver scelto l’autonomia strategica attraverso l’allineamento al modello economico statunitense. Staremo a vedere gli effetti della scelta argentina.



















































































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